Network Bar

domenica 29 gennaio 2017

(non) carnevale della fisca #22

Per molti motivi che non sto qui a raccontarvi, questa prima edizione del 2017 è abbastanza snella e veloce e molto astronomica e inizia subito con il primo contributo che ho selezionato per voi, In gita dall'astrologo, un viaggio di Sandro Ciarlariello in una libreria di Bologna per cercare di capire un po' mjeglio il fenomeno degli oroscopi.
Passiamo a Marco Fulvio Barozzi con Franklin Kameny, l'astronomo che migliorò l'America:
Kameny, un newyorkese di origine ebraica, era un bambino molto chiuso fino a quando, all’età di sette anni, scoprì le stelle e seppe che avrebbe fatto l’astronomo. In un campo estivo stupì tutti, ricorda la sorella Edna, indicando agli altri bambini le varie costellazioni con le loro stelle principali.
Degli scritti di Michele Diodati ho, invece, selezionato Sputnik Planitia, un enigma nel cuore ghiacciato di Plutone essenzialmente per l'immagine di copertina!
Le immagini ad alta risoluzione di New Horizons hanno mostrato con incredibile chiarezza che la grande pianura nel cuore di Plutone è formata da una serie di poligoni irregolari, ognuno del diametro di circa 20–30 km. I poligoni sono più elevati al centro di alcune decine di metri e sono separati gli uni dagli altri da “canali”, al punto di confluenza dei quali si trovano spesso incastonate montagne di ghiaccio d’acqua, trasportate lì come iceberg dai flussi che rimodellano la superficie della grande pianura.
Pausa caffé con Mauro Merlotti e le statistiche in fisica:
Il principio di esclusione di Pauli venne enunciato nel 1925 per la spiegazione della struttura atomica, ma successivamente trovò un inquadramento nella teoria quantistica assiomatica. Dall’inizio degli anni venti erano alla ricerca di un modello teorico che, partendo dal modello atomico di Bohr per l’atomo di idrogeno, riuscisse a spiegare le osservazioni sperimentali. Nel 1922 Pauli, su invito di Bohr, si recò a Copenaghen per dedicarsi all’effetto Zeeman anomalo, che consisteva nella separazione di un livello energetico in un multipletto, a seguito dell’applicazione di un campo magnetico. Dopo accurata analisi, Pauli arrivò alla conclusione che sembrava necessario associare all’elettrone una nuova proprietà fisica a 2 valori non prevista in precedenza. Nel 1925 George Uhlenbeck e Samuel Goudsmit introdussero l’ipotesi che l’elettrone ruotasse intorno al proprio asse con un momento angolare intrinseco che fu chiamato spin.

sabato 28 gennaio 2017

Miti da sfatare: una faccia su Marte


Foto della sonda Viking 1 della regione marziana Cydonia
Seconda puntata dei Miti da sfatare tratti dall'apendice di Autisti marziani di Stefano Dalla Casa e Paolo Bellutta. Oggi tocca a Su Marte c'è una monumentale "faccia" visibile dall'alto:
In una famosa foto della regione Cydonia ripresa dalla sonda Viking 1 sembra di vedere un volto, che da allora è noto come la "faccia su Marte" e che ha alimentato un gran numero di fantasiose speculazioni su una defunta civiltà marziana. In realtà è tutta colpa della nostra tendenza a riconoscere forme familiari anche in composizioni assolutamente casuali, come quando osservando le nuvole identifichiamo le figure più disparate. L'illusione di Cydonia scompare se riprendiamo la stessa area con uno strumento dotato di una risoluzione più elevata, come HiRISE: la "faccia" in realtà non è altro che una delle tante colline marziane.

venerdì 27 gennaio 2017

Le grandi domande della vita: un atomo nella testa e altre storie

E rieccoci con un nuovo appuntameno con la serie de Le grandi domande della vita, che per ora mantiene una cadenza settimanale grazie al vasto database raccolto dai meandri di Quora. Iniziamo con una domanda vieppiù curiosa, cosa succederebbe se un atomo relativistico colpisse la testa di un essere umano?
La differenza sta nella quantità
L'interazione delle radiazioni e delle particelle ad lta velocità con la materia è argomento vasto e non banale. Entrano, infatti, in gioco una serie di considerazioni legate all'energia del proiettile rispetto a quella del bersaglio oltre, soprattutto, alle considerazioni usuali in quantistca sulla probabilità delle interazioni stesse. E' però abastanza interessante osservare che un atomo ad alta velocità, o più in generale una particella lanciata contro la nostra testa ad alta velocità ha comunque una probabilità non nulla di colpirci nel corso di un intero anno solare. Questo genere di particelle appartengono ai ragi cosmici e, rispetto al flusso che colpisce l'atmosfera terestre, sulla superficie del pianeta ne arrivano, per fortuna, una quantità così piccola da non generare alcun apprezzabile problema.
Il punto, infatti, è la quantità di particelle relativistiche che colpiscono una persona. Consideriamo, come premessa, il fatto che un protone prossimo alla velocità della luce possiede un'energia di circa 210 GeV, ma resta pur sempre un protone, mentre in un fascio di protoni lanciati a un'energia di 76 GeV ci sono, invece, ben più dei 3 protoni necessari per raggiungere l'energia dei 210 GeV di cui sopra. Se dovesse accidentalmente capitare di infilare la testa in un fascio del genere, potreste avere gli stessi problemi occorsi ad Anatoli Bugorski, che pur sopravivendo a un disgraziato incidente occorsogli il 13 luglio del 1978 al sincrotrone sovietico U-70 dove lavorava come ricercatore, negli anni sucessivi ebbe tutta una serie di piccoli inconvenienti fisici, come ad esempio la perdita completa dell'udito nell'orecchio sinstro.
Non è detto che i problemi di Buborski siano correlati con l'incidente subito, ma in ogni caso non andrei tranquillamente in giro senza alcuna protezione all'interno di un acceleratore di particelle...

mercoledì 25 gennaio 2017

Esploratori dell'ignoto

Dedicato a un amico @PierpaoloBorrel che non vedo da tempo e a un altro @flippantchemist che non ho ancora incontrato!
imitare la nostra attenzione a questioni terrestri equivarrebbe a fissare dei confini allo spirito umano
Stephen Hawking

Concept art di Robert McCal per Star Trek: the motion picture
La serie televisiva Star Trek esordì nel 1966. Ideata da Gene Roddenberry, ha avuto e continua ad avere un successo travolgente, riuscendo ultimamente anche a proporsi con buon successo di pubblico al cinema. Gli elementi che ne caratterizzarono questo duraturo successo sono molti: da un'ottima caratterizzazione dei personaggi, a una varietà di culture e razze che, pur tra mille difficoltà, provava a proporre un messaggio di tolleranza e integrazione in piena Guerra Fredda, senza dimenticare l'abilità degli sceneggiatori nella realizzazione di episodi appassionanti e personaggi credibili. Altro elemento fondamentale, che viene spesso identificato come il punto forte della saga rispetto alle Guerre Stellari di George Lucas, era e continua a essere il tentativo da parte dei creativi di costruire un universo fisicamente plausibile, dove, ad esempio, fosse possibile coprire in tempi umani e senza alcun meccanismo di sospensione delle funzioni vitali gli enormi spazi interstellari.
Il viaggio di Lawrence Krauss ne La fisica di Star Trek è appassionante, scritto con competenza e cerca di coprire tutte le principali curiosità scientifiche, da quelle plausibli a quelle impossibili, senza dimenticare gli errori degli sceneggiatori, che hanno costellato una delle serie di fantascienza più note al mondo.
Ovviamente approfondire tutti gli aspetti della fisica di Star Trek sarebbe anche lungo per cui eccovi una conferenza di Fabio Peri, direttore del Planetario di Milano (ovviamente nel seguito del post approfondirò alcuni degli aspetti trattati nel libro):

Soffocare

Per prepararmi degnamente ad affrontare Fight Club 2 (che poi alla fine la recensione l'ho lasciata a qualcun altro, ma sono cose che succedono!) ho finalmente recuperato la lettura di Soffocare, quarto romanzo di Chuck Palahniuk.
Lo scrittore statunitense, grazie al successo anche cinematografico di Fight Club, ha ottenuto fama mondiale, però la forza della sua scrittura e delle sue idee hanno continuato nelle sue altre opere, sia Survivor, il suo secondo romanzo, sia Soffocare.
Il soggeto di base è abbastanza semplice: un ex studente di medicina (nel senso che ha lasciato gli studi del corso di laurea), Victor Mancini, per pagare le spese mediche della madre, in cura in un ospedale privato, decide di arrotondare il suo misero stipendio da figurante in un parco storico morendo ogni sera in un ristorante differente. La sua idea è arrivare fino all'ultimo istante prima di morire soffocato nell'attesa che qualcuno dei clienti del ristorante arrivi a salvarlo, magari esprimendo la sua gratitudine negli anni a venire con aiuti economici.
Victor è esatamente quello che sembra: un giovane alla ricerca di una sua identità. D'altra parte crescere con una dona pazza e continuamente in fuga dalle autorità non è semplice, sopratutto se si considerano i reiterati tentativi di riprendersi il bambino. A questo c'è da aggiungersi la complicazione di essere un sessomaniaco, che gli procurerà un po' di problemi fisici nella fase centrale del romanzo, quella durante la quale crederà di essere il figlio di Gesù!
Lo si può considerare, forse anche più di Fight Club, un romanzo generazionale: uno dei moventi che sembrano muovere Victor nelle sue peregrinazioni è il desiderio di essere al centro dell'attenzione degli altri, che poi è anche uno dei sentimenti che lo stesso Victor utilizza per spillare quattrini dai suoi "eroi", costruendo una rete sociale non troppo dissimile dai social network del web 2.0. Sono, allora, i semi di una società in continua ricerca della propria identità, affamata di emozioni forti, che siano il sentirsi eroi o conquistatori di donne o il credere nell'esistenza di un grande complotto mondiale. Non sono casuali, in questo senso, le citazioni al Truman Show o a K-PAX, due film dove i protagonisti sono in qualche modo prigionieri e sotto controllo, ma alla ricerca di una loro libertà e identità. Ovviamente nel caso di Soffocare tutto ciò, portato all'interno della società moderna e sviluppato con lo stile dissacrante, distaccato e quasi poetico (nel senso del ritmo) di Palahniuk genera un racconto incalzante e sopra le righe.

lunedì 23 gennaio 2017

La verità non è sempre un valore

La trama è intrigante. Veritas è una delle molte città della fantascienza dove un'utopia diventa realtà e si trasforma presto in distopia. Gli abitanti della città, una volta giunti alle soglie dell'adolescenza, vengono condizionati per non mentire. In questo modo tutto ciò che viene considerato menzogna genera nei veritasiani la sensazione di una scossa elettrica che attraversa il corpo. A questa società resiste un manipolo di persone che fanno della menzogna un modo per riaffermare l'umanità che il bando della menzogna ha allontanato. A questo gruppo si unisce Jack Sperry, uno dei censori di Veritas, critico d'arte il cui lavoro consiste nell'esaminare le opere d'arte e scientifiche del passato per valutarne il grado di verità. L'evento che lo spinge alla sua difficile scelta è la rarissima e incurabile malattia che colpisce il figlio a causa del morso di un coniglio.
Tranquilli. Potete ridere di ciò. Di quanto sia ridicola la causa della malattia, anche perché la prima parte de Il ribelle di Veritas è fatta esattamente per questo: ironizzare sulla società veritasiana e riderci su. D'altra parte nella seconda parte si soffre insieme con Jack e con il figlio, con i tentativi di un genitore di andare contro l'impossibile utilizzando una terapia assurda tanto quanto la stessa Veritas, una società che dietro il baluardo della verità finisce per diventare molto più alienante, disumana e ignorante delle società che l'hanno preceduta.
Tutto questo viene ottimamente amalgamato da James Morrow, in grado di gestire il registro ironico, in alcuni casi persino comico dell'idea di una società fondata sulla verità, ma anche quello drammatico negli ultimi istanti di vita del figlio di Jack. Una lettura godibile che riafferma il diritto, se non addirittura la necessità sociale della menzogna, la cui assenza rischierebbe di creare una società fondamentalmente ipocrita.

domenica 22 gennaio 2017

Le avventure di Buck Bradley su Terrastramba

Quelli di Terrastramba, in effetti, ci avevano inviato un comunicato stampa completo, ma quando arrivano queste proposte di tipo scientifico di solito prendo e rielaboro, cercando di dettagliare un po' le informazioni: mi sembra opera meritoria, devo dire, e così ne esce fuori una news tutto sommato originale con un minimo di recensione dell'applicazione, cui qui agiungerò qualche ulteriore considerazione.
Buck Bradley: Comic Adventure è un'avventura grafica scaricabile da Google Play completamente gratuita e senza pubblicità grazie al fatto di essere stata finanziata con i fondi europei di Horizon 2020, ambizioso programma dell'UE in favore della ricerca.
Il videogioco rientra nel progetto del CNR ISAAC, Increasing Social Awareness and ACceptance of biogas and biomethane, un modo per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'uso di biogas e biometano e vede la partecipazione dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico. Non a caso è ambientato su Terrastramba, un pianeta Terra travolto dall'inquinamento e i cui abitanti sono stati mutati da una catastrofica nube che ha stravolto sia alcuni esseri umani, sia molti degli animali.
L'idea della nube sembra mutuata da Tre millimetri al giorno di Richard Matheson, mentre il viaggio di Buck con l'amica trasformata Ciroki ricorda un po' La strada di Cormac McCarthy. Ovviamente ci sono tutta una serie di altri spunti provenienti dalla letteratura e dal cinema nella bella avventura, ma anche una serie di informazioni scientifiche. In un certo senso lo si potrebbe prendere come una sorta di guida iniziale nel mondo della produzione alternativa dell'energia per una fattoria moderna e autosufficiente, ovviamente a patto di concludere questo primo capitolo!
Altrettanto interessanti sono, poi, alcuni mini-game, come quello sulla decodifica del linguaggio dei delfini mutanti, nemmeno troppo complicato, ma indubbiamente piuttosto stimolante: sto in particolare pensando a un bambino che affronta il video gioco, non che non sia indicato per tute le età, ad ogni modo.
Al momento sono leggermente bloccato (sia perché non trovo una via d'uscita, ma sopratutto perché non sto proprio giocando...), ma indubbiamente lo consiglio caldamente a tutti quanti!

sabato 21 gennaio 2017

Miti da sfatare: i costi delle esplorazioni spaziali


Il Dragon della SpecX, primo veicolo spaziale privato a essere mandato in orbita (2010) e primo a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (2012)
Credo (spero!) che i due autori, Stefano Dalla Casa e Paolo Bellutta, mi perdoneranno se pubblico, una puntata alla settimana, i piccoli box sui Miti da sfatare con cui si conclude Autisti marziani. Mi sembra un'opera meritoria e soprattutto sono dei contenuti che possono essere utilizzati alla bisogna per le classiche e periodiche discussioni che un po' tutti ci troviamo ad affrontare bazzicando per i social network. O anche a cena con pratica ricerca su smartphone.
Inizio con L'esplorazione spaziale costa troppo:
La missione di Spirit e Oppy, Mars Exploration Rovers, è costata circa 420 milioni di dollari. Mars Science Laboratory, la missione di Curiosity, è costata ben due miliardi e mezzo di dollari. Sembra una montagna di denaro ma bisogna mettere le cose in prospettiva. Una sola giornata di guerra in Iraq costava circa 720 milioni di dollari.
Il budget annuale della NASA ammonta a circa 18 miliardi di dollari ma equivale ad appena lo 0.5% dei fondi federali. Vi sembrano poi così tanti 2 miliardi e mezzo di dollari (circa 2 miliardi di euro) per finanziare diversi anni di ricerca quando, ad esempio, il governo brasiliano ha speso oltre 10 miliardi di euro per ospitare i mondiali di calcio, e la Russia ne ha consumati addirittura 40 per allestire le Olimpiadi di Sochi?

venerdì 20 gennaio 2017

Le grandi domande della vita: la gravità del calcolo

Come avevo previsto, conoscendomi, è nata una nuova serie di post a partire da quello iniziale con Goku, One-Punch Man et al. D'altra parte su Quora di domande interessanti e curiose se ne trovano a bizzeffe, quindi dovrei avere abbastanza materiale per il futuro.
Iniziamo con una domanda fondamentale:
Lei balla da sola
Una delle questioni più intriganti della fisica teorica attuale è l'unificazione delle forze fondamentali in un'unica grande interazione che avrebbe agito nei primi istanti dell'universo (o la cui rottura potrebbe essere alla base dell'espansione iniziale: al momento la si può vedere più o meno come si vuole!). L'ostacolo principale a questo progetto è la gravità. Perché?
Da un lato ci sono argomentazioni legate alla presunta natura geometrica della gravità, considerata espressione della forma dello spaziotempo e non sua plasmatrice. Dall'altro esistono alcuni problemi tecnici per la sua quantizzazione. Il modo più semplice per riasumerli è utilizzare l'approccio di Viktor Toth: la gravità non è rinormalizzabile.
Nell'usuale Modello Standard, quando ci troviamo di fronte a particolari integrali che apparentemente sembrano divergere, possiamo troncarne il calcolo con una buona approssimazione: questo approccio viene aplicato, ad esempio, ai loop, linee chiuse costituite dai percorsi possibili dell particelle e che, in lnea di prncipio, possono essere infinitamente allungati, questo perché ogni particella elementare libera si porta dietro (diciamo così) un codazzo di fotoni che a loro volta possono generare nuove particelle con il loro personale codazo, e così via. Se dal punto di vista matematico tale processo potrebbe andare avanti all'infinito, non così fisicamente parlando, questo perché, come detto all'inizio, il Modello Standard è rinormalizzabile, o se preferite la serie di creazioni successive è, dal punto di vista energtico, convergente.
Il problema con la gravità risiede propri in questo punto: loop come quelli presenti nelle altre interazioni fondamentali sono, sotto certe condizioni, divergenti. Questo vuol dire che, in qualche modo, bisogna modificare la descrizione matematica della gravità. Se non addirittura anche del Modello Standard. Questa, però, direi che è una storia un po' più complicata.

giovedì 19 gennaio 2017

L'orrore si mette le ali

In parte attirato dalla trama, in parte dall'offerta (comprato a meno di metà prezzo di copertina), ho acquistato un romanzo che alla fine si è rivelato una interessante fonte di sorprese, nonostante non lo si possa considerare completamente originale.
L'idea di base di Riverwatch è quella del risveglio, nel mondo moderno (il romanzo è stato dato alle stampe originariamente nel 2000) di un demone imprigionato all'epoca della caccia alle streghe all'interno di una statua di pietra e che considera gli esseri umani delle prede di cui cibarsi. Il suo storico avversario, Gabriel, un essere antico quanto lui ma con le fattezze umane, è ormai vecchio, stanco e con pochi poteri e decide di lasciare il gravoso compito a un gruppo di ragazzi: Samuel, un giovane che lavora presso l'ospedale dove è ricoverato oltre che scrittore di giochi di ruolo; Katelynn, laureanda con una tesi sulla storia locale, in particolare sul personaggio di Sebastian Blake, accusato di stregoneria; e quindi Jake, piccolo imprenditore edile e, come Katelynn, amico di Sam e "cavia" per i suoi nuovi giochi prima che questi vengano mandati all'editore. Al terzetto si unisce successivamente lo sceriffo del villaggio, coinvolto nella vicenda a causa degli efferati omicidi di Moloch, risvegliato da un operaio di Jake che, per vendetta sul licenziamento subito, era penetrato nel cantiere per il restauro di una delle vecchie proprietà della famiglia Blake.
La trama, che si basa su elementi fantasy, che danno una rilettura inquietante delle leggende sulla battaglia tra angeli e demoni all'inizio del mondo che ricorda molto l'incipit di Devilman di Go Nagai, viene sviluppata da Joseph Nassise con accortezza e attenzione ai dettagli, riuscendo a coinvolgere il lettore grazie all'alternanza dei punti di vista, incluso quello del demone. Il romanzo si sviluppa tra scene splatter, introspezione psicologica, momenti di pura azione, lasciando però un pizzico di delusione quando, procedendo con la lettura, ci si rende conto che ciò che Gabriel ha da lasciare a Sam e ai suoi compagni di avventura è ben poca cosa rispetto a quanto ci si attenderebbe dalle parole che spesso utilizza.
Questo è l'unico aspetto debole, che indica come il romanzo sia uno dei primi scritti da Nassise, ma non ne inficia la godibilità e la leggibilità generale per quello che può essere considerato come un buon esempio di horror moderno statunitense.

mercoledì 18 gennaio 2017

Benvenuti tra i mercanti cosmici

Il recupero della recensione de La spada spezzata di Poul Anderson non era stato fatto per caso, ma per poter pubblicare subito dopo quella de La ruota a tre punte, libro di scoperta recente nonché terzo volume della saga della Lega Polesotecnica, che ha come protagonista Nicholas van Rijn. A parte proprio questo La ruota a tre punte, dove invece fa la sua comparsa il giovane ma brillante David Falkayn.
Di come la matematica può rompere i tabù e altre storie
Il volume si costituisce di tre brevi romanzi, La ruota a tre punte, che da il titolo alla raccolta italiana (edizione cartonata del 1975 della Nord), Un sole invisibile e Gli scansaguai. Il protagonista, David, è un apprendista mercante della Lega Polesotecnica, una lega di mercanti che commercia con tutti i pianeti abitati scoperti dai popoli che costituiscono la lega stessa.
Dunque l'ambientazione non è molto differente da quella della Legione dei Supereroi, il gruppo di eroi del lontano futuro DC Comics, mentre lo stile dell'autore è leggero e ironico, con Falkayn personaggio arguto, un po' arrivista e decisamente scanzonato, una caratterizzazione che, ad esempio, si può ritrovare in Han Solo, uno dei protagonisti della trilogia originale di Star Wars. In effetti l'atmosfera della serie, la varietà di pianeti e di razze presenti ne La ruota a tre punte fa pensare proprio alle Guerre Stellari di George Lucas. D'altra parte il pianeta del terzo romanzo breve è desertico, come Tatooine, e rivolge costantemente una faccia contro il sole intorno cui ruota.
Uno dei punti forti del trittico è, oltre alla caratterizzazione dei personaggi e alla vivida descrizione delle ambientazioni, è proprio la parte prettamente scientifica (messe da parte, ovviamente, le violazioni alla relatività speciale necessarie per permettere ai commercianti di collegare in poco tempo i vari pianeti).
Ad esempio ne La ruota a tre punte (in questo caso il romanzo breve d'apertura), David riesce a trovare un modo per introdurre un sistema che si comporta come una ruota pur non avendo una forma circolare, tabù per motivi religiosi sul pianeta dove è ambientato.

martedì 17 gennaio 2017

Il fantasy realistico di Poul Anderson

Il blocco dello scrittore può sorgere in due casi: o la sua mente si zitisce di fronte al foglio bianco, non sapendo cosa scrivere, o si ingolfa per le troppe bozze messe da parte, non sapendo quale utilizzare prima. Più o meno è quest'ultimo blocco quello che si sta presentando negli ultimi periodi: molte bozze abbastanza complete e scritte e l'indecisione su quale rileggere e pubblicare. Rileggendole, però, ecco spuntare ilnome di Poul Anderson, uno dei miei scrittori di fantascienza preferiti e presente tra le bozze delle recensioni con due romanzi, di cui uno leto nell'inverno del 2015. Ed è proprio di quello che vado a scrivere:
La spada spezzata
Come scritto, Anderson è uno scrittore di fantascienza, ma è stato anche un appassionato di storia. Una delle sue più grandi creazioni, la Pattuglia del tempo, ha unito queste sue inclinazioni: grazie a questa serie ha raccontato alcuni degli eventi cardine del passato, giocando con essi, modificandone gli esiti e quindi realizzando delle vere eproprie realtà alternative. Per riportare la storia sui giusti binari, permettendo così alla razza umana di evolversi, ecco ideare una delle prime tempolizie della letteratura, il cui compito era evidntemente quello di riportare gli eventi nel loro usuale corso storico.
La passione per la storia lo ha portato, oltre a scrivere alcuni romanzi di genere, anche a interessarsi alle leggende nordiche, quelle del mondo delle fate, o degli elfi, e dunque al fantasy. La spada spezzata è uno dei romanzi di Anderson nel genere che vede J.R.R. Tolkien dominatore quasi incontrastato. Non a caso un grande interprete del genere, Michael Moorcock, non solo confrontò La spada spezzata con Il Signore degli Anelli, ma lo ritenne ben superiore (e personalmente sono abbastanza d'accordo). Tra l'altro scrisse a proposito del romanzo di Anderson:

giovedì 12 gennaio 2017

La scacchiera del tempo

E' stata una piccola e piacevole sorpresa La scacchiera del tempo di Hayford Peirce. Aspettandomi qualcosa di più intellettuale e, per così dire, strategico, dopo un primo capitolo che sembrava promettere atmosfere in stile hard boiled, già con il finale del secondo capitolo rende chiara la materia ironica, quasi parodistica ed esilarante delle imprese di MacNair del clan dei MacNair, imbroglione patentato in ben due universi.
Il protagonista del romanzo, infatti, entra in possesso di una corona scintillante nota come Strumento Autonomo Extrateporale Olistico per la Raccolta, L'Organizzazione e la Dispersione, noto in inglese come Gathering, Organizing, and Dispersing Holistically Extratemporal Autonomous Device, da cui GODHEAD!
Stilisticamente Peirce ricorda molto da vicino Douglas Adams e d'altra parte il primo volume della Guida Galattica era uscito una decina di anni prima, quindi non è difficile immaginare il romanzo ideato sull'onda del sucesso della serie.
La stessa trama, dopo l'imprevisto spostamento di MacNair in un'altro universo dove Napoleone Bonaparte è riuscito, invece, a coronare il sogno di riunire sotto la bandiera francese tutta l'Europa, procede con lo stesso ritmo dei romanzi di Adams e in alcuni punti il fedele lettore dello scrittore britannico è quasi in grado di anticipare le proposte dello scrittore statunitense, ma è una falsa sicurezza, tuttosommato, che alla fine conduce a un finale abbastanza a sorpresa in quella che può essere considerata come una gustosa e divertente (in alcuni punti anche esilarante) rilettura della storia napoleonica da una parte e del sottogenere degli universi parallelli dall'altra.

mercoledì 11 gennaio 2017

Le grandi domande della vita: da Goku al pi greco

A volte grazie alla newsletter di Quora mi ritrovo a leggere domande e relative risposte curiose ma comunque interessanti e in qualche modo legate alla scienza. La prima da cui vorrei partire in questo post è legata a Goku, il protagonista della serie animata (e manga) Dragon Ball che potremmo riassumere in questo modo: "Se Goku facesse parte del Marvel o del DC Universe, quale sarebbe il suo livello di forza?"
Il più forte di tutti
Finora la migliore risposta al quesito è di Michael Pachidamong, che riprende alcuni puinti di una discussione sul forum di Comic Vine.
Innanzitutto dovrebbe essere il secondo personaggio più veloce dopo Flash, mentre dal punto di vista della forza, combinando tutte le caratteristiche sviluppate nel corso della serie, Goku sarebbe potenzialmente più forte del più potente degli dei, arrivando in un certo senso al livello del Superman golden age. D'altra parte anche i suoi avversari sono potentissimi e, probabilmente, ben più potenti di quelli di Superman e colleghi, creando una spirale in crescendo forse non molto credibile, ma certo piuttosto apassionante grazie alla costruzione della tensione in ogni episodio delle serie.
Altra interesante questione, che ci porta a un altro personaggio dei manga, One-Punch Man (che però non ho mai seguito), è se sia possibile distruggere la Terra con un pugno.

martedì 10 gennaio 2017

Le simmetrie di una catena di Ising

Scavando nel cassetto delle bozze del blog mi sono ritrovato con l'inizio di un post che sarebbe stato perfetto in abbinato al premio Nobel per la fisica 2016, assegnato alle ricerche sulle transizioni di fase quantistiche (giusto per semplificare). Recupero ora quella bozza anticipandovi che mescolerò la teoria dei gruppi con le transizioni di fase esaminando il presunto ponte tra le catene di Ising e il gruppo $E_8$.
Iniziamo con un...
Breve ripasso sulla teoria dei gruppi
Un gruppo, in matematica, è un insieme che, dotato di un’operazione di composizione, possiede le seguenti proprietà:
  1. proprietà associativa;
  2. esistenza dell'elemento neutro;
  3. esistenza dell'inverso.
Se l'operazione definita sull'insieme possiede anche la proprietà commutativa, allora il gruppo si dirà abeliano.
Un esempio di gruppo del tipo che si utilizza in fisica è l'insieme delle simetrie di un poligono (o più in generale una data figura geometrica, anche in tre o più dimensioni), ovvero di quelle trasformazioni che lasciano il poligono invariato. Questi gruppi sono detti gruppi di simmetria e rivestono una particolare importanza nella fisica moderna, poiché è proprio dallo studio delle simmetrie di un dato sistema fisico che si possono (o comunque potrebbero) ricavare le sue proprietà fondamentali.
I gruppi più utilizzati per lo studio delle simmetrie in fisica sono, però, i gruppi di Lie, ovvero gruppi in cui le operazioni di composizione e di inversione sono differenziabili, ovvero è possibile (semplificando) derivarle (calcolarne l'incremento in funzione della variabile). Il gruppo $E_8$ è esattamente un gruppo di Lie, e quindi non sembrerebbe così incredibile, nonostante la sua complessità matematica, ritrovarlo in un sistema fisico. Ciò che evidentemente è stupefacente è ritrovarlo in un sistema praticamente monodimensionale come una catenza di Ising. Prima, però, vediamo cos'è il modello cui il gruppo $E_8$ dovrebbe essere in qualche modo connesso.

lunedì 9 gennaio 2017

Mondo Matematico: Il teorema di Pitagora

Proseguo con le recensioni/approfondimenti della collana da edicola Mondo Matematico. Dopo il volume sui numeri primi e quello dedicato alla crittografia, è oggi il turno del Teorerma di Pitagora (vi consiglio di leggere anche il post di Mauro Merlotti dedicato al teorema di de Gua, a metà strada tra dimostrazione non standard e generalizzazione di quello di Pitagora).
La setta dei numeri
Se da un lato la cavalcata nella crittografia è da considerarsi non solo una lettura interessante, ma necessaria visti i tempi, quella dedicata al teorema di Pitagora è più divertente e coinvolge concetti matematici probabilmente più leggeri, utilizzati anche nell'ambito più familiare della matematica creativa.
L'inizio è quasi leggendario: Pitagora viene infatti considerato come il primo matematico a capo di una vera e propria setta che ha fatto dei numeri quasi un oggetto di culto. Interessanti in questo senso sono i versi aurei e le regole che sono alla base della setta pitagorica e che si dimostrano molto simili ai precetti delle moderne religioni. Persino i concetti più propriamente filosofici si dimostrano incredibilmente influenti nel pensiero occidentale, ritrovandoli successivamente in filosofi come Aristotele e Platone.
I numeri avevano, dunque, un'importanza fondamentale per i pitagorici, a partire dall'1, il generatore di tutti i numeri, senza dimenticare il 2, simbolo della diversità e dell'indefinito, e il tre, unione dell'1 e del 2, simbolo dell'armonia della perfezione. Ciò non vuol dire che era considerato un numero perfetto, visto che i numeri perfetti sono tali solo se uguali alla somma dei loro divisori, 1 incluso: e il primo di questa lista è il 6. In mezzo il 4, simbolo di giustizia, e il 5, simbolo del matrimonio e del triangolo divino, facendo parte della più piccola terna pitagorica.
E con la terna entriamo nell’argomento centrale del libro: il teorema di Pitagora. E questo è l'enunciato originale così come scritto nel libro di Claudi Alsina:
Dato un triangolo con i vertici $ABC$, l'angolo $A$ è retto (triangolo rettangolo), se e soltanto se l'area del quadrato costruito sul lato $a$, opposto a $A$, corrisponde alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui lati $b$ e $c$.
Come potete notare l'enunciato originale è un ribaltamento dell'enunciato usuale che ci viene insegnato a scuola: ciò è possibile grazie a quel "se e soltanto se" che permette di ribaltare qualunque teorema (dimostrato vero) in cui è presente.