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domenica 31 gennaio 2016

Bisogna saper aspettare con Topolino #3140

Topolino 3140 è un numero interessante e divertente per almeno due buoni motivi. Il primo è legato alla scienza e il secondo alla fantascienza.
Effetto "N"
I percorsi della scenza sono vari e spesso tortuosi. Ad esempio Henri Poincaré ebbe bisogno di una sorta di mini vacanza per risolvere un problema matematico particolarmente spinoso. E' con questo spirito che si deve immaginare Archimede in vacanza ne Il misterioso effetto "N", gradevole storia di Augusto Macchetto per i disegni di Paolo De Lorenzi che vede coprotagonista, anche se per poche vignette, la scienza e la sua storia. Ad esempio gli ingredienti base per l'invenzione della fotografia erano tutti presenti da tempo: il nitrato d'argento, detto anche sale d'argento, la camera oscura e le lenti.
Le lenti sono sicuramente lo strumento più antico: ad esempio quella rinvenuta a Nimrud risale al VII secolo a.c. e probabilmente non serviva come elemento decorativo (diciamo che ancora non si sa a cosa servisse!).

venerdì 29 gennaio 2016

Le basi americane della filosofia cimmera

Fondamentalmente la filosofia cimmera, o howardiana, si fonda su quanto affermato da uno dei personaggi di contorno in Oltre il fiume nero:
La barbarie è lo stato naturale dell'umanità. La civiltà è innaturale. È un capriccio delle circostanze. E la barbarie, alla fine, deve sempre trionfare.
Non voglio perdermi nel cercare il senso di questa affermazione, ma semplicemente cercare di capire da dove essa potrebbe originarsi. E un possibile indizio potrebbe trovarsi all'interno di Viaggio nelle praterie del West di Washington Irving.
Considerato il padre della letteratura statunitense, Irving si era dedicato, nel 1832, all'esplorazione del West. Una volta concluso il suo viaggio, solo dopo molte insistenze lo scrittore mise mano ai suoi appunti per redarre il diario di quell'esperienza. E proprio in questo diario, riproposto in Italia dalle sempre encomiabili edizioni spartaco, propone nelle sue fasi iniziali un passo che può essere considerato come fondativo della filosofia cimmera:
Tale è lo spirito di indipendenza di un selvaggio: equipaggiato di un fucile, una coperta e un cavallo, era pronto su due piedi a perdersi nel mondo; portava addosso tutto quello che aveva e - privo di altri desideri - conosceva il segreto della libertà. Noi "civilizzati", invece, siamo schiavi tanto degli altri quanto di noi stessi; le cose superflue sono le catene che ci avvincono, immobilizzando il corpo e l'anima.
Si potrebbe quasi dire che in ciò si trova il peccato originale del sogno americano, la distruzione di quel senso di libertà rappresentato dall'indiano osage di cui sta raccontando Irving e che per certi versi Howard rimpiange attraverso Conan.

giovedì 28 gennaio 2016

Il terrorista e il professore

Il 27 aprile 1981 [Ciro] Cirillo venne sequestrato dalle Brigate rosse a Torre del Greco. Il suo sequestro, durato 89 giorni, fu al centro di durissime polemiche: a differenza del sequestro Moro, infatti, lo Scudo Crociato optò per la trattativa con i terroristi.
La sua liberazione avvenne tramite intrecci mai del tutto chiariti, che videro probabilmente anche la mediazione di Francesco Pazienza, faccendiere legato ai servizi segreti, e Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata: per quella vicenda l'ordinanza del giudice Alemi nel 1988 chiamò in causa anche Antonio Gava. Vent'anni dopo il suo sequestro, Cirillo concesse un'intervista al giornalista Giuseppe D'Avanzo in cui affermò d'aver scritto la verità sulla sua vicenda ma di volerla rendere nota solo dopo la sua morte; inoltre, disse che una volta tornato in libertà il suo partito gli chiese di farsi da parte e di ritirarsi dalla politica, cosa che egli fece seppur a malincuore.
In un'Italia dove le pentole sono state scoperchiate e tutto ormai sembra corrotto o corruttibile, l'idea raccontata ne Il terrorista e il professore che in qualche modo camorra e brigate rosse siano venuti a contatto, persino collaborando, non è stupefacente.
La vicenda, raccontata dal giornalista Vito Faenza, è semplice e veloce e racconta del rapporto praticamente di amicizia tra un capo camorrista e un brigatista, seppure non attivo sul campo, che si ritrovano in un presunto carcere di massima sicurezza. Al di là delle possibilità dei due di poter sfuggire alla sorveglianza, seppur per poco tempo, assume particolare interesse la descrizione di Faenza del rapporto tra i due personaggi principali del romanzo, a loro modo contemporaneamente traditori e traditi. I due protagonisti, infatti, si rivelano marionette, seppure di livello differente: nonostante una amicizia e un rispetto reali e reciproci, "il terrorista", e con lui le cellule del movimento, viene usato per scopi criminali, i quali però assumono risvolti politici a causa del coinvolgimento di strani "uomini in nero", si potrebbe dire.
La chiave di tutto diventa la consapevolezza del tradimento, dell'essere stati usati, la consapevolezza che il potere, quando vuole, può utilizzare gli ideali degli uomini, trasformarli a suo vantaggio.
La vicenda narrata, come ho successivamente scoperto, è fondamentalmente vera, partendo da un rapimento, quello del democristiano Ciro Cirillo, vicenda, per quel che è possibile, ricostruita e ottimamente inquadrata nel suo contesto storico da Emiliano Di Marco. Non aggiungo nient'altro se non che, quando un romanzo, per quanto presenti elementi fantastici, stimola all'approfondimento, allora è degno di lettura tanto quanto la vicenda che l'ha ispirato.

martedì 26 gennaio 2016

Un po' di matematica in Ant-Man

Ho avuto la fortuna di vedere con un certo anticipo il film Ant-Man, sebbene in versione originale pur se sottotitolato. Al di là di quanto poi ho scritto nella recensione per LSB, il film mi aveva catturato sin dall'inizio grazie ai titoli di apertura. Grazie a Carlo Coratelli è stato possibile intervistare Erin Sarofsky (versione inglese), che con la sua azienda, la Sarofsky Corp. ha realizzato proprio questi titoli. A quel punto non mi sono lasciato perdere l'opportunità di proporre un paio di domande proprio su quei titoli. Di seguito domande e risposte (la traduzione, però, è la mia a partire dalle risposte originarie):
Molto bella l'animazione iniziale di Ant-Man, che sembra ispirata da Power[s] of Ten dei fratelli Eames. Può essere considerata fonte primaria per questo specifico lavoro?
Assolutamente! Siamo stati molto ispirati dal film degli Eames. Fortunatamente, però, il nostro universo è l'universo Marvel... così essere al 100% accurati non era necessario.
Sempre restando su Ant-Man, apprezzando il lavoro di modellizzazione matematica necessario per produrla, potrebbe essere interessante per i nostri lettori approfondire il metodo di lavoro per la sua progettazione e realizzazione. Potete parlarcene nel dettaglio?
Effettivamente abbiamo lavorato al contrario. Abbiamo pianificato le nostre mosse e quindi portato a termine la matematica successivamente. Abbiamo utilizzato la superficie dell'erba come nostro zero; qualunque cosa sopra è positiva e qualunque cosa sotto è negativa.
Andy Zazzera, direttore CG del lavoro, il nostro brillante matematico malvagio ha fatto tutte le stime. (Ancora una volta, nulla è esatto poiché il nostro mondo è finto... ma la matematica è corretta).
In origine avevo intenzione di chiedere esplicitamente dei dettagli matematici, ma alla fine ho optato per le due domande di cui sopra. La matematica della modellizzazione computerizzata è, invece, come ho superficialmente scritto tempo addietro, basata su curve di Bézier e continuazione numerica.

domenica 24 gennaio 2016

Dal Calisota a Venezia su Topolino #3139

La brevisione del Topolino #3139 di questa settimana è centrata sulle due storie di apertura. In una prima versione mi ero concentrato sulla prima, facente parte della serie de Le strabilianti imprese di Fantomius, ma dopo un successivo ripensamento, ho optato per approfondire soprattutto la seconda, ambientata a Venezia. In questo post leggermente più esteso rispetto alla versione che andrà effettivamente online recupero quella prima versione:
Una nave della regina Elisabetta I si avvicina alle coste di Nuova Albione, lì dove sorge il borgo che diventerà Paperopoli. A bordo della nave il pirata sir Francis Drake inveisce contro il Duca Pazzo, ovvero Richard Quackett.
Marco Gervasio continua l'opera di inserimento di Fantomius all'interno della continuity di Barks-Rosa, sia assegnando all'avo di Fantomius il ruolo del Duca Pazzo, costruttore del maniero citato ne Il castello del duca pazzo di Carl Barks, sia incrociando la strada dei Quackett con quella di Francis Drake, più volte citato dall'Uomo dei Paperi e che secondo Don Rosa costruì il Forte Paperopoli il 17 giugno del 1579.
La storia scritta da Gervasio è abbastanza ordinaria, sviluppandosi tra la trama ambientata nel passato e il furto nel presente di Fantomius: i due soggetti si intrecciano per risolversi insieme, senza riuscire a proporre un qualche reale guizzo narrativo, a parte qualche divertente battuta che riesce a strappare un paio di sorrisi. Sembra quasi che la serie stia procedendo stancamente, adagiandosi su una struttura consolidata, mentre la trama generale si sviluppa lentamente verso lo scontro con un avversario vicino al ladro gentiluomo.
Come già rilevato per Gli anelli di Cagliostro, anche sul lato grafico c'è ben poco da segnalare, a parte l'interessante interpretazione di Francis Drake, leggermente più piratesca e spigolosa rispetto a quella di Don Rosa.

martedì 19 gennaio 2016

L'ultimo caso di Sherlock Holmes

Come già scritto, all'interno del canone holmesiano il professor Moriarty costituisce un'anomalia: personaggio ideato appositamente per chiudere i conti con Holmes, divenne l'antagonista per eccellenza del detective privato.
Proprio l'anomalia dell'Ultima avventura aveva ispirato Nicholas Meyer per La soluzione sette per cento, romanzo trasformato recentemente in un fumetto dalla IDW. Giusto alcuni anni dopo, nel 1978, anche Michael Dibdin si ispira a quel racconto per scrivere il suo contributo apocrifo al personaggio ideato di Conan Doyle.
L'ultimo caso di Sherlock Holmes è in pratica una nuova versione alternativa dell'Ultima avventura che parte più o meno dallo stesso punto di vista de La soluzione al sette per cento: Holmes, preda degli effetti collaterali dovuti all'abuso della cocaina, un modo per supplire ai periodi di inattività dall'attività investigativa, in pratica idea il professor Moriarty come suo fantomatico avversario.
La sfida con Moriarty, quindi una sfida di Holmes contro se stesso, si intreccia con l'indagine sugli omicidi di Jack lo squartatore, il famigerato serial killer di White Chapel, che per Dibdin è Holmes stesso in quella che alla fine può essere considerata come una variazione sul tema de Il caso del dottor Jekill e mister Hide. Holmes viene tratteggiato con una doppia personalità: da un lato l'investigatore che tanti lettori hanno amato, dinamico e intelligente pronto ad affrontare nuove indagini apparentemente impossibili; dall'altro un lucido assassino seriale ossessionato e pericolosissimo.
Al di là della soluzione forse un po' troppo radicale per essere completamente accettata dai fedeli lettori del canone holmesiano, il romanzo, in una maniera sottilmente intelligente, avvicina Holmes alla principale ispirazione di Doyle per la sua creazione, il dottor Joseph Bell di cui sir Arthur fu assistente e quindi amico, oltre che il probabile collaboratore durante le indagini su Jack lo squartatore. Infatti proprio Bell era il consulente per le indagini sugli omicidi di White Chapel: a tal proposito la leggenda racconta che Bell e Doyle scoprirono l'identità di Jack, ma la loro soluzione venne secretata, alimentando così l'idea che dietro quegli efferati omicidi c'era una personalità vicina alla casa reale. L'identificazione di Jack con un Holmes dalla doppia personalità invece sembra dare alle voci che vorrebbero Conan Doyle come il vero Jack il giusto posto: all'interno di un romanzo.
Elenco di romanzi, giochi e altro su Holmes contro Jack lo squartatore

lunedì 18 gennaio 2016

Il numero di Anatranson

ideato da @giorgiosalati!
Secondo la teoria sociologica dei 6 gradi di separazione, ogni persona sulla Terra può essere collegata a una qualche altra persona sulla terra attraverso una catena costituita da cinque distinti collegamenti. Tale teoria venne formulata per la prima volta nel 1929 nel racconto omonimo dell'ungherese Frigyes Karinthy (forse ispirato da Guglielmo Marconi e dal suo lavoro sulle onde radio).
A portare per la prima volta l'idea di Karinthy nella scienza ci pensarono Ithiel de Sola Pool del MIT e Manfred Kochen dell'IBM che, dopo un lungo lavoro di studio sulle reti sociali iniziato negli anni Sessanta del XX secolo, produssero i loro risultati nel volume Contacts and Influences.
I due cercarono di matematizzare la questione:
Dato un insieme di $N$ persone, qual è la probabilità che ogni membro di $N$ sia connesso a un altro membro attraverso $k_1$, $k_2$, $k_3$, ..., $k_n$ collegamenti?
Parte del loro lavoro fu anche lo sviluppo di una simulazione Monte Carlo basata sui dati raccolti da Michael Gurevich nei suoi studi sulle reti sociali. A partire dal lavoro di Gurevich, Stanley Milgram sviluppò la così detta teoria del mondo piccolo, nome assegnato in origine proprio da Kochen e Pool per la loro ipotesi dei sei gradi di separazione.

sabato 16 gennaio 2016

La triste storia del bambino Wikipedia

In occasione del decennale della wiki, erano circolati un po' di contenuti interessanti, come ad esempio un fumetto verticale proposto dal fumettista Cham (e disponibile solo su archive.org). Con l'occasione dei 15 anni della wiki, mi sembrava cosa buona e giusta proporlo, sebbene a causa dei miei cronici ritardi non nella forma che avevo in mente (tradotto in italiano...) ma in francese e spacchettato in 10 distinte immagini.
Buona lettura:

venerdì 15 gennaio 2016

Un sudario non ha tasche

Lo scambio di battute che state per leggere tra il protagonista, il giornalista Mike Dolan, e una delle sue amanti, April, autodefinitasi una ninfomane e in procinto di sposarsi, è a mio giudizio indicativo non solo dello stile tenuto da Horace McCoy nel romanzo, ma anche della sua rara capacità sia di descrivere la società statunitense, sia di trarre le debite conclusioni sulle possibili scelte future del suo paese:
"Be', tu stai per sposare quel bel ragazzo di Yale, stai per sistemarti e mettere su famiglia. E poi, quando avrai un bel paio di pargoletti, scoppierà la guerra, e i tuoi due bei pargoletti saranno spazzati via dai gas nemici o dalle bombe o da qualcosa del genere. E io sarò all'estero, su qualche campo di battaglia, in questa identica posizione, solo che avrò lo stomaco aperto da una granata e gli avvoltoi staranno già banchettando con le mie budella."
"Lo pensi davvero?"
"Altro che. Ci stiamo preparando. Un branco di stupidi figli di puttana sta facendo di tutto per accelerare la cosa. Ha cominciato Mussolini, e poi è venuto Hitler. Mussolini ha detto agli inglesi di baciargli il culo, e loro ci hanno pure preso gusto. La Lega delle Nazioni fa schifo. E il Giappone si è piazzato dietro l'angolo con un manganello in mano."
"Secondo me non andremo in guerra, noi. La gente è contraria."
"Perché non ci siamo ancora entrati. Vedrai come diventano isterici, tutti quanti, appena sentono l'inno nazionale e vedono le bandiere al vento."
Non dimentichiamo, infatti, che Un sudario non ha tasche è stato scritto nel 1936 e pubblicato in Gran Bretagna nel 1937, circa un paio di anni prima della seconda guerra mondiale. Non è solo questo aspetto a rendere il romanzo una lettura più che consigliata, o lo stile veloce e diretto di McCoy, ma soprattutto il coraggio dello scrittore di denunciare ciò che non va nella società statunitense: corruzione, criminalità, razzismo sono i temi trattati nel romanzo dove spicca indubbiamente la figura di Dolan, giornalista mai domo, quasi una sorta di Peppino Impastato, ma senza l'atteggiamento da giullare.

lunedì 11 gennaio 2016

Un po' d'argento su Torino

Bruce Sterling, fondatore insieme con William Gibson del movimento letterario del cyberpunk, ama l'Italia. E' spesso nel nostro paese e ha acquistato casa a Torino. E quest'ultima è protagonista quasi incontrastata dei racconti di Bruno Argento, pseudonimo italiano di Sterling, che così diventa un po' anche uno scrittore italiano. La prima raccolta dei racconti italiani di Sterling viene pubblicata da Mondadori su Urania n.1622 e prende il titolo dal più lungo di questi.
Sterling dimostra una capacità rara di spaziare in vari generi, dal racconto storico a quello fantascientifico. Al primo gruppo appartengono Il bisturi partenopeo, ambientato nel risorgimento italiano, e Pellegrini del mondo rotondo, ambientato nel Medioevo, entrambi con Torino al centro, sebbene Il bisturi partenopeo è in effetti molto più sparpagliato sul territorio italiano. Mentre quest'ultimo racconto può essere classificato anche come freak story (nel senso che uno dei protagonisti presenta una qualche deformazione fisica), Pellegrini del mondo rotondo è un vero e proprio romanzo breve di stile medioevale di genere favolistico con la presenza del fantasma di una santa bambina, peraltro santificata da un papa eretico. Insieme con Città esoterica, racconto d'apertura ambientato ai giorni nostri dove la città piemontese è sede di un accesso all'inferno, è probabilmente quello che riesce a catturare meglio l'anima cosmopolita di Torino.
A completare la raccolta il racconto Cigno nero, un viaggio cyberpunk in un multiverso generato da una simulazione al computer e centrato intorno a Torino con i memristori come coprotagonisti, e il romanzo breve Utopia pirata, che da il titolo alla raccolta, ambientato in una Fiume alternativa dal sapore steampunk ambientata subito dopo l'impresa di D'Annunzio di liberare Fiume e ridarla all'Italia. Al di là del gioco costruito da Sterling, che nel finale mette in campo Harry Houdini, Howard Lovecraft e Robert Howard come spie degli Stati Uniti, lo scrittore di fatto mostra come persino le utopie costruite con le migliori intenzioni sembrano destinate in qualche modo a fallire, soprattutto quando non si liberano completamente delle strutture che vorrebbero sostituire.
A parte le considerazioni sui singoli racconti, emerge una passione e una buona conoscenza dell'Italia e della sua ricca e interessante storia che, come scritto all'inizio, rendono Sterling un po' più italiano di un semplice immigrato extracomunitario che frequenta spesso la nostra penisola!

sabato 9 gennaio 2016

La moltitudine invisibile

Verloc e Churchill continuano il loro viaggio sull'esotico pianeta di Ona (Ji), entrambi privi della memoria, in una narrazione che incastra flashback dentro altri flashback e che propone alcuni spunti interessanti.
Innanzitutto abbiamo la costruzione di Aama, quella specie di programma biologico che avrebbe dovuto popolare un pianeta per permettere al gruppo di coloni-scienziati di studiare e comprendere meglio i meccanismi dell'evoluzione. E' abbastanza ovvio che la ricerca dietro aama e il suo sfuggire al controllo degli scienziati non è tanto quello di chiedersi fin dove gli esperimenti dovrebbero spingersi per comprendere le leggi che soggiaciono all'universo, quanto il senso stesso del rapporto dell'essere umano con la natura. Significativo in questo senso è questo passaggio:
La natura non ama l'uomo. Lo so bene, è una delle cose che insegnano i libri. Come tutti gli umani, porto nascosta in fondo al mio cervello rettiliano la vaga nostalgia per un mondo naturale che non ho mai conosciuto. L'opposto della crudele e dolorosa realtà. I libri hanno ragione.
In questo senso abbiamo di fronte un romanzo post-cyberpunk: Frederik Peeters, infatti, pone l'uomo cyberpunk, un essere in grado attraverso particolari impianti di essere continuamente connesso alla rete e alle altre persone, in un ambiente non più artificiale, controllato e controllabile. Il fratello di Verloc, in questo, è l'esempio perfetto delle possibili reazioni dell'uomo cyberpunk a un ambiente del genere. A complicare la situazione entra poi la necessità di chiudere gli impianti artificiali per impedire alle forme di vita dominanti sviluppate da aama di introdursi all'interno degli esseri umani.

venerdì 8 gennaio 2016

Che cosa è successo a Mr. Dixon?

Dopo le tragicomiche avventure de Il caso dei libri scomparsi, torna Israel Armstrong nel secondo romanzo della serie del bibliobus di Tundrum. In questo caso Ian Sansom, con il solito stile ironico e divertente, costruisce quel che si dice un vero e proprio giallo investigativo, la cui facilità (il lettore di genere non stenterà a risolverlo sin dal primo capitolo) rende di fatto secondario il mistero, portando in evidenza l'indagine in se, intesa come una scoperta, per quanto divertente, dell'Irlanda del Nord e di alcuni particolari personaggi che la popolano.

martedì 5 gennaio 2016

Libri di sangue: La sfida dell'Inferno

Altri cinque racconti nel secondo volume della serie che ha portato all'attenzione del pubblico di genere il talento letterario di Clive Barker. In questo caso lo scrittore britannico, ottimo praticamente in ogni fase della composizione, gioca con i generi fondamentali della letteratura mistery: quindi non solo l'horror, inteso come racconto di paura con risvolti mistici, ma anche lo splatter e il giallo propriamente detto, sia nella versione investigativa sia in quella noir, dove per noir intendo il giallo di approfondimento psicologico con protagonista un criminale (o qualcosa del genere).
In quest'ultima categoria ricade il primo racconto della raccolta, datata 1988, Paura: uno studente di filosofia, per dimostrare la correttezza delle sue teorie sulla natura della paura umana, rapisce i suoi compagni di corso, costringendoli ad affrontarle in quella che può essere considerata una vera e propria tortura che porta i soggetti al limite della follia.
Agli amanti del genere non sfuggiranno le analogie con il soggetto di Saw del 2004 e della serie cinematografica da esso generata: in ultima analisi anche Jigsaw esplora le paure degli esseri umani messi di fronte all'istinto della sopravvivenza.

lunedì 4 gennaio 2016

Il mio 2015 su LSB

Come l'anno scorso, anche quest'anno un post riassuntivo degli articoli che ho scritto per Lo Spazio Bianco nel corso del 2015, raccolti per categoria.
Da un veloce conteggio (e spero non mi sia sfuggito nulla!) i miei contributi assommano a 91 di cui 26 tra recensioni e approfondimenti, 25 brevisioni e 5 interviste. Fuori dal conteggio ho messo le 3 video interviste di Cartoomics 2015, che però sono linkate nei box qui sotto. Di tutto questo, escludendo le news (28), 21 sono i contributi disneyani del 2015. Tra l'altro questo è stato anche l'anno della collaborazione con Andrea Bramini (8 articoli in coppia), stabilizzatasi sui temi batmaniani e disneyani.
Nel complesso un anno prolifico su LSB, che ha sicuramente inciso sulla produzione di post qui su DropSea. In attesa di capire come andrà il 2016, vi lascio all'elenco completo dei contributi:

venerdì 1 gennaio 2016

Buon anno da Paperopoli


da Paperino e il capodanno positivo di Carlo Panaro e Valerio Held - Topolino #3136