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martedì 31 dicembre 2013

Letture (arretrate) batmaniane

Mentre stavo sistemando un po' di appunti sparsi, mi sono accorto di avere alcune recensioni batmaniane non utilizzate: l'idea originale era incorporarle in qualcosa di più organico, ma vista la latitanza di un articolo del genere, ecco che ve le presento in ordine sparso in questo post di fine anno:
Catwoman: Vacanze romane
Vacanze romane si pone tra Il lungo Halloween e Vittoria oscura e rappresenta, nel progetto su Batman portato avanti da Jeph Loeb e Tim Sale, un modo per raccontare le origini di Selina Kyle e di legarla in maniera ancora più stretta alla città di Gotham. Rappresenta, però, anche un'opportunità per andare nel paese d'origine di quella che è la mafia, uno dei prodotti di esportazione italiani di maggior successo. E in questo senso l'errore più grande di Loeb sta proprio qui, nella sua aderenza al mito originale, che anch'esso era da considerarsi errato. Le origini della famiglia Falcone, infatti, portano alla città di Roma, e non, per esempio in Sicilia, come dovrebbe essere. E in questo senso Vacanze romane rappresenta un'occasione persa per Loeb di correggere l'errore.
A parte questo, però, la caccia all'antico anello che dovrebbe costituire il simbolo del potere su tutte le famiglie di mafia, è tipicamente mafiosa, visto che un po' tutte le organizzazioni criminali italiane hanno un rapporto molto stretto con i simboli, utilizzati per mantenere il controllo sui sottoposti e sulla popolazione.
E' poi emblematica la frase di Selina mentre, a bordo dell'aereo, sta abbandonando l'Italia:
sempre che esista una cosa simile
pensa a proposito della mafia, nonostante l'intera vicenda (le) dimostri l'esatto contrario. E' emblematica, in effetti, del successo della mafia e poi della 'ndrangheta: l'essere ritenute delle entità leggendarie, quasi mitiche.
Ultime osservazioni sull'edizione italiana: la traduzione, confrontandola con il testo originale, non sempre è precisa, mentre in assenza di ulteriori informazioni si deve semplicemente presumere che alcune parti sono in italiano, che per inciso laddove sbagliato non viene nemmeno corretto.
Death by design
Uno dei più noti designer e architetti del mondo, Chip Kidd, scrive una storia dal gusto antico, verrebbe quasi da dire, affidata ai magici disegni di Dave Taylor, uno che nello stile si richiama a grandi fumettisti e illustratori come Michael Kaluta o Gary Gianni. Colorata in toni di grigio, l'intera vicenda, una sfida tra Batman e un nuovo anti-eroe arrivato in città, è una vicenda in cui realmente la distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male non sembra così netta, almeno fino alla conclusione.

lunedì 30 dicembre 2013

I paralipomeni di Alice: Alice underground

Alice sottoterra (Alice underground) è la prima versione di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Il manoscritto originale, illustrato dallo stesso Carroll, venne regalato alla piccola Alice Liddell per il Natale del 1864 e raccoglieva la storia che egli stesso aveva raccontato ad Alice e alle sorelle Lorina ed Edith in un pomeriggio d'estate, precisamente il 4 luglio del 1862. Questa prima versione del romanzo fantastico carrolliano è, in ultima analisi, una versione ristretta di Alice, dove vengono aggiunti vari personaggi ed episodi completamente assenti in Underground, come ad esempio la Duchessa o il gruppo costituito da Cappellaio Matto, Lepre Marzolina e Ghiro.
Più che concentrarsi, però, su ciò che manca, converrebbe concentrarsi su ciò che c'è: seguendo quanto suggerito da Adele Cammarata nell'introduzione che quest'ultima ha scritto per la sua traduzione fatta per conto di Stampa alternativa, assume una certa importanza l'albero dotato di porta che Alice attraverserà per entrare nel giardino della Regina di Cuori, soprattutto perché completamente assente nel Paese delle meraviglie.
Seguendo, infatti, la tradizione celtica, si scopre che la quercia è uno degli alberi sacri dei druidi, simboleggiando un collegamento tra cielo e terra(1). In questo modo la quercia, che in celtico era identificata con duir, rappresenta una vera e propria porta che mette in collegamento gli uomini con gli dei da un lato, e la nostra parte interiore dall'altro. Diventa, in ogni caso, etimologicamente evidente come una porta intagliata in un tronco d'albero è un simbolo squisitamente celtico, utilizzato, seguendo sempre l'interpretazione di Cammarata, come simbolo per identificare il passaggio di Alice verso una fase più stabile dopo i cambiamenti di dimensione subiti fino a quel momento.
Questi cambiamenti di dimensione, alludono sia al passaggio all'età adulta (Alice, infatti, cerca di darsi un tono da piccola donnina), dunque in perfetta connessione con la simbologia druidica di poc'anzi, sia con le più classiche trasformazioni omotetiche, ovvero delle trasformazioni che, pur non modificando le proporzioni di una forma geometrica, ne modificano le dimensioni. Tutti questi cambiamenti restano immutati nel passaggio alla seconda versione, incluso l'incontro con il Brucaliffo, che continua a chiedere alla nostra Alice la fatidica:
Chi sei tu?

domenica 29 dicembre 2013

Generazioni ribelli

Lady Susan Il ballo
Il rapporto genitori-figli è, anche nel caso più semplice, piuttosto complicato, e per molti motivi, soprattutto con i primogeniti o i figli unici: in fondo con loro si sperimenta cosa vuol dire essere genitori, mentre i figli muovono da... figli i primi passi nel mondo. Ci sono poi alcune situazioni particolari, quasi al limite, che gli scrittori utilizzano per raccontare la società, con i suoi difetti e le sue ipocrisie. Proprio sui figli si centrano tre libri interessanti, ambientati in tre epoche differenti ma vicine una all'altra.
Lady Susan, di Jane Austen, è ambientato nell'Inghilterra vittoriana, in un mondo fatto di pettegolezzi e ipocrisie, dove sovente si "parla alle spalle", mentre in faccia ci si nasconde dietro una falsa educazione. Personaggio emblematico di questa società è Lady Susan, la protagonista di questo divertente e ironico romanzo epistolare della geniale scrittrice britannica (se possibile innamorarsi al primo colpo di uno scrittore, questo a me è successo con la Austen, di cui spero di recuperare presto altri romanzi), che cerca in ogni modo di piegare la figlia al proprio volere, che sarebbe poi quello di darla in moglie a un ricco partito, in modo da tenerla lontana per poter lei avere la possibilità di continuare le sue tresche amorose con tranquillità e senza troppo badare alle malelingue.
L'aspetto divertente di questa guerra di nervi, con da una parte Susan e dall'altra la figlia, protetta dalla famiglia del padre, morto in guerra, è la visione doppia di molti degli eventi narrati, raccontati ora da un punto di vista, ora dall'altro, in un gioco complicato che coinvolge l'amore e per certi versi il possesso e il controllo sul destino degli altri.
E proprio sul controllo sul destino della propria figlia si gioca Il ballo della Nemirowsky, dove una coppia di ricchi borghesi organizza un ricco ballo per invitare i nobili della città e ottenere la loro accettazione. In un certo senso è una sorta di ballo delle debuttanti, solo che non per la giovane figlia, Antoinette, che sarebbe anche in età da debutto, ma per la coppia stessa. E proprio questo desiderio di accettazione, questa voglia di salire lungo la scala sociale, di aprirsi, per la madre, la strada verso giovani amanti con cui divertirsi e poi gettare senza alcuna concorrenza, che spinge la donna a tenere lontana la figlia dal ballo stesso. Ed ecco la reazione, la conclusione quasi ironica e molto vendicativa, con la giovane ragazza, timida, arrabbiata con la madre e con quel mondo che non riesce a raggiungere, che invece di spedire gli inviti, li distrugge e li getta, gettando al vento le ambizioni della madre in un gesto che quasi vorrebbe essere catartico per un'intera generazione.
Ma che forse non lo è poi così tanto...
In effetti i giovani succede che vengano sconfitti dai propri genitori, schiacciati soprattutto dalla loro inadeguatezza. E' il caso di Paul, un adolescente che all'improvviso si ritrova a vivere con un padre violento che sembra incolparlo della morte della madre, travolta da una lunga e dolorosa malattia. L'unica possibilità per il ragazzo è quella di fuggire, diventando uno dei tanti abitatori della strada. Inevitabilmente verrà ripreso dalla polizia, ma non tornerà col padre, finendo nelle così dette case famiglia. Grazie a Paul, quindi, Stephen Elliott può mostrarci uno dei molti aspetti della società americana, forse uno dei più dolorosi, visto che coinvolge le giovani generazioni. Con una narrazione cruda e realistica, la storia di Paul si dipana tra amici strani e storie da strada, tra fughe e tentativi di riscatto.
E' un romanzo sporco, Una vita senza conseguenze, che, come i precedenti, ha il pregio di sottolineare i difetti, o almeno alcuni dei difetti della società in questo caso moderna e, come gli altri romanzi, quello di raccontare in un modo diverso il sempre irrisolto conflitto generazionale.

sabato 28 dicembre 2013

Arthur e l'eclisse

Il 17 novembre del 1922 Albert Einstein, accompagnato dalla moglie, arrivò a Kobe (vedi il resoconto in pdf del soggiorno nipponico sull'AAPPS Bulletin). Qui venne circondato da giornalisti e appassionati: mentre i primi gli ponevano domande, i secondi erano a caccia di un autografo da uno dei più famosi fisici e scienziati del tempo. Einstein, secondo quanto scritto da Naoki Urasawa sulle pagine iniziali di Billy Bat #9, a una precisa domanda sul perché vinse il Nobel per l'effetto fotoelettrico e non per la teoria della relatività speciale e generale, rispose:
Perché quelle teorie sono impossibili da dimostrare.
In effetti c'è un errore cronologico dell'autore, generato probabilmente dall'esigenza di Urasawa di porre l'accento, in maniera elegante, sulla novità rappresentata dalle teorie di Einstein: il punto, infatti, è che appena tre anni prima, il 6 novembre del 1919, durante una riunione di Royal Society e Royal Astronomical Society, Arthur Eddington presentò i risultati delle osservazioni celesti effettuate a metà primavera di quello stesso anno. L'interesse e l'importanza della scoperta fu tale che, il giorno dopo, il Times titolò:
Revolution in Science: New Theory of the Universe: Newton's Ideas Overthrown, di Joseph John Thomson:
Le nostre concezioni riguardo la struttura dell'universo devono essere modificate in maniera fondamentale
Per cui, quando Einstein andò in Giappone, le prove della correttezza della sua teoria erano già in giro da un po' di tempo.

venerdì 27 dicembre 2013

Il cervello dei lettori

In sintesi, abbiamo dimostrato che attraverso la matrice di probabilità delle diverse esperienze incontrate dai nostri partecipanti, c'è stata un'alterazione comune rilevabile e significativa della loro RSN (resting-state network) associata con la lettura di sezioni di un romanzo durante la sera precedente. (...) Rimane una questione aperta per ulteriori studi su come questi effetti siano duraturi, ma i nostri risultati suggeriscono un potenziale meccanismo attraverso il quale la lettura di una storia rafforzi non solo le regioni di elaborazione del linguaggio, ma influenzi anche l'individuo attraverso la semantica nelle regioni sensomotorie.
(da Short- and Long-Term Effects of a Novel on Connectivity in the Brain di Gregory S. Berns, Kristina Blaine, Michael J. Prietula, Brandon E. Pye via futurity.org)

martedì 24 dicembre 2013

Santa Claus and the physics

  • Help solve Santa's logistics troubles with a little maths
    The Route Santa application, from Napier University, is one. The app shows an example of an algorithm solving the Travelling Santa Problem. Those hoping to receive gifts on the 25 December can contribute to the efficient running of Santa's rounds by uploading their address into an interactive map. The Route Santa software will then add that address to its list and work out the best route for Rudolph. The more hopeful recipients that sign up, the more efficient Santa's journey will be.
  • The Physics of Santa Claus
    In conclusion -- If Santa ever DID deliver presents on Christmas Eve, he's dead now.
  • Santa at Nearly the Speed of Light
    About this time of year, inquisitive children of a certain age begin to question whether Santa is real. After all, Santa has a major delivery problem. There are some 2 billion children in the world expecting Christmas presents. Assuming an average of 2.5 children per household, then, Santa has to visit about 800 million homes scattered about the globe.
  • How many homes Santa visits per one second

sabato 21 dicembre 2013

Ritratti: Jerry Siegel

Su LSB è iniziato da un po' uno speciale dedicato ai 75 anni di Superman. Per l'occasione ho aggiornato un articolo scritto alcuni anni fa e dedicato all'attività disneyana di Jerry Siegel, co-creatore di Superman. Mentre l'articolo aggiornato potete leggerlo su LSB, qui vi propongo la versione originale, con aggiornati solo i titoli e la sezione dedicata a Superman. Buona lettura:
Jerry Siegel
Prima ancora di conoscere Isaac Asimov come autore di fantascienza, conobbi lo scrittore statunitense come scienziato e divulgatore: i suoi saggi, chiari e semplici, sono stati, dopo alcuni racconti sui Vedovi Neri, la mia prima vera lettura asimoviana. Potrà, magari, sembrare strano ai più, ma una cosa del genere è accaduta anche con Jerry Siegel.
Del co-creatore di Superman le prime storie che lessi furono le ristampe delle sue avventure disneyane realizzate per Topolino: belle, divertenti, malinconiche, inquietanti, erano spesso le mie preferite nel numero di Paperino o dei Grandi Classici che mi trovavo a comprare più o meno ogni mese. Fu poi una sorpresa scoprire che un autore disneyano aveva ideato il supereroe per eccellenza, quel Superman campione della giustizia e della verita'. E se Superman oggi continua a piacermi non è solo per le belle storie, ma anche perché uno dei suoi padri è un Disney... italiano!
La creazione di Superman
Jerry Siegel nasce a Cleveland il 17 ottobre del 1914, anno tristemente memorabile per lo scoppio della 1.a Guerra Mondiale. Da sempre appassionato di fantascienza, trova in Joe Shuster, giovane disegnatore canadese conosciuto nel 1930 alla Glenville High School, un ottimo amico ed un fedele collaboratore. Siegel aveva l’anno prima iniziato a pubblicare i suoi racconti di fantascienza in una fanzine tutta sua, Cosmic Stories, una delle prime della storia.
Con Shuster inizia sin da subito una collaborazione: sarà infatti il canadese a illustrare la nuova fanzine, Science Fiction, che inizieranno a realizzare a partire dall'ottobre del 1932. E' sulle pagine di quest'ultima che verrà pubblicato, nel terzo numero del gennaio 1933, The Reign of Super-Man(1), un racconto di fantascienza su uno scienziato che acquisisce dei poteri mentali illimitati che utilizza per cercare di ottenere il controllo del pianeta(2).
Da appassionato di fantascienza, ero a conoscenza dei vari temi del genere. Il tema del superuomo era stato uno di questi a partire da Sansone ed Ercole; così mi sedetti e scrissi una storia di quel tipo, solo che in questa storia, il Superman era un cattivo.
(Jerry Siegel)
A partire da questo spunto, decisamente malvagio, Siegel e Shuster svilupperanno il personaggio di Superman, che ben presto si trasforma in eroe pronto a combattere per la giustizia:
Un paio di mesi dopo la pubblicazione di questa storia, mi venne in mente che un Superman eroe piuttosto che malvagio poteva diventare un personaggio di una grande 'comic strip' sulla scia di Tarzan, solo più super e sensazionale di quel grande personaggio.
(Jerry Siegel)
I due, quindi, si misero al lavoro: erano gli inizi del 1933 e questo secondo Superman, pur se eroico, non indossava ancora un costume:
Indossava semplicemente una T-shirt e dei pantaloni; era più simile a Slam Bradley che a qualunque altra cosa: giusto un uomo d'azione. Ma lo chiamammo The Superman. Era la seconda volta che utilizzavamo il nome, ma la prima per un personaggio del bene.
(Jerry Siegel)
Dopo una successiva rielaborazione di questa materia di base, i due autori iniziano finalmente a proporre le loro strisce(3) (parte delle quali verranno pubblicate sui quotidiani dopo il successo del personaggio sui comic book) a vari editori, fino a che nel 1938 non è la allora National, oggi DC Comics, a dare fiducia al personaggio, che sarà l'apripista di un nuovo antologico: Action Comics #1 del giugno 1938.
Le avventure di questo primo Superman, lette oggi, appaiono ingenue e sintetiche: in poche vignette gli autori concentravano molti avvenimenti, e per necessità propendevano per una visione chiara e semplice del mondo. Da un lato i buoni, rappresentati dagli eroi statunitensi, dall'altra i cattivi, nelle prime storie soprattutto nazisti, ma anche criminali letali, scienziati pazzi ed altri nemici più o meno assurdi (almeno agli occhi del lettore moderno). In tutto questo Superman si dimostrava l’eroe senza macchia e senza paura dei poemi cavallereschi, sempre pronto a riparare le ingiustizie, ad aiutare il governo e salvare la classica donzella in pericolo, generalmente la giornalista ficcanaso Lois Lane. E' interessante notare come, nonostante il periodo, Siegel caratterizzò Lois, che può essere vista come una evoluzione dei personaggi femminili che costellavano i fumetti non-Superman della coppia(4), con un carattere forte e deciso che nella sua mente mise sin da subito in competizione Superman, l'inarrivabile eroe senza macchia e senza paura, con Clark Kent, collega di Lois senza troppe attrattive.
D'altra parte la caratterizzazione di Superman come eroe infallibile (o quasi) sembrerebbe una diretta conseguenza di quanto accaduto alla famiglia Siegel nella notte del 2 giugno del 1932(5): a causa di una rapina al suo negozio il padre Mitchell muore per un attacco di cuore. Sia per Brad Meltzer, sia per Gerard Jones, con quest'ultimo ad aver scoperto e rivelato sul libro Men of Tomorrow nel 2004 il lutto nella famiglia Siegel, questo evento traumatico, che fa dello scrittore un testimone diretto dei problemi criminali dell'epoca, ha in qualche modo influenzato la caratterizzazione finale del personaggio, quasi un modo personale per esorcizzare il lutto familiare avvicinandosi agli ideali di giustizia che Superman ha rappresentato in questi 75 anni di pubblicazioni.

mercoledì 18 dicembre 2013

Gli studenti di storia

Nel lontano aprile 2013, parlai di questo libro di Alan Bennett qui, e adesso lo ripropongo anche nello spazio di mio fratello.
Lo faccio ora per un solo motivo: ieri finalmente abbiamo visto lo spettacolo a teatro. Che dire, stupendo! Attori molto giovani e bravissimi, scenografia perfetta e recitazione sublime, sono riusciti a trasmettere tutto ciò che c'è nel libro.
Ritornando al libro, Alan Bennett non delude mai, anche se è scritto come pièce teatrale e non come il solito racconto. Un intreccio di storie, amori, vita tra i banchi di scuola. Otto studenti di storia, che vogliono diplomarsi e andare nei college più rinomati, otto ragazzi con le loro idee, le loro vite e i loro pensieri. Otto vite che si incontrano e si scontrano, si intrecciano tra di loro e con le vite dei professori, che sono anche un po' maestri di vita.
Bella e interessante anche l'introduzione scritta da Bennett, in cui racconta come è nato questo libro e racconta anche un po' della sua vita, scolastica e non solo.

Libro da leggere e spettacolo da vedere!


martedì 17 dicembre 2013

A ognuno il suo...?

Yodlééééééiiiiiiiiiiiiiiiii
Romano
: Picchiateci in testa, ma lasciate a noi il compito di gridare!

(da Asterix e gli Elvezi, di Goscinny e Uderzo, dal volume Asterix e Obelix alla conquista del mondo, ed.Mondadori, trad.Luciana Marconcini)

lunedì 16 dicembre 2013

Sir James Jeans sull'etere

Sir James Hopwood Jeans (vedi anche la Britannica), fisico, astronomo e matematico, in Electricity and Magnetism ha espresso alcune posizioni riguardo l'etere abbastanza chiare e semplici (citazioni originali via sunclipse.org, su segnalazione, tempo addietro, via twitter, del prode Juhan):
Se, allora, continuiamo a credere nell'esistenza di un etere, siamo costretti a credere che non solo tutti i fenomeni elettromagnetici cospirano per nasconderci la velocità del nostro moto attraverso l'etere, ma anche che i fenomeni gravitazionali, che per quanto è noto non hanno nulla a che fare con l'etere, sono parte della stessa cospirazione. Il punto di vista più semplice sembra essere che non c'è alcun etere. Se accettiamo questa visione, non c'è alcuna cospirazione di occultamento, per la semplice ragione che non c'è più nulla da nascondere.
Si può, però, esaminare il problema dell'etere da un punto di vista possibilista, per certi versi più scientifico di chi, quell'etere, lo propose:
Se ancora desideriamo mantenere l'ipotesi di un etere attraverso cui luce e fenomeni elettromagnetici sono propagati, dobbiamo sistemare le proprietà di questo etere in accordo con gli esperimenti. Ora, abbiamo visto che, per quanto un osservatore e una sorgente di luce si muovano, la superficie formata dalla luce emessa in ogni istante sarà una sfera con l'osservatore al suo centro. Se l'osservata velocità costante della luce è semplicemente la velocità costante di propagazione attraverso un mezzo etereo, seguirebbe che ogni osservatore deve trasportare un etere completo intorno a lui. Ciò toglie all'etere la maggior parte della sua realtà. Non possiamo del tutto affermare che l'etere è ridotto a una immaginazione soggettiva, come una semplice analogia mostrerà. Un certo numero di viaggiatori dovrebbero descrivere in linguaggio comune ciò che vedono osservando un arcobaleno. L'angolo dell'arcobaleno dovrebbe essere lo stesso per ogni viaggiatore, e nessun percorso attraverso l'arcobaleno causerebbe sottenderlo a un angolo maggiore. Se i viaggiatori confrontano le osservazioni, dovrebbero concludere che ogni viaggiatore trasportava il proprio arcobaleno con sé. Ciò non proverebbe, comunque, che l'arcobaleno sia semplicemente un'illusione soggettiva; quando l'arcobaleno scompare per un viaggiatore, scomparirebbe per tutti. Considerazioni come quella che abbiamo menzionato non dimostrano con rigore che la luce non può propagarsi attraverso un etere, ciò che provano è che se un etere esiste, deve essere qualcosa di molto differente dall'etere assolutamente oggettivo immaginato da Maxwell e Faraday.
Direi che la seconda citazione è decisamente ispirativa, al di là del discorso sull'etere, perché è un modo differente di raccontare l'atteggiamento della scienza sul mondo e su quello che ci racconta.

venerdì 13 dicembre 2013

Amico atomo

Heinz Haber è stato un fisico nucleare tedesco che, come il più famoso Werner von Braun, è emigrato negli Stati Uniti e qui ha iniziato a fare il consulente scientifico, in particolare per Walt Disney. Mentre von Braun coltivava e alimentava il sogno dell'esplorazione spaziale (è difficile immaginare la conquista della Luna da parte degli Stati Uniti senza il suo apporto), Haber si occupò in particolare dell'energia atomica. Il suo libro più noto, infatti, è Our friend the atom, volume illustrato edito dalla Disney e diventato anche un documentario scientifico animato. Giunto in Italia nel 1960, tre anni più tardi dall'uscita originale, con il titolo di La storia del nostro amico atomo per la Mondadori, l'allora licenziatario disneyano, racconta delle immense possibilità che l'energia atomica apriva al futuro dell'umanità.

giovedì 12 dicembre 2013

Prova a sentire l'ellisse

Josef Albers è stato un artista tedesco che, nel 1933, a causa del nazismo, emigrò negli Stati Uniti, dove prese la nazionalità. Circa un paio di mesi fa, a Brera, è stata proposta una piccola mostra con i suoi disegni, molti dei quali di ispirazione esplicitamente geometrica, tanto che la mostra si intitolava Prova a sentire l'ellisse. Un'ampia sezione della mostra è stata dedicata ai suoi omaggi al quadrato, delle rappresentazioni del quadrato in cui a variare erano colore e sfumature:
La galleria degli scatti che ho fatto in quell'occasione può essere vista completamente su flickr.
Leggi anche: History of Curved Origami Sculpture.

P.S.: ci tengo a sottolineare che, nonostante questo genere di arte presenti un certo interesse per il suo contenuto matematico, resta per me incomprensibile il suo alto apprezzamento economico, soprattutto rapportato con il lavoro degli insegnanti di matematica, che questa arte la fanno più o meno ogni giorno. Tolto questo sassolino (non nei confronti degli artisti, ma di quelli che li prezzano), direi... al prossimo incontro tra arte e matematica!

mercoledì 11 dicembre 2013

Viaggio al centro della Galassia

Il centro della nostra galassia, posto a circa 27000 anni luce dalla Terra nella direzione della costellazione del Sagittario, è occupato da un buco nero supermassiccio. Questo buco nero contiene oltre 4 milioni di volte la massa del nostro Sole in un'area più piccola di metà di quella coperta dall'orbita di Mercurio. La materia che cade all'interno del buco nero arriva a temperature di milioni di gradi, il che rende l'area brillante per le onde radio e gli infrarossi. Questa sorgente radio è detta Sagittarius A*; il buco nero non può essere visto direttamente.
Nei passati 16 anni, gli astronomi hanno tracciato l'orbita completa di una stella, S2, intorno al buco nero. Al suo punto più vicino, S2 arriva fino a 17 ore-luce dal buco nero. Dallo studio dei moti kepleriani di S2 e di un'altra stella vicina al centro galattico, gli astronomi hanno determinato che queste stelle devono essere sotto l'influenza di un oggetto compatto enormemente massivo. Il solo oggetto celeste che potrebbe possedere queste richieste è un buco nero. Un enorme buco nero.
Il video che avete visto (o state vedendo), inizia con un'immagine che mostra una porzione grande circa 3 anni luce del centro della nostra galassia. Si prosegue quindi con uno zoom verso il centro e quindi con le orbite di varie stelle che ruotano intorno al buco nero.
Traduzione e adattamento del testo di accompagnamento al video.
Credit: Eso

domenica 8 dicembre 2013

Il muro dei serpenti

Una delle particolarità di questo romanzo (scovato su una bancarella al mercato) e della serie cui fa parte è che i protagonisti riescono a viaggiare tra i mondi fantastici delle varie leggende nordiche (uno dei protagonisti viene dal mondo di Faerie, mentre il viaggio raccontato da de Camp e Pratt va dal Kalevala finlandese alle leggende eroiche irlandesi) utilizzando delle formule di logica simbolica opportunamente adattate e recitate per raggiungere il mondo scelto.
Questo, quindi, colloca la magia come una delle tante forze dell'universo controllabile attraverso una delle branche della matematica. La sottigliezza interessante è poi che per ogni mondo le formule sono leggermente differenti non solo a causa delle lingue differenti, ma anche per differenze culturali e, probabilmente, anche per differenti geografie, seguendo una interpretazione presente nella geomantia di Moore.
La serie completa, comunque, non credo sia stata pubblicata interamente in Italia, almeno non in volume unico: sicuramente c'è stata una raccolta, Il castello d'acciaio (altra recensione), edito dalla Nord, ma sembra che l'ultima edizione, The Mathematics of Magic: The Enchanter Stories of L. Sprague de Camp and Fletcher Pratt, non abbia ricevuto una corrispondente edizione italiana. De Camp, comunque, uno dei primi a realizzare, tra l'altro, una cronologia delle storie howardiane di Conan, si è anche occupato di vari argomenti non fiction, proponendo libri e articoli, occupandosi, tra le altre cose, di geomitologia e mitologia più in generale.

venerdì 6 dicembre 2013

Il paradosso quantistico di Zenone

E' semplice mostrare utilizzando la teoria standard che se un sistema parte in un autostato di una qualche osservabile, e le misure sono fatte tali da osservare N volte in un secondo, allora, anche se lo stato non è stazionario, la probabilità che il sistema sarà nello stesso stato dopo, diciamo, un secondo, tende a uno al tendere di N all'infinito; cioé, che l'osservazione continua impedirà il moto ...
(Alan Turing citato da Andrew Hodges in Alan Turing: Life and Legacy of a Great Thinker)
o in termini più semplici
Gli assiomi standard della meccanica quantistica implicano che nel limite di osservazioni continue un sistema quantistico non può evolvere.
(sempre Andrew Hodges in Alan Turing: the logical and physical basis of computing - pdf)
Inizialmente noto come paradosso di Turing, in onore del matematico che lo formulò negli anni Cinquanta del XX secolo, venne successivamente identificato come effetto quantistico di Zenone, risultando nei fatti una versione avanzata del famoso paradosso di Zenone della freccia, il cui risultato ultimo era la negazione del moto. Una prima formulazione e derivazione dell'effetto la si trova in Does the lifetime of an unstable system depend on the measuring apparatus?, mentre i primi a identificarlo come paradosso quantistico di Zenone furono George Sudarshan e Baidyanath Misra, che stabilirono che una particella instabile non decadrà mentre è tenuta sotto continua osservazione(1) per capire se decadrà o meno. Gli stessi autori, però, cercano di salvare capra e cavoli (ovvero la giustezza matematica del teorema con il senso comune quantistico):
Esiste un principio fondamentale nella teoria quantistica che nega la possibilità dell'osservazione continua.(1)
D'altra parte gli italiani Ghirardi, Omero e Rimini, insieme con Weber mostrano che:
(...) ove si tenga conto in modo appropriato delle relazioni di indeterminazione, l'argomento che porta al paradosso [quantistico di Zenone] non è più valido.(2)
Il punto cruciale nella dimostrazione di Ghirardi e soci è il principio di indeterminazione di Heisenberg riformulato per tempo ed energia(3):

giovedì 5 dicembre 2013

Mollo tutto! E faccio quello che mi pare

Non avrei mai pensato di poter scrivere su un libro del genere. La mia ingenuità mi fece prendere questo libro (era 'impacchettato' quindi non ho potuto sbirciare all'interno delle pagine per vedere com'era) perché pensai fosse un romanzo. Invece no! Non è un romanzo ma un libro con suggerimenti, 'linee guida' per chi vorrebbe cambiare lavoro o almeno divertirsi lavorando.
Detta così sembra davvero una stupidaggine (e devo ammettere che una piccolissima parte di me lo pensa ancora), però non posso certo dire che tutto il libro lo sia. La maggior parte dei suggerimenti che dà penso siano corretti, e a mio parere se seguiti con convinzione e fermezza possono davvero portare ad ottimi risultati.
Non è un libro indispensabile, ma se vi capita tra le mani, in biblioteca, o se qualche conoscente riesce a prestarvelo, o se, come me, lo trovate in qualche banchetto a poco prezzo, leggetelo e prendete spunto! Anzi, leggetelo e seguitelo! E chissà, tra un po' di tempo riuscirete a raggiungere il vostro desiderio!

PS: dopo la lettura del libro la mia definizione è "scanner"