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lunedì 31 dicembre 2012

Un personaggio, le sue citazioni: Rita Levi-Montalcini


ritratto di orticanoodles - fonti: deviantart | flickr
Rita Levi-Montalcini è nata il 22 aprile del 1909 a Torino. Si è trasferita in Belgio nel 1938 a causa delle leggi razziali per poi ritornare in Italia, ad Asti, alla fine della guerra. Qui ha allestito un piccolo laboratorio per studiare il sistema nervoso dei polli. Nel 1947, insieme con il suo amico Renato Dulbecco, è andata negli Stati Uniti dove è rimasta fino al 1977. Nel 1986 ha vinto il Premio Nobel per la medicina insieme con il suo allievo Stanley Cohen
per la loro scoperta dei fattori di crescita.
Riguardo il potenziale degli NGF, scrisse nella Nobel lecture:
Ad esempio, quando la morte cellulare di specifiche popolazioni neuronali può essere collegata a una diminuita disponibilità locale di fattori neurotrofici, come gli NGF, il suo apporto esogeno o la stimolazione della produzione endogena tramite agenti farmacologici possono offrire un approccio promettente per malattie attualmente incurabili.
Riguardo il ruolo delle donne nella scienza, ebbe a dire:
L'umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi.
Nel 1975 venne supportata dalla Fidia, un'industria farmaceutica italiana, ma in una decina di anni si scoprì che il farmaco pubblicizzato era nocivo. Riguardo questa storia dichiarò a Riccardo Chiaberge:
Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all'industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.
Aveva anche una precisa opinione sul rapporto tra i giovani e la tecnologia:
Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell'ignoto.
In questo senso era, ed è ancora un esempio per tutti noi:
Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.
Ci ha lasciato il 30 dicembre del 2012. A Roma. Aveva 103 anni.
Non ho mai saputo tenere un protocollo. Tutto in me è immaginazione, intuito. Niente è scientifico.
Io non sono una scienziata, sono un'artista della scienza.

Levi-Montalcini R. (1987). The nerve growth factor: Thirty-five years later, Bioscience Reports, 7 (9) 681-699. DOI: (pdf)
Citazioni di Rita Levi-Montalcini
Wiki-biografie: italiano | inglese
Video-intervista con Tullio Regge

domenica 30 dicembre 2012

Notturno

More about Notturno
La quasi totalità della produzione letteraria di Lovecraft può essere classificata sotto la voce horror. Forse solo una manciata di racconti possono essere ragionevolmente indicati come gotici e ognuno di questi ha sicuramente una caratteristica fondamentale: una parte dell'avventura avviene in sogno, e il sogno trasporta il protagonista in un mondo alieno. Ciò che rende i racconti da sogno di Lovcraft più vicini all'horror che non al gotico è essenzialmente il senso di alienazione che il sognatore prova una volta che viene trasportato nel mondo extraterrestre di destinazione.
In ogni caso uno degli elementi che permette di distinguere il gotico dall'horror è proprio l'atmosfera, sognante, a volte stagnante, e una maggiore attenzione verso un po' tutta la gamma dei sentimenti e non un esclusivo interesse verso la paura. Con questi pochi ingredienti è semplice identificare Il castello di Otranto come gotico (è, anzi, considerato come il capostipite del genere), così come lo stesso Dracula, considerato da molti come l'ultimo romanzo del genere (almeno di quello classico, visto poi il successo della serie sui vampiri di Ann Rice, che ha riportato questo sottogenere del fantastico all'attenzione del pubblico di lettori seriali). Ed è soprattutto per l'atmosfera presente dentro Notturno di Salvador Sanz, fumettista argentino dal tratto preciso e dettagliato, che ricorda il mangaka Minetaro Mochizuki, autore, tragli altri, di Dragon Head, che possiamo classificare questa historieta come gotico.
La vicenda è di base lovecraftiana: Lucia e Lucio, quando si addormentano, vengono trasferiti in un mondo alieno, una terra parallela, abitata da una specie di giganteschi uccelli rapaci, che per mantenere l'equilibrio tra i mondi, vengono spediti nella Bueno Saires dei due ragazzi a occupare lo spazio fisico dei due. E quasi come in un sogno i due ragazzi si trovano a vagare per Vertiguel, dove raccolgono informazioni riguardo il piano degli uccelli e soprattutto di come loro posseggono la chiave per rompere l'equilibrio tra i due pianeti paralleli.
In effetti, ripercorrendo la tradizione del neogotico romantico (quello di Twilight e simili, per intenderci), Notturno è innanzitutto una storia d'amore, ma non contrastata dal fatto che uno dei due è un vampiro (scegliete pure un altro mostro differente) o perché fatto parte di due razze di mostri in guerra tra loro, ma più che altro contrastata dalle circostanze. I due infatti si incrociano, si sfiorano, raccolgono separatamente informazioni e finalmente si incontrano. E si amano, perché, come scrive Alan Moore in Promethea, l'amore è la magia più grande del creato (diciamo che questa versione è leggermente più romantica rispetto a quella originale...) e permette loro di trasformarsi e mantenere il controllo sull'uccello che entrambi, insieme, diventano. Non è, dunque, il personaggio solitario che, per un qualche motivo, sospeso tra due mondi vive il dramma della scelta, ma in questo caso sono due esseri completi, che più che vivere sospesi sembrano attendere il momento della verità per scoprire, loro per primi, quale sarà la scelta.
Il romanzo contiene, poi, alcune interessanti suggestioni, alcune probabilmente inconsapevoli. Ad esempio, per consentire l'apertura delle porte tra i due mondi, il mago Ciempiés, metà uomo, metà uccello, utilizza il così detto Sghignazzante, una via di mezzo tra la mitica Fenice e gli uccelli urlatori utilizzati da Amelia per distruggere il vetro indistruttibile che, in una storia del grande Carl Barks, ricopriva il deposito di Paperone. Il momento del passaggio dei due corpi dal proprio mondo a quello parallelo sembra poi richiamare L'esorcista, anche se più che trasmettere un senso di orrore e disagio, trasmette dolore fisico.
La riunione che Ciempiés fa di tutti i sognatori a Puerto Madryn richiama, con tutti i distinguo del caso, l'assemblamento fatto dagli alieni nello stadio di Buenos Aires ne L'eternauta (non dimentichiamo, ad ogni modo, che in Notturno la riunione dei sognatori avviene su aerei cargo), a dimostrazione da una parte di quanto forte è una immagine come quella raccontata da Oestered e Lopez, e dall'altra da quanto è ancora aperta la ferita dei desaparesidos in Argentina. Infine l'ultima suggestione lovecraftiana, quella più esplicita, riguarda il bambino gufo, rappresentato come un enorme uccello incurvato sotto il suo stesso peso,
(...) un uccello mascherato da uomo.

sabato 29 dicembre 2012

Il castello scomparso in mare

More about Il castello scomparso in mare. L'incredibile storia di Ippolito Nievo
I festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia, se da una parte non hanno portato delle grandi discussioni critiche su quegli eventi storici e su come l'unità sia stata gestita dopo la conclusione delle operazioni belliche, dall'altra, però, ha portato alla ribalta mostre, progetti e persone che hanno messo sicuramente la passione del proprio mestiere oltre che l'amore per l'Italia stessa. In particolare in campo fumettistico, molti cartoonist hanno risposto con grande passione alla chiamata di questo o di quell'altro progetto. Ad esempio all'interno della collana Sulle rotte dell'immaginario che Stefano Gorla e Angelo Nencetti hanno curato per conto de Il Giornalino e del Museo italiano del fumetto e dell'immagine di Lucca, due volumi, Storie d'Italia, sono stati dedicati all'interpretazione di alcuni dei più noti cartoonist italiani della storia della nostra penisola. Ai due volumi hanno partecipati autori del calibro di Carlo Ambrosini, Francesco Artibani, Ivo Milazzo, Giorgio Cavazzano, Sergio Toppi, che ha anche realizzato la copertina del primo volume e la storia d'apertura di tutto il progetto.
In particolare la storia di Toppi, Un lungo cammino, parte praticamente dalla preistoria fino alla conclusione dell'unità e alla fine della spedizione dei mille di Garibaldi. Se da una parte questi due volumi, abbastanza snelli (poco più di 125 pagine), hanno come unico obiettivo quello di catturare lo spirito dell'Italia, non sono certo sufficienti per approfondire alcune delle figure più importanti del risorgimento italiano. Tra queste uno dei garibaldini più noti è sicuramente Ippolito Nievo. Colonnello dell'esercito di Garibaldi, Ippolito è uno dei garibaldini più amati, come spiega Giacomo Vit nella postfazione de Il castello scomparso in mare, tanto che lo stesso Garibaldi ne piange la scomparsa, avvenuta in mare durante il naufragio del vaporetto Ercole salpato da Palermo il 4 marzo del 1861 e colato a picco a causa di una tempesta quella stessa notte.
Nievo, che aveva ancora 29 anni quando le fredde acque del mare Mediterraneo lo abbracciarono, è noto soprattutto per l'unico romanzo, Le confessioni di un italiano, che venne pubblicato postumo nel 1867 con il titolo de Le confessioni di un ottuagenario perché quel primo editore, Le Monnier di Firenze, aveva paura che venisse preso non per un romanzo ma per un'opera politica: in fondo l'unità d'Italia era ancora abbastanza fresca e non era ben vista da tutta la popolazione, come è anche stata molto brava a sottolineare Erika De Pieri nel corso del romanzo a fumetti edito da Lavieri in collaborazione con Venchiaredo.
Che tutta l'operazione portata avanti prima dai garibaldini e poi conclusa dai piemontesi non fosse chiara o ben vista da una fetta più o meno ampia della popolazione è cosa nota ed evidente già semplicemente leggendo quel capolavoro che è Il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa, che grazie anche al film di Luchino Visconti, ha diffuso nel mondo un pezzo importante della storia d'Italia che va ben oltre i film holliwoodiani sull'antica Roma (ben fatti, certo, ma comunque limitati ad un arco narrativo ristretto, come se l'Italia fosse tutta là e nulla più...). In particolare nel romanzo di Lampedusa sono soprattutto il prete e il patriarca a essere sospettosi nei confronti della nascente nazione, che nelle parole promette di rendere liberi i poveracci, ma che nei fatti sta semplicemente cambiando un padrone con un altro, magari restituendo il potere ai soliti noti attraverso la democrazia rappresentativa.
Questo dramma che visse l'Italia durante e subito dopo l'unità d'Italia viene rappresentato molto bene dalla rissa sulla nave tra i marinai e i soldati di Nievo. A un certo punto, infatti, uno dei marinai grida:
Garibaldini dei miei stivali! Siete solo dei mercenari!
L'episodio genera nel ragazzino che ha fatto amicizia con il colonnello un problema apparentemente insolubile: il suo amico Ippolito è un bandito oppure no?
E' difficile spiegare a un ragazzino di 10 anni, come uno stesso uomo possa essere visto come eroe da alcuni... e tacciato di delinquente da altri.
Per spiegare questo concetto, che spesso non è ben chiaro nemmeno a un adulto, il Nievo fumettistico utilizza una storia, quella di Spaccafumo, prima fornaio di paese e poi bandito da Cordovado perché aveva difeso una signora del paese contro i soprusi di un tutore della legge.
Non sempre la legge è giusta, non sempre chi la sfida è cattivo.
Non è mio compito adesso entrare nel dettaglio di questa frase che Erika De Pieri mette in bocca a Nievo, ma ci tengo a sottolineare come storicamente è dietro queste buone intenzioni di molti banditi che si è nascosta per secoli la criminalità organizzata italiana (e non solo), costruendo, così, un rapporto di fiducia con la popolazione, che veniva presa per i fondelli due volte: dai mafiosi che promettevano di proteggerli contro i soprusi dei potenti e dai politici che promettevano di proteggerli contro le violenze dei banditi.
Al di là dello sfogo più o meno sentito, torniamo però al fumetto. Il castello scomparso in mare non è solo una storia sull'unità d'Italia, ma è soprattutto la storia di un bambino che sta crescendo, è anche una storia d'amore, più o meno classica, ed è una storia poetica, fatta di immagini che sembrano a volte uscite da una cartolina, altre da ricordi un po' confusi. Erika infatti utilizza diverse tecniche illustrative per rappresentare i vari momenti di una storia costituita con immagini prese in prestito anche da Le confessioni di un italiano.
Per la storia principale utilizza uno stile chiaro, molto simile a quello di ... ne Le tre ombre. E con Le tre ombre, Il castello scomparso in mare condivide anche l'alternanza di stili, con figure allungate per alcuni dei punti cardine della vicenda, come ad esempio a pag.24 quando il piccolo Ippolito viene sgridato per essere stato fuori troppo tempo. Per sottolinearela drammaticità, per la mente di un bambino, di quella situazione, la De Pieri disegna, poi, l'illustrazione su un foglio nero, come molte altre scene del romanzo, come ad esempio alcune delle visioni che costituiscono il naufragio della Ercole, ottenendo l'effetto di un graffito (questa tecnica consiste semplicemente nel colorare un foglio bianco con strati di pastelli di colori diversi, fino all'ultimo strato da realizzarsi con il pastello nero. Alla fine del processo di ricoprituradel foglio si disegna utilizzando una punta, ad esempio quella del compasso, grattando lo strato nero fino ad arrivare al colore che ci interessa far emergere. In questo caso, però, è importante avere in mente ben chiaro il soggetto da rappresentare).
La tecnica sembra un alternarsi tra acquerelli e pastelli, e l'effetto complessivo non è semplicemente gradevole, ma perfetto per una storia molto bella e romantica, infantile e al tempo stesso adulta, drammatica ma anche divertente. E alcune delle pagine più belle non sono altro che rappresentazioni dei luoghi di Nievo o delle immagini evocate nel suo romanzo, che il lettore avrà modo e piacere di scoprire anche grazie all'ottima e puntuale postfazione di Giacomo Vit.

venerdì 28 dicembre 2012

I viaggi dell'Orsa Maggiore

Quando vinsi il concorso di Gravità Zero per la spiegazione più bella su cosa fosse il bosone di Higgs, da fare in 140 caratteri, tra i libri disponibili scelsi I viaggi dell'Orsa Maggiore per una serie di buoni motivi. Innanzitutto perché è un libro di astronomia, e questa è una passione abbastanza comune e diffusa tra i fisici (senza contare che lavorando, più o meno, presso l'Osservatorio Astronomico di Brera, poteva diventare fonte di ispirazione per il lavoro per le Olimpiadi dell'Astronomia); poi per via dell'autore, Emiliano Ricci, con il quale abbiamo scambiato giusto un paio di e-mail in occasione del mio primo Carnevale della Fisica come ospite (e tra l'altro, per non so quale problema, non salvai il post dopo aver aggiunto i suoi contributi, riparando così all'errore iniziale solo nel corso di quella giornata); e infine il titolo estremamente suggestivo, sia perché l'Orsa Maggiore è la costellazione che, nel cielo, permette di identificare la Stella Polare, quella che indica il nord, sia perché a questa costellazione è legata una leggenda dei nativi nordamericani:
Al tempo dei tempi c'era Nyah-Gwaheh, un orso femmina posseduto da un demone, così audace e famelico che la notte si spingeva perfino ai bordi dei villaggi a caccia di prede, terrorizzando la popolazione. All'arrivo dell'autunno gli abitanti di un villaggio mandarono a chiamare quattro fratelli, famosi per la loro abilità di cacciatori. Così i quattro si recarono nel villaggio insieme al loro cane e iniziarono la caccia.
Quando si inoltrarono nei boschi intorno al villaggio, li trovarono stranamente silenziosi. Nessun rumore. Gli uccelli non cantavano, e anche il vento aveva smesso di soffiare. Man mano che avanzavano, trovavano i segni delle unghiate dell'orso in alto, sui tronchi degli alberi. Capirono così che l'orso era gigantesco, e non solo...
Era proprio un demone capace di perfidi incantesimi: quando il più grasso dei quattro fratelli cercò di mangiare il suo pemmican, si ritrovò in mano un pezzo di carne putrida, pieno di vermi!
Il cacciatore grasso ci rimase molto male. Lui e i suoi fratelli camminavano da ore, erano stanchi e affamati, e proprio in quel momento il cane fiutò l'orso e scattò per inseguirlo. I quattro fratelli corsero dietro al cane e videro la Nyah-Gwaheh. Era una creatura enorme, l'animale più grande che avessero mai visto. Ma correva più veloce di un cervo, e presto li lasciò indietro.
Lo braccarono per giorni... lo inseguirono lungo tutta la valle, e poi sui fianchi delle colline, e poi su, sempre più su, la dove cominciavano le montagne... Finché il più grasso dei quattro decise che ne aveva abbastanza. Così finse di inciampare, cadde a terra e poi disse ai fratelli che si era slogato una caviglia. Era un trucco per farsi sostenere. COsì uno dei fratelli andava avanti portando anche la lancia del grassone, mentre gli altri due lo sostenevano per aiutarlo a camminare. Il cane, sempre davanti a loro, seguiva l'odore della Nyah-Gwaheh.
Quella notte, in cima alla montagna, il cane raggiunse l'orso, e quando il cacciatore grasso sentì i suoi latrati disse ai fratelli: "Potete lasciarmi, la mia gamba va meglio". Fresco e riposato, corse molto più degli altri... Raggiunse la Nyah-Gwaheh proprio mentre questa stava attaccando il cane... e scagliò la sua lancia, centrando in pieno il cuore del mostro.
Quando i suoi fratelli lo raggiunsero, il cacciatore grasso aveva già acceso un fuoco e squartato l'orso per arrostire le sue carni.
I quattro fratelli misero la carne al fuoco e poi mangiarono a sazietà, e le ore passarono fra un boccone e l'altro, tra i racconti di caccia, di guerra e di donne. E solo quando ogni osso della Nyah-Gwaheh fu spolpato, e quando perfino il cane fu sazio, solo allora il cacciatore grasso, sentendo le palpebre pesanti, chinò la testa per dormire... Ma subito la risollevò, con gli occhi spalancati per lo stupore. "Fratelli," disse, scuotendo gli altri tre, "guardate in basso!"
Non c'era più la montagna sotto di loro. C'era il mondo intero. Fuggendo dai cacciatori, la Nyah-Gwaheh aveva usato la sua magia per salire fino al cielo, e loro l'avevano inseguita fin lassù.
E poi accadde un nuovo prodigio. Le ossa spolpate della Nyah-Gwaheh cominciarono a rimettersi insieme e la carne e i muscoli si riformarono attorno a esse e, nel giro di pochi istanti, la Nyah-Gwaheh era ritta in piedi davanti ai quattro stupefatti... E dopo si voltò e scappò, come per sfidare i cacciatori a inseguirla di nuovo...
E la caccia ricominciò in mezzo alle stelle.
Così avvenne allora e così avviene ancora. All'arrivo dell'autunno i quattro cacciatori raggiungono l'orso, e quando lo uccidono il suo sangue precipita giù dal cielo e cola sul mondo, tingendo di rosso le foglie. E dopo essere stato mangiato, l'orso rinasce dalle proprie ceneri e riprende la sua fuga nel cielo.
Se guardi il cielo di notte puoi vederla, la Nyah-Gwaheh, e i cacciatori dietro di lei. Anche gli uomini bianchi la conoscono, e quel gruppo di stelle lo chiamano "Stelle dell'Orsa".

(da Caravan #7, Al centro del nulla, di Michele Medda e Fabio Valdambrini)
La struttura del libro è molto semplice. Ogni capitolo è suddiviso in due parti: la prima racconta un episodio particolare della vita di Emiliano, la seconda approfondisce un concetto dell'astronomia o del lavoro dell'astronomo. Il libro inizia con il 1969, l'anno in cui ebbe inizio la passione per lo spazio dell'autore: nel primo capitolo si occupa, per la parte scientifica, proprio della Stella Polare e del nord celeste, mentre nel secondo, in maniera assolutamente inevitabile, non può non tornare con la memoria alla mitica impresa di Armstrong e Aldrin e al loro sbarco sulla Luna:
Era la notte del 21 luglio 1969, e un telegiornale lunghissimo ci aveva mostrato, per la prima volta, fantastiche immagini (più per l'immaginazione che per la qualità...) di un mondo lontano, ora improvvisamente vicinissimo. Io c'ero.
Non so dirvi bene se sia più bella e interessante la parte scientifica, o più emozionante e appassionante l'autobiografia di Emiliano: certo è che è stato veramente bravo a trasmettere la passione e le emozioni per le osservazioni notturne, per la fondazione dei club di astrofili, per le notti al freddo passate ora come osservatore amatoriale ora per fotografare la cometa di Halley nel 1985, ora come divulgatore per raccontare qualcosa di più sulle supernove in occasione dell'esplosione della SN 1987A, ora come studente, andando in giro di qua e di là per il mondo, a volte anche insieme con la fidanzata (che poi sarebbe diventata moglie, come nelle più belle storie, che nemmeno nei romanzi!).
Ecco, non so proprio cosa mi sia piaciuto di più. Forse proprio quello che ha da raccontare, in entrambi i campi, quello della vita e quello della scienza, è in ogni caso interessante perché in ultima analisi Emiliano è una persona appassionata per la vita e per la scienza.

giovedì 27 dicembre 2012

Rex tremendae maiestatis

More about Rex tremendae maiestatis
L'ultimo romanzo della serie di Eimerich di Valerio Evangelisti sembrerebbe essere anche l'ultimo in assoluto (pur se l'autore si è lasciato una piccolissima scappatoia per permettere una prosecuzione che però gli dovrebbe precludere la possibilità di ritornare nell'ambientazione medievale). Con Rex tremendae maiestatis, poi, la serie sembra tornare a un romanzo complicato e immaginifico sulla falsa riga del bellissimo Cherudek, che viene anche citato, e mescola con grandissima maestria gli elementi fantastici della serie, con la fantascienza del lontano futuro, che ha come al solito una influenza (e ne viene a sua volta influenzata) più o meno diretta sul lontano passato, con alcune considerazioni sulla politica, in particolare siciliana, del tempo che sono di una tremenda attualità ancora oggi.
Mentre gli elementi politici risultano come detto estremamente interessanti alla luce dell'invariata situazione politica attuale(1), gli elementi fantastici sono tutti basati su una fusione tra cabala e alchimia, dove l'avversario di Eymerich, Ramon de Tarrega, cerca di portare a compimento la grande opera alchemica rappresentata dall'uovo filosofale. Questo non è altro che un simbolo per rappresentare la fusione tra i quattro principali elementi alchemici con un quinto elemento in modo da ottenere una sorta di vita eterna (lo stesso esperimento che ad esempio in Caino si cerca di ottenere per mezzo della fusione fredda, ormai diventata più un gioco per alchimisti e per opere di fantasia). Ed è proprio per evitare che Ramon ottenga questo potere e diventi il Rex tremendae majestatis che Eymerich deve, in un certo senso, non solo sconfiggere il suo avversario, ma anche fare in modo di prenderne il posto. Ne verrà alla fine una sorta di viaggio iniziatico che conclude degnamente la saga dell'inquisitore spagnolo più famoso d'Italia.

(1) Emblematica a questo proposito questa frase di Eymerich:
La Sicilia è dei baroni e tale resterà per decenni. La società avrà meno cambiamenti che all'epoca dei Sicani o dei Lestrigoni. Avete mano libera a tempo indeterminato.

mercoledì 26 dicembre 2012

Attraversare la strada

Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada.
Stephen Hawking via gravitazero

martedì 25 dicembre 2012

La leggenda dei due lupi

Uno dei migliori personaggi di Valerio Evangelisti è sicuramente Pantera, un palero, una sorta di stregone messicano, con la mira del pistolero provetto e infallibile. E' comparso in tre libri di Evangelisti, Metal Hurlant, Black Flag e Antracite. In particolare nel secondo, Black Flag, c'è una divisione tra due gruppi distinti di persone, entrambe in grado di trasformarsi in lupi, ma uno in un gruppo di lupi bianchi e l'altro in un gruppo di lupi scuri. La divisione tra i due gruppi è netta, ma ciò che nasconde dietro realmente l'ho scoperto solo di recente, grazie a Gavin Aung Than, che ha proposto in versione fumettistica una bella leggenda dei nativi nord americani sulla battaglia tra bene e male che si svolge dentro ognuno di noi.
Io ho provato a tradurre quel fumetto e ve lo propongo di seguito, che oggi mi sembra anche il giorno giusto (album completo):

lunedì 24 dicembre 2012

La finestra sull'improbabile

Questa è la didascalia che si trova sotto il poster con l'immagine dello spazio profondo scattata da Hubble su uno dei muri della sala da pranzo dell'Osservatorio di Brera:
More about E un'altra cosa...
Personalmente, però, ciò che abbino maggiormente al concetto di improbabilità è il motore della Cuore d'oro, la mitica astronave dalla assurda personalità protagonista della serie di romanzi della Guida Galattica per gli Autostoppisti.
La serie, che si era interrotta con il quinto volume di una trilogia (!), vede come protagonisti il terrestre Arthur Dent e l'extraterrestre Ford Prefect che girovagano per lo spazio dopo la distruzione della Terra per lasciare spazio a una autostrada spaziale. A riprendere le avventure dei due amici e di loro comprimari, astronave Cuore d'oro inclusa, ci pensa Eoin Colfer, più noto per la serie di Artemis Fowl, che in E un'altra cosa... costruisce un vero e proprio atto d'amore verso la saga di Douglas Adams.
In effetti, nonostante si ritrovino tutti i personaggi della saga, inclusa la Guida 3.0, non siamo di fronte a un romanzo della saga: Colfer ce la mette certamente tutta per inserire elementi assurdi nella tradizione della Guida e le parti meglio riuscite sono quelle costruite sulla falsa riga dei capitoli dei romanzi originali, con descrizioni più o meno dettagliate che partono dalle voci della Guida Galattica o da leggi della natura che verranno successivamente violate. In questo comunque divertente romanzo sarà protagonista anche una divinità dimenticata, il martellatore per eccellenza, Thor, dio del tuono, che permetterà all'autore di visualizzare anche una versione abbastanza noir di Asgard o di mettere in scena una nave spaziale vichinga, la nave di Thor, dal carattere non meno marcato della Cuore d'oro.
Alla fin fine, pur se è un romanzo che cerca di proseguire una saga irripetibile della fantascienza umoristica mondiale, è da prendersi semplicemente per quello che è: un atto d'amore alla Guida Galattica e a Douglas Adams.

domenica 23 dicembre 2012

Borax Karoff e la corsa delle auto

Come scritto su Frankensteina, Boris Karloff è l'iconico attore che più spesso viene associato al Monstro di Frankenstein. In un cartone animato del 1937, Porky's Road Race, dove si riprende la passione degli statunitensi per le corse su strada con automobili strane, come ad esempio nel distopico Death Race 2000, gli animatori Bob Bentley e Joe D'Igalo con il regista Frank Tashlin omaggiano Karloff e il mostro da lui interpretato inserendo nella corsa il malvagio Borax Karoff, che proverà tutti i trucchi possibili per vincere il premio finale.
Sono anche riuscito a recuperare il corto (dura sette minuti), e ve lo propongo qui di seguito:

venerdì 21 dicembre 2012

La medusa di Frank Zappa

Il piano di Nando è molto semplice. Andare negli Stati Uniti, al Bodega Marine Laboratory, lì dove la fauna non è ben nota, scoprire una qualche nuova specie, e, nel momento di dargli un nuovo nome, proporre una denominazione che lo ricordi in qualche modo in maniera tale da avere la possibilità di conoscerlo di persona.
Questo piano, che potrebbe sembrare complicato e dal risultato incerto, alla fine è anche andato a segno, perché Ferdinando Boero, ricercatore marino che dall'Università di Genova è andato in quella della California, ha scoperto una nuova specie di medusa, nel 1987, chiamandola Phialella zappai, in onore del grandissimo Frank Zappa.
Non solo questo atto di amore per l'artista ha dato inizio a una bella amicizia, ma lo stesso Zappa ha dedicato il concerto del 9 giugno 1988 a Genova al suo amico Nando (concerto noto come il jellyfish concert), oltre a dedicargli una variazione sulla famosa Lonesome Cowboy Burt, per l'occasione trasformatasi in Lonesome Cowboy Nando:
Il video l'ho fatto unendo l'mp3 della Performance live (scovato dal pdf Ferdinando Boero e la medusa di Frank Zappa), all'immagine della Phialella zappai che si trova nella galleria del National Geographic, L'incredibile storia della medusa immortale, che prende ispirazione da un'altra scoperta di Boerodel 1996 di una medusa in grado di invertire, in particolari condizioni di pericolo, il ciclo vitale.
La serata Zappa (che oggi nacque!), però, si conclude con una segnalazione via twitter di Peppe: Finding Higgs' boson, sempre del grandissimo Zappa:

Il volo

L'uomo lasciò la locanda la mattina dopo. C'era un cielo strano, di quelli che corrono veloci, hanno fretta di tornare a casa. Soffiava vento da nord, forte, ma senza far rumore. All'uomo piaceva camminare. Prese la sua valigia e la sua borsa piena di carta, e si avviò lungo la strada che se ne andava, di fianco al mare. Camminava veloce, senza voltarsi mai. Così non la vide, la locanda Almayer, staccarsi da terra e disfarsi leggera in mille pezzi, che sembravano vele e salivano nell'aria, scendevano e salivano, volavano, e tutto portavano con sé, lontano, anche quella terra e quel mare, e le parole e le storie, tutto, chissà dove, nessuno lo sa, forse un giorno qualcuno sarà così stanco che lo scoprirà.

FINE

(da Oceano mare, di Alessandro Baricco)

giovedì 20 dicembre 2012

Cosmicomiche: Le origini della Luna

Spero mi possiate perdonare per la citazione nel titolo!
Il nostro satellite, la Luna, è realmente affascinante, non solo per artisti e poeti, ma anche per gli scienziati. Ad esempio la prima e precisa descrizione della Luna venne fatta da Galileo Galilei nel Sidereus Nuncius:
Uno dei problemi che l'astronomia cerca di risolvere è quello sulle origini della Luna: ad esempio all'inizio del XX secolo era stata sviluppata la Earth-Moon Theory, così raccontata da LeRoy Hughbanks(8):
"La luna", dice il prof. Percival Lowell, "non si origina come un corpo separato, ma deve la sua nascita a una costola della Terra". Il dottor Lowell è un ardente sostenitore della "Earth-Moon Theory" e le sue visioni e deduzioni sono francamente espresse nei suoi due ultimi lavori scientifici, Mars as the Abode of Life e Evolution of Worlds, entrambi pubblicati dalla Macmillan Company, New York.
Grande importanza in questa discussione va a George Darwin con i suoi lavori sull'attrito mareale(6) e sugli sferoidi visosi(5):
Secondo Sir George Darwin, la Luna si sarebbe staccata dalla Terra per effetto d'una marea solare. L'attrazione del Sole agì sul rivestimento di roccia più leggera (granito) come su un fluido, sollevandone una parte e strappandola al nostro pianeta. Le acque che allora ricoprivano interamente la Terra vennero in larga parte inghiottite dalla voragine che la fuga della Luna aveva aperta (cioè l'Oceano Pacifico) lasciando allo scoperto il restante granito, che si frammentò e si corrugò nei continenti. Senza la Luna, l'evoluzione della vita sulla Terra, se pur ci fosse stata, sarebbe stata ben diversa.(2)
Un'altra bella descrizione della teoria è quella di Andrew Patterson:
In breve, la teoria dice che quando la Terra, dallo stato fuso, si è sufficientemente raffreddata da avere una crosta di materia solidificata dello spessore di circa 30 maglia su tutta la sua superficie, stava girando così rapidamente che l'attrazione gravitazionale e la forza centrifuga praticamente si bilanciavano una con l'altra. Per una qualche ragione, forse un qualche vasto e improvviso cataclisma, una gran parte di questa crosta è stata gettata via dalla Terra, e per l'azione della marea è stata gradualmente forzata verso l'esterno in un percorso a spirale. Per formare la Luna, deve essere stata espulsa una massa di questa crosta di circa trenta miglia di spessore e con una superficie vicina a quella delle aree combinate degli oceani presenti sulla Terra. Si suppone che questa immensa quantità di crosta sia stata in gran parte presa dall'attuale bacino del Pacifico, e che la parte rimanente della crosta terrestre, mentre ancora galleggiava su un interno liquido, si è separata in due pezzi che galleggiarono separatamente, e la distanza tra queste due parti è stata più tardi riempita con le acque dell'Atlantico.(7)
Seguendo Gerstenkorn(11) possiamo arrivare a una variazione in questa descrizione:
Secondo i calcoli di H. Gerstenkorn(11), sviluppati da H. Alfven(9, 10), i continenti terrestri non sarebbero che frammenti della Luna caduti sul nostro pianeta. La Luna in origine sarebbe stata anch'essa un pianeta gravitante attorno al Sole, fino al momento in cui la vicinanza della Terra non la fece deragliare dalla sua orbita. Catturata dalla gravitazione terrestre, la Luna s'accostò sempre di più, stringendo la sua orbita attorno a noi. A un certo momento la reciproca attrazione prese a deformare la superficie dei due corpi celesti, sollevando onde altissime da cui si staccavano frammenti che vorticavano nello spazio tra Terra e Luna, soprattutto frammenti di materia lunare che finivano per cadere sulla Terra. In seguito, per influsso delle nostre maree, la Luna fu spinta a riallontanarsi, fino a raggiungere la sua orbita attuale. Ma una parte della massa lunare, forse la metà, era rimasta sulla Terra, formando i continenti.(3)

lunedì 17 dicembre 2012

Dimostrazioni senza parole: il paradosso di Simpson

In statistica e teoria delle probabilità, il paradosso di Simpson accade quando un andamento (trend) che compare in diversi gruppi di dati successivamente scompare quando questi gruppi vengono combinati tra loro. Il paradosso, che può essere incontrato specialmente in medicina o nelle scienze sociali (come ad esempio nei sondaggi di opinione sulla politica!), in genere scompare quando si prendono in considerazione relazioni di causalità in precedenza non considerate.
Quella che segue è la dimostrazione del paradosso fornita da Jerzy Kocik (pdf)

Kocik J. (2001). Proof without Words: Simpson's Paradox, Mathematics Magazine, 74 (5) 399. DOI:

venerdì 14 dicembre 2012

Research Blogging in Italia e non solo: uno stato di salute

Ricordate quando con Moreno abbiamo scritto quel contributo a Comunicare Fisica sulla rete dei blog scientifici italiani vista attraverso le maglie di Research Blogging? In quell'occasione proponemmo anche un po' di statistiche sull'edizione italiana del progetto italiano, osservando come la fisica fosse uno dei punti di forza della comunità italiana, in evidente controtendenza rispetto alle altre edizioni (almeno in termini percentuali):
Quella tendenza sembra sia stata non solo confermata ma addirittura accentuata da quello che risulta dai risultati di un lavoro di ricerca condotto da un gruppo di ricercatori brasiliani e basato sui dati completi della piattaforma raccolti fino alla fine del 2011(1):
Non solo: dopo i blog inglesi, quelli italiani sono quelli che discutono di più di fisica, ma battiamo gli anglosassoni nella matematica (e questo lo prendo come un successo personalissimo della coppia Barozzi-Filippelli, che poi sarei io: scusate l'attacco di vanagloria!)
La tendenza è ancora più evidente se confrontiamo le torte, quella realizzata da Moreno con quella recentemente pubblicata su Plos(1):

mercoledì 12 dicembre 2012

Potenze del 12

Oggi è il 12/12/12 (accorciando il 2012 con 12) e allora viene immediatamente da pensare a un elevamento a potenza incredibile: 12^12^12
Il 12, poi, è un numero particolare, protagonista tra l'altro di quella che potremmo considerare come una sorta di disputa per il sistema metrico. Oggi, infatti, anche grazie alla rivoluzione francese (che al mondo ha dato tanto soprattutto in termini scientifici), si è diffuso il sistema metrico decimale, che a un certo punto aveva anche sostituito il sistema per contare il tempo: erano infatti stati realizzati degli orologi decimali in cui l'intera giornata era suddivisa in 10 ore lunghe ben 144 dei vecchi minuti duodecimali. Ogni ora era a sua volta suddivisa in 100 minuti, ciascuno lungo 86,4 dei vecchi secondi o ancora suddiviso in 100 dei nuovi secondi.
Questo sistema di contare il tempo non ebbe successo e si tornò alla usuale suddivisione del tempo in due porzioni di 12 ore ciascuna, e in un certo senso fu l'unica ma importante vittoria che il sistema duodecimale ottenne durante la riforma metrica della rivoluzione francese. Infatti il sistema decimale, prima di essere scelto per le ovvie ragioni di avere dieci dita, venne sfidato anche da altri sistemi metrici alternativi, tra cui quello a base 12, che viene spiegato molto bene nel video seguente:

lunedì 10 dicembre 2012

Sostegno, o della differenza tra pubblico e privato

E' successo, in questo anno scolastico, di essere stato contattato da un paio di scuole per supplenze per il sostegno. Una di queste, la prima, mi ha contattato via telefono (era una scuola dove ero già stato) e mi ha spiegato, di fronte alle mie perplessità, che quando finiscono le liste specifiche per il sostegno, vanno a pescare nelle altre liste.
Ovviamente, non sentendomi preparato per questo tipo di assistenza (la responsabilità per questo genere di supplenze è ben maggiore rispetto a quelle che si possono incontrare con una sola classe), ho deciso di rifiutare, ma sono ritornato con il pensiero a questa particolare situazione quando sono incappato in un annuncio dove si cercano educatori per alunni diversamente abili delle scuole dell'infanzia, primarie, secondarie di 1° e 2° grado statali e paritarie di milano. Questi i requisiti richiesti:
  • laurea triennali/specialistiche in Psicilogia, Sociologia, Servizio Sociale, Lettere e Materie letterarie, Scienze dell'educazione, Pedagogia, Scienze delle formazione o lauree equipollenti associate a corsi post diploma e/o corsi di aggiornamento/stage sulle tematiche relative alla disabilità e sulle tematiche educative per l'infanzia.
  • Lauara o Diploma Universitario di Educatore professionale associati a corsi post dipoma e/o corsi di aggiornamento sulle tematiche relative alla disabilità e sulle tematiche educative per l'infanzia.
  • i diplomati in varie discipline se accompagnati da esperienza triennale o quinquennale in contesti educativi nell'ambito della disabilità.
Come vedete in questo caso si cercano insegnanti con dei requisiti ben precisi e non pescando un po' dal mucchio.
Tutta la situazione ha un po' dell'assurdo, perché da un lato le scuole pubbliche si trovano in una situazione difficile a causa del famoso taglio dei docenti di sostegno, dall'altro un reclutatore privato può molto più facilmente assumere docenti di sostegno: basta pubblicare un annuncio senza dover aspettare la compilazione di una lista o l'uscita di un concorso.

P.S.: da come è scritto l'annuncio, sembra che l'agenzia cerchi insegnanti anche per scuole pubbliche. Credo sia perfettamente in regola, se ciò fosse vero, ma sarebbe ancora più sconfortante che un istituto pubblico, per fare un buon lavoro di reclutamento, debba rivolgersi a un'agenzia privata esterna, che può tranquillamente non rispettare le graduatorie (che evidentemente sono state completamente utilizzate) e non aspettare alcun concorso. Possibile che non ci siano delle competenze all'interno della scuola per portare avanti questo lavoro? O, ancora meglio, possibile che non ci sia la volontà di sfruttare le competenze acquisite dagli insegnanti più esperti per reclutare e formare i nuovi insegnanti, anche quelli supplenti?

sabato 8 dicembre 2012

Rachmaninoff Concerto No.3: solo version by Valentina Lisitsa

Roxanne

Aggiornamento: Per non so quale oscuro mistero la recensione completa non sembra sia stata pubblicata. Sono però riuscito a ricostruire, più o meno, l'intera recensione così come l'avevo pensata all'inizio.
Per cui buona lettura e soprattutto buon ascolto con la colonna sonora che Giorgio Salati ha scelto peril numero 4 di "Law"!
Un po' in ritardo, considerando che il 5.o e penultimo numero è in procinto di arrivare nelle edicole, provo a scrivere un paio di parole su Roxanne, la quarta uscita di Law. La storia, scritta da Giorgio Salati e disegnata da Stefano Carloni è una delle storie più complesse, intricate e ben poco scontate tra tutte quelle finora proposte. Se in effetti per i numeri precedenti gli amanti del genere legal thriller avrebbero potuto capire le intenzioni degli autori, in questo caso probabilmente solo il finale è per certi scontato, ma lo diventa solo alla luce del resto della storia.
Ovviamente per partire nel racconto, bisogna necessariamente iniziare con Bernie/Roxanne, una ragazza apparentemente stuprata da un compagno di scuola e i cui video sono finiti sul web, dove a ben guardare, però, non sembra così poco consenziente. Quindi cosa c'è veramente sotto questo apparente stupro? Cosa nasconde la madre di Bernie, una donna che, forse ossessionata dalla religione, ha cresciuto da sola la figlia, ingabbiandola dentro un ruolo troppo pesante per una adolescente, soprattutto alla luce di quel terribile segreto. Un segreto in grado di dividerla in due...

venerdì 7 dicembre 2012

Una generalizzazione del principio di Archimede

Un paio di giorni fa, mercoledì per la precisione, è passato dall'Osservatorio Alberto Parola, fisico teorico dei materiali dell'Università di Milano, che ha presentato un lavoro, realizzato insieme con Roberto Piazza, a capo di un piccolo gruppo sperimentale sempre a Milano, recentemente pubblicato su Soft Matter(1) dove viene aggiornato il principio di Archimede.
Questo principio è abbastanza semplice: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del volume del liquido spostato, ovvero, in termini matematici, detta $S$ la spinta di Archimede, $V$ il volume dell'oggetto immerso (che poi è anche il volume del liquido spostato), $\rho_l$ la densità del liquido, la formula per calcolare la spinta è semplicemente \[S = g \rho_l V\] dove $g$ è l'accelerazione di gravità.
Fino a che il liquido è semplice, costituito cioè da un'unica sostanza, come ad esempio l'acqua, non ci sono problemi, ma quando abbiamo a che fare ad esempio con una soluzione, ha senso iniziare a porsi la domanda se la spinta assume una qualche forma differente rispetto a quella semplice scritta poc'anzi. In effetti ci sono alcune evidenze che suggeriscono come il principio classico non sia rispettato sotto opportune condizioni. Ad esempio nel processo di separazione dei cloroplasti degli spinaci(2). In questo caso il gruppo di ricerca osservò una influenza anomala dei glicoli polietilenici sulla densità della soluzione dei cloroplasti. Fenomeni simili si osservano soprattutto quando si utilizzano i sistemi di ultracentirfugazione che, basandosi proprio sul principio di Archimede, vengono utilizzati per separare i componenti di una data soluzione. Ad esempio la densità degli organelli separati utilizzando una particolare tecnica(3) risulta differente in maniera evidente tra una soluzione con il saccarosio e una con il sale(1):
Note that the isopycnic densities of organelles fractionated in an iso-osmotic Percoll gradient are markedly different from those observed in hyperosmotic sucrose or salt gradients.(3)
Questi sistemi hanno tutti in comune una particolarità, quella di avere al loro interno in sospensione una serie di corpuscoli dalle dimensioni micrometriche o nanometriche, la cui dinamica può essere descritta attraverso il moto browniano. La prima osservazione del fenomeno risale al 1827 quando Robert Brown notò che il polline del grano sospeso in acqua si muoveva in maniera casuale(4, 5).
La spiegazione del moto browniano arrivò quasi per caso: l'idea di Einstein(6), infatti, era quella di trovare delle nuove prove teoriche che rafforzassero la teoria atomica. Iniziò immaginando che una miriade di atomi all'interno di un fluido dovessero fluttuare e, statisticamente, queste fluttuazioni in piccoli intervalli di tempo dovessero essere asimmetriche. A questo punto, portando avanti i calcoli, Einstein scoprì la così detta passeggiata dell'ubriaco, ovvero il percorso casuale di una particella alla deriva nel liquido(4).

Futuri insegnanti: studenti di serie B

Si sa che da quest'anno è stato introdotto il TFA, un corso che serve per formare i nuovi insegnanti che entreranno, si spera, nelle scuole. Ancora siamo in una fase sperimentale, perché come sempre per tenere buoni i precari storici, tra TFA e concorso c'era la sensazione che i molti paletti posti servissero per garantire in qualche modo proprio loro. Di tutte quelle polemiche, del fatto che tutte queste malignità abbiano un reale fondamento o meno non mi interesso quest'oggi, ma di un particolare che comunque qualcuno non ha considerato per nulla insignificante: qualora si passasse la selezione, il TFA andrebbe pagato dal futuro insegnante, in questo caso studente ovviamente, come un qualsiasi master.
Si può discutere all'infinito di questa soluzione ideata dal Ministero per finanziare i corsi, ma considerando che da un po' stanno circolando Master in cui sono gli studenti ad essere pagati direi che ha anche un certo cattivo gusto. Uno degli ultimi, segnalatomi da Lucia e il cui bando è da poco scaduto (cui non ho inviato la domanda per molti motivi, gli stessi per cui non l'ho divulgato in giro) è il master SPRINT dell'Università della Calabria.
Il master specifico dura due anni accademici e propone 3000 ore tra corsi (400 ore), esercitazioni da fare in laboratorio o in aula (400), stage (500 ore), realizzazione di un project work (300 ore), preparazione agli esami (200 ore), studio individuale (1200 ore). Gli studenti selezionati 24, e tutti verranno dotati di una borsa di studio di almeno 19.000 euro per tutta la durata del master. Non tantissimo, questo è vero, però gli aspiranti insegnanti il TFA se lo devono pagare da soli, come se questi ultimi fossero studenti o figure professionali di serie B.

giovedì 6 dicembre 2012

Tra fantascienza, fantasy e un Ambrogino d'oro!

Partiamo dalla fine (del titolo), ovvero dall'Ambrogino d'oro all'Osservatorio Astronomico di Brera, sempre per i primi 250 anni di attività, che verrà consegnato in cerimonia solenne domani 7 dicembre alle 10:30 presso il Teatro Dal Verme, ovviamente a Milano. Ovviamente la cerimonia è pubblica.
Per il ciclo I cieli di Brera, invece, martedì 12 dicembre alle 18:00, come al solito presso la Sala Delle Adunanze dell'Istituto Lombardo, Palazzo Brera, Via Brera 28, Andrea Bernagozzi propone la conferenza Come cavarsela? Strategie di fuga tra fantascienza e fantasy:
Fantascienza e fantasy sono spesso considerati generi di serie B perché favoriscono la fuga dalla realtà e dai problemi della vita quotidiana. Oggi, che tutti vogliamo sfuggire all'annunciata fine del mondo, questa caratteristica assume all'improvviso una connotazione positiva!
Ispirandosi all'immaginario fantastico nelle sue diverse forme, ecco alcuni suggerimenti dell'ultimo minuto per superare il cataclisma imminente - sperando che il minuto non sia davvero l'ultimo.
Come al solito vediamo anche chi è il conferenziere:
Andrea Bernagozzi, laureato in fisica all'Università degli Studi di Milano, ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste. Attualmente è ricercatore al'Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d'Aosta, dove studia i pianeti extrasolari in un progetto in collaborazione con INAF. E' autore di La fantascienza a test (Alpha Test 2007) e con Davide Cenadelli Seconda stella a destra. Guida turistica al Sistema Solare (Sironi 2009).

Flussi di idee. Flussi di pensieri

I miei pensieri sono un flusso che non sempre riesco a controllare... A volte corrono così veloci che non riesco a seguirli. E quindi anche se in testa ho fiumi di parole, concetti, nomi, domande e, perché no?, risposte... in realtà tutto quello che riesco a sentire è...

Silenzio
(da Metamorphosis #1 di Giacomo Bevilacqua)

In un certo senso è quello che succede al sottoscritto, non solo normalmente (ma lo nascondo bene!) ma soprattutto nell'ultimo periodo, che tra varie cose è stato non molto produttivo dal lato blog. E allora, giusto per non correre il rischio di pubblicare post che andrebbero solo su Research Blogging (che allora l'attività sarebbe realmente povera!), vi propongo un po' di roba presa da MaddMaths!, che non ne scrivo da un bel po' (sarà per colpa di Lucca Comics?).
Iniziamo con le segnalazioni di alcune iniziative per il prossimo anno:
Matematica e Cultura 2013, convegno che si terrà a Venezia a fine marzo 2013;
Una proposta italiana per Mathematics of Planet Earth 2013, che poi è una sorta di introduzione a un interessante workshop di matematica applicata a uso terrestre che si terrà a fine maggio 2013;
e infine eccovi il Premio Archimede 2013, un concorso aperto alle scuole secondarie indetto in occasione dell'anno archimedeo (che il 2013 è proprio l'anno archimedeo, non dimenticatelo, e mi sa che entro fine anno vi pubblico qualcosa su Archimede...).
E visto che siamo in tema eccovi: Vita di Archimede di Stefano Pisani e Della sfera il volume qual è? Quattro terzi pi greco erre tre di Paolo Maroscia.
Le ultime due segnalazioni sono dedicate una a qualcosa che ho ignorato, il Premio Nobel per l'Economia 2013 in un approfondimento di Roberto Lucchetti, e infine nella pubblicazione della presentazione della mostra Lezione di Galileo Galilei sulla struttura dell'Inferno (mio resoconto) di Paola Magnaghi-Delfino e Tullia Norando (che spero di riuscire a incontrare personalmente prima o poi, ma sono immerso dai compiti...)
Ultima segnalazione, giusto per chiudere il cerchio con la citazione fumettistica di apertura, è per il Focus del numero di dicembre dell'Almanacco di Scienza, dedicato proprio ai fumetti!
Per cui: buona lettura a tutti con tutti i link segnalati!

mercoledì 5 dicembre 2012

Il posto della ricerca italiana nel mondo

Nell'editoriale di Marco Cattaneo del numero attualmente in edicola de Le Scienze (condiviso da Peppe su twitter), il direttore ha un bel po' da che all'economista Luigi Zingales, fondatore del movimento politico Fermare il declino (per dettagli leggere libertNation). Cattaneo ovviamente non parla a vanvera, come si suol dire, ma dati alla mano è in grado di mostrare che la ricerca italiana nel mondo si difende e anche bene.
La buona figura dell'Italia nel contesto mondiale della ricerca viene mostrata dalla versione italiana dell'articolo di John Sexton uscito a metà settembre per Scientific American(1). L'articolo di Sexton è l'introduzione a uno speciale, Lo stato della ricerca mondiale, composto da contributi di vari ricercatori, soprattutto economisti, e corredato da una raccolta dati elaborata da Martin Szomszor di Digital Science, da cui spicca questo grafico qui, che presenta i primi dieci paesi nel mondo per pubblicazioni: come potete notare è presente anche l'Italia:
Questa buona posizione è confermata anche dai risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori finlandesi, Pan e Kaski, insieme con l'italiano Fortunato(2) (che però lavora in Finlandia, a quanto pare leggendo le affiliazioni) e pubblicati sulla rivista OA di Nature più o meno nello stesso periodo dello speciale di Scientific American. Vista l'uscita dell'edizione italiana dello speciale, credo valga la pena dare un'occhiata ad alcuni dei passaggi dell'articolo e ad alcuni dei grafici proposti, sia per provare a capire il lavoro dei tre ricercatori, sia per capire quale sia il posto della ricerca italiana nel mondo.
Il lavoro si basa su una estesa raccolta dati riguardante le citazioni e le collaborazioni tra i vari paesi (sul sito di Pan sono a disposizione i dataset) che vengono successivamente valutati con la matematica delle reti. Interessante poi notare, sin dall'abstract, che
the total research impact of a country grows linearly with the amount of national funding for research & development. However, the average impact reveals a peculiar threshold effect: the scientific output of a country may reach an impact larger than the world average only if the country invests more than about 100,000 USD per researcher annually.
Su questo torneremo in seguito, ora iniziamo a dare un'occhiata ai risultati dei tre ricercatori, partendo dalla mappa mondiale delle citazioni ricevute da ciascun paese:

sabato 1 dicembre 2012

L'immuno-dinamica dell'HIV

Mentre lo scorso anno mi sono dedicato al rapporto tra i fumetti e l'AIDS, in particolare alla sua prevenzione, quest'anno sono andato ad approfondire il rapporto con la matematica, che va evidentemente oltre la geometria dell'HIV che si basa sull'icosaedro. Lo descrive molto bene, questo rapporto, Denise Kirschner in Using Mathematics to Understand HIV Immune Dynamics:
Sin dai primi anni Ottanta c'è stato uno sforzo tremendo fatto nella modellazione matematica del virus umano dell'immunodeficienza (human immunodeficiency virus, l'HIV) il virus che causa l'AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome). Gli approcci in questo sforzo sono stati duplici: si possono separare nella epidemiologia dell'AIDS come malattia e nell'immunologia dell'HIV come patogeno (una sostanza estranea dannosa per l'organismo).
Come evidente, l'articolo che la Kirschner scrive per Notices si concentra sull'immunologia dell'HIV:
Il nostro obiettivo è allora una migliore comprensione dell'interazione dell'HIV e del sistema immunitario umano con lo scopo di testare strategie di trattamento.
Il funzionamento del sistema immunitario viene schematizzato in questo modo:

lunedì 26 novembre 2012

Valutiamoci

Moreno chiede:
Volevo chiederti, ma allora la ricerca è invalutabile? E se invece è valutabile, quale metodo si può utilizzare se non quello di misurare le pubblicazioni e il loro impatto? Lo chiedo perché spesso sento critiche rivolte al sistema di valutazione, ma raramente leggo proposte nuove. Lo so che è un problema complesso, ma esiste comunque una soluzione? Esiste qualche buon modello da copiare all'estero?
Con (colpevole) ritardo, provo a rispondere (la prenderò un po' larga).
Valutare qualcuno o qualcosa è sempre un momento estremamente difficile. Le difficoltà in questo genere di attività, sono molteplici: innanzitutto bisogna capire cosa bisogna valutare, quindi dare un peso a ciascun aspetto da valutare e infine sintetizzare tutto questo lavoro in un numero che rappresenti chi o cosa è stato valutato. Il rischio in tutto il processo di valutazione è essere eccessivamente se non addirittura esclusivamente quantitativi, tagliando quindi fuori dalla valutazione degli indicatori che potrebbero essere più importanti di quelli puramente quantitativi.
Se in effetti osserviamo al passato più o meno recente, criteri troppo quantitativi rischierebbero di tagliare le gambe a molti tra matematici e fisici teorici che hanno fatto la storia di queste discipline. Sto pensando in particolare a Andrew Wiles, che con criteri eccessivamente quantitativi non avrebbe mai avuto la dovuta tranquillità per dimostrare il Teorema di Fermat. Alla lista si potrebbe aggiungere anche Georg Cantor, che per parte sua è riuscito a pubblicare il proprio lavoro solo grazie a Mittag-Leffler, suo amico e fondatore della rivista Acta Mathematica, non proprio una rivista ad alto impatto: questo vuol dire che le sue ricerche, che hanno avuto un deciso e grosso impatto nella matematica, non gli permetterebbero, come non gli hanno permesso (in fondo il sistema di valutazione non è cambiato molto nell'ultimo secolo), di emergere come sperava, pur se erano più che sufficienti per mantenere il suo posto a Halle.
D'altra parte l'utilizzo di arXiv o di sistemi simili per altre discipline permette di diffondere il proprio lavoro in maniera più semplice, al di là delle logiche spesso di mercato che stanno dietro le riviste ad alto impatto, un po' come accadde a Perelman(1) che proprio grazie a questo database di draft ha ottenuto premi e offerte di lavoro, tutti puntualmente rifiutati (ma questo è un altro discorso che qui non ci interessa).
Una valutazione eccessivamente quantitativa, poi, rischia di far perdere il perché e il percome della ricerca scientifica, spostando l'attenzione verso direzioni con ricadute immediate, tagliando ancora una volta fette di ricerca che hanno fatto la storia dell'umanità.
Dopo questa lunga premessa direi che posso anche azzardare una risposta: il modello che dovrebbe essere di riferimento, quello da cui partire per costruire un buon modello non solo di valutazione ma in generale di ricerca scientifica è proprio quello che ha permesso a Andrew Wiles di dimostrare il Teorema di Fermat. Che poi è il modello britannico o più in generale anglosassone.

giovedì 22 novembre 2012

#dibattitoscienza

L'iniziativa interessante ideata da Moreno per far entrare la scienza seriamente nel dibattito politico ha portato per ora i suoi frutti, ma indubbiamente sono arrivati solo grazie all'appoggio de Le Scienze: non si potevano lasciare inevase delle domande provenienti da una rivista così illustre. Vorrei però prima di tutto esaminare queste domande e relative risposte. Iniziamo con la prima:
Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?
Insufficiente la risposta di Nichi Vendola (in fondo non mi aspettavo nulla di meglio). Non molto diversa quella di Matteo Renzi, che però mette in campo un principio interessante, quello della responsabilità:
I dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici.
Il rischio, però, è che partendo adesso così senza valutare caso per caso, le piccole realtà che presentano possibili eccellenze potrebbero essere raggruppate con quelle medie che non ne hanno e quindi non avere alcuna possibilità di crescita.
Il problema che però questa ottima idea nasconde è uno di quelli che attanaglia la comunità scientifica da ormai decenni: la competizione ad ogni costo. Un buon ricercatore, anche uno geniale, non necessariamente pubblica decine e decine di articoli, ma spesso si limita a pochi e mirati articoli, che realmente producono un cambiamento. E questa visione della scienza sembra in effetti deficitaria anche in , nell'ordine di mio gradimento (dal meno gradito al più gradito) Bruno Tabacci, Laura Puppato e Pierluigi Bersani.
Tabacci sicuramente propone una risposta molto meno evasiva di quelle di Vendola e Renzi, che sembrano più fatte come degli spot, ma è sostanzialmente statalista e burocratica. Laura Puppato brilla non solo per la velocità delle risposte, ma anche perché in questo caso dimostra di aver fatto i compiti. Bersani, invece, coglie perfettamente il problema:
Oggi il sistema di valutazione dei progetti di ricerca industriale impiega anni e fa prevalere la valutazione amministrativa e burocratica rispetto alla sostanza e qualità del progetto.
Quello della burocrazia è un problema che è presente anche nella ricerca pubblica (ma sarebbe più corretto dire statale) e in generale è un problema dell'Italia tutta (e generalizzando ancora un problema della democrazia e di qualunque genere di cleptocrazia). Bersani, però, dimostra di non essere proprio preparatissimo (ma non lo è nessuno, a conti fatti), visto che non sembra avere ben chiara la differenza tra ricerca applicata e ricerca di base, altrimenti non mi spiego questo passaggio:
L'Italia deve rimanere un paese manifatturiero e industriale, un paese che fa della ricerca la chiave per ottenere produzione di alto livello
Passiamo alla seconda domanda:
Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?
Mentre Bersani sembra voler cavalcare l'onda del processo alla Commissione Grandi Rischi dell'Aquila, suggerendo di non essere d'accordo con quella sentenza, Renzi e Vendola continuano la battaglia degli spot (Renzi è giusto un po' più dettagliato), mentre Puppato dimostra di avere ben chiare le idee in merito e Tabacci sa anche come metterle in pratica, e il suo programma è, spero non vi dispiaccia se ve lo faccio notare, tremendamente berlusconiano.
Se anche in questo caso applichiamo la ricetta di sburocratizzazione dell'Italia accennata da Bersani in precedenza, semplifichiamo la gestione del territorio in maniera incredibile: da un lato possiamo tranquillamente intervenire in prima persona come cittadini per mettere in sicurezza il territorio disastrato, senza dover attendere il permesso dello stato, dall'altro si responsabilizzano maggiormente proprio i cittadini, che sono i primi a dover avere cura del territorio, senza che qualcuno dall'alto imponga un qualsivoglia (buono o cattivo che sia) comportamento.
E passiamo alla terza domanda:
Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?
La prima parte della domanda era da evitare. Ci si doveva limitare solo alle politiche energetiche. Detto questo le risposte migliori sono di Bersani e Vendola, che possono mettere in campo l'esperienza diretta. Quasi la stessa cosa la si può dire per Renzi. Nel complesso, però, Tabacci mi sembra quello che ha il reale polso della situazione internazionale, non così compatta dal punto di vista politico come si sarebbe tentati di dedurre leggendo gli altri quattro.
In generale queste ultime due domande fanno sorgere una ulteriore domanda: ma lo sanno che i ricercatori, anche in Italia, fanno monitorizzazioni che producono dati che potrebbero utilizzare già domani stesso?
Quarta domanda:
Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?
La risposta di Bersani è, mi duole dirlo per quelli che in #dibattitoscienza ci credono, emblematica di quanto sia inutile il parere del candidato premier all'interno del partitismo. Bersani, relativamente alla fecondazione assistita, conclude:
Ci impegneremo in tal senso nella consapevolezza che solo un metodo scientifico appropriato può permettere di affrontare temi così delicati coniugando l'interesse generale con quello delle singole persone.
Questo passaggio fa capire quanto Bersani abbia effettivamente voglia di confrontarsi su ogni tema con la scienza. Però poche righe più sopra scrive:
Purtroppo sul tema del fine vita l'attuale Parlamento ha elaborato e approvato nelle prime due letture, con il voto del PD compattamente contrario, un testo inaccettabile e incostituzionale, non rispettoso della dignità della persona, che ora si trova al Senato per l'ultima lettura.
Ovvero Bersani non è completamente d'accordo con le scelte del partito che guida. Per cui anche se egli fosse la scelta migliore come guida di un possibile governo, non necessariamente il suo programma sarebbe il programma del partito e quindi anche della nazione (che poi mi dovete anche convincere che deve essere così: ovvero del fatto che chi vince ha sempre ragione, che poi è su questo principio che si fonda la democrazia, non dimentichiamolo).
Ed ecco la quinta domanda, e il distacco tra Bersani e il resto della truppa si fa abissale:
Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l'etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?
La risposta di Bersani mi ricorda Dulbecco:
In questo campo vale la premessa della risposta precedente: va distinta la libertà della ricerca dalla valorizzazione al servizio dell'uomo dei suoi straordinari risultati.
Poi prosegue, dimostrandosi completamente aperto alla sperimentazione ogm anche in campo aperto. Gli altri, a parte Tabacci che non sembra voler prendere una posizione esplicita in merito, ma rimanda la decisione alla scienza (eh! lo facesse per tutti i campi non ci sarebbe bisogno di un governo!), sono apertamente contrari agli ogm, e onestamente mi sembra una chiusura mentale un po' eccessiva.
E si chiude in bellezza:
Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?
In una parola: Bersani e Tabacci perfetti. Il resto è spot.

In definitiva: un esperimento interessante che più che farmi cambiare le mie idee anarchiche, anzi le conferma, nonostante Bersani sia quello che potenzialmente sia il più vicino alle posizioni anarchiche e libertarie. Ma non così tanto, però.

martedì 20 novembre 2012

I costi dell'open access

Il piano tariffario dell'editore che sta proponendo un nuovo modello di peer review (via Le Scienze).
Un po' come se Wikipedia chiedesse agli utenti una tassa per scrivere e revisionare le voci di Wikipedia.

mercoledì 14 novembre 2012

Dimostrazioni senza parole: il teorema di Tolomeo e la legge dei coseni

Il post nasce a partire dalla prima delle dimostrazioni senza parole qui proposte e recentemente pubblicata. Le altre due sono frutto di una breve ricerca su dimostrazioni più o meno vicine ad essa. Il principale ideatore di dimostrazioni originali senza parole per l'Italia è, invece, Roberto Zanasi, che evidentemente ha ispirato questo post: un grazie non è mai abbastanza (ma se creasse l'etichetta per le sue dimostrazioni senza parole, farebbe contenta un po' di gente, me per primo!)
Derrick W. & Hirstein J. (2012). Proof Without Words: Ptolemy’s Theorem, The College Mathematics Journal, 43 (5) 386-386. DOI: (via Cut the Knot)
Kung S.H. (1990). Proof without Words: The Law of Cosines, Mathematics Magazine, 63 (5) 342. DOI: (pdf)
Teorema del coseno via teorema di Tolomeo
Kung S.H. (1992). Proof without Words: The Law of Cosines via Ptolemy's Theorem, Mathematics Magazine, 65 (2) 103. DOI: (pdf)

martedì 13 novembre 2012

Su strade non battute

Non piangere per strade non battute,
Non piangere per percorsi abbandonati,
Perché oltre ogni svolta
c'è un lungo accecante finale:
E' il peggior tipo di dolore che ho conosciuto.

Rinuncia al tuo cuore spezzato
E permetti all'errore di passare oltre,
Perché l'amore che hai perduto
Non valeva quanto è costato
E nel tempo sarai grato che sia andato...

Non piangere per strade non battute,
Non piangere per luoghi invisibili,
Possa il tuo amore non avere mai fine
E se hai bisogno di un amico...
C'è un posto qui accanto a me.
(mia traduzione di Roads untraveled dei Linkin Park)

lunedì 12 novembre 2012

John Delano: C'è qualcuno lì fuori?

Il carnevale della biodiversità ricomincia! Questa è sicuramente unabuona notizia, visto che personalmente ne sentivo la mancanza, almeno come lettore, senza contare la serietà con cui viene portato avanti.
La nuova edizione ha come tema quella che si potrebbe chiamare in una parola l'esobiologia, che per un fisico diventa molto semplicemente astrobiologia, ovvero una sorta di miscuglio tra astronomia, biologia, chimica, fisica dei mondi extraterrestri. Visto che, nonostante il tema possa essere più o meno facilmente interpretato da un fisico, non so se riuscirò a partecipare, mi sono messo a cercare scovando questo video di John Delano di una sua TEDx lesson. Buona visione e buone ispirazioni per i blogger che parteciperanno e buona attesa a tutti i lettori per questa nuova edizione!

sabato 10 novembre 2012

Come aprire un pistacchio

fonte: snoopymania

Il cielo di Brera: 250 anni di rilevamento meteo

Il 14 novembre, alle 18, presso la Sala delle Adunanze dell'Istituto Lombardo in Palazzo Brera a Milano, Maurizio Maugeri terrà la conferenza dal titolo Il cielo di Brera: 250 anni di rilevamento meteo
La conferenza proporrà innanzitutto una breve riflessione sulla tematica dei cambiamenti climatici e sul loro legame con le emissioni antropiche di composti climalteranti. Questa riflessione consentirà di evidenziare il ruolo assolutamente essenziale che hanno le poche serie osservative con lunghezza dell’ordine dei 250 anni oggi disponibile al mondo. Si riassumeranno quindi i passi essenziali di un lavoro di ricerca più che decennale che ha consentito il recupero, l’omogeneizzazione e l’analisi di una buona parte delle osservazioni braidensi.
Il conferenziere, Maugeri, professore associato presso l'Università degli Studi di Milano
(...) è titolare dei corsi di Laboratorio di Fisica con Elementi di Statistica, Fisica dell'Atmosfera e Misure Fisiche per l'Ambiente e l'Arte. Ha 25 anni di esperienza nel campo della fisica dell'atmosfera con più di 200 lavori pubblicati, oltre 70 dei quali sulle più qualificate riviste internazionali del settore. Si occupa della ricostruzione dell'evoluzione del clima in Italia, nella regione alpina e nell'area mediterranea e dell'impatto dei cambiamenti climatici su molteplici settori della nostra società.
Vi ricordo poi che il 12 settembre si apriranno le prenotazioni attraverso apposito form per la visita guidata all'Osservatorio di Brera del 16 novembre alle 16:30.

venerdì 9 novembre 2012

Un wikipediano italiano sulla copertina di Nature

Visto e considerato che ancora alla mezzanotte di ieri il comunicato stampa in italiano non era stato pubblicato da nessuno, e avendo io in mano questo stesso comunicato, che ho revisionato in italiano, ho deciso di pubblicarlo, dando ampio rilievo nel titolo al fatto che un wikipediano è finito, grazie alla sua ricerca, sulla copertina della prestigiosa "Nature".
All'estero, invece, l'articolo, dopo la pubblicazione della press release ufficiale, è stato rilanciato sia da Science Daily, sia da physicsworld.com, che è certo più del nulla italiano.


Un team di ricercatori dell'Università di Firenze e dell'Università di Twente (Olanda) è riuscito a ottenere immagini nitide di oggetti nascosti dietro uno schermo opaco. Questa importante ricerca è stata pubblicata su Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo.

(a) Un oggetto di prova, a forma della lettera greca "$\pi$", è stato realizzato usando del polimero fluorescente. Questo è stato poi posto dietro a uno schermo di vetro completamente opacizzato in modo da nasconderlo alla vista.
(b) Un fascio laser è stato poi fatto incidere sullo schermo. Mantenendo il punto di incidenza costante l'alone di fluorescenza diffusa (l'unica cosa visibile attraverso il vetro opacizzato) è stato misurato al variare dell'angolo di incidenza.
(c) L'immagine così misurata non ha alcuna apparente somiglianza con l'oggetto originale. Ma le informazioni sulla forma dell'oggetto sono nascoste in questa trama apparentemente caotica.
(d) Attraverso l'uso di un algoritmo numerico è possibile estrarre la vera immagine dell'oggetto nascosto.

Moltissimi materiali, come la carta, la pelle o il vetro smerigliato, appaiono opachi perché diffondono la luce. In questi materiali la luce non può muoversi in linea retta, ma solo seguendo un cammino irregolare e casuale (in gergo tecnico: un cammino aleatorio). Di conseguenza risulta impossibile ottenere un'immagine chiara di un oggetto nascosto dietro un materiale del genere. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi approcci per ricostruire un'immagine nitida attraverso materiali semi-trasparenti. Ma con questi sistemi non è possibile vedere attraverso un materiale completamente opaco.
Una collaborazione fra l'Università di Firenze ed il MESA+ Institute all'Università di Twente (Olanda) è adesso riuscita a fare proprio questo. I ricercatori hanno fatto incidere sullo schermo opaco un fascio laser, illuminando così l'oggetto nascosto con la luce diffusa (scatterata in gergo tecnico). L'intensità dell'alone di luce fluorescente visibile attraverso il vetro opacizzato è stata poi misurata al variare dell'angolo di incidenza del fascio laser. Il Prof. Mosk, il coordinatore del gruppo di ricerca olandese, fa notare che:
Mentre la misura della fluorescenza non può essere direttamente usata per ottenere un'immagine dell'oggetto originale, essa nasconde tutte le informazioni necessarie per farlo. Solo che queste non sono in una forma direttamente utilizzabile. Jacopo Bertolotti ed Elbert van Putten, i due primi autori di questo articolo, hanno avuto una brillante idea su come estrarre da questa misura abbastanza informazioni da permettere la ricostruzione dell'immagine.
Questo può essere fatto tramite un algoritmo iterativo che cerca di indovinare le informazioni mancanti e poi, progressivamente, raffina e testa l'ipotesi iniziale. Con questo metodo sono riusciti a ottenere l'immagine di un oggetto nascosto grosso appena 50 micrometri (la dimensione tipica di una cellula).
I ricercatori prevedono che il loro lavoro porterà a nuove forme di microscopia, capaci di formare immagini nitide in mezzi fortemente scatteranti. Dice Allard Mosk:
Questo sarà estremamente utile nel campo delle nanotecnologie. Quello che vorremmo è rendere visibili strutture nascoste in ambienti complessi come i microprocessori.
I ricercatori sognano anche di sviluppare questa tecnica per rendere possibile vedere oggetti nascosti sotto la pelle. "Ma per il momento", dice il Prof. Mosk, "Il nostro metodo non è abbastanza veloce".

Questa ricerca è stata supportata dal FIRB "Futuro in ricerca 2008" (progetto RBFR08UH60), la Fondazione per la Ricerca Fondamentale sulla Materia (FOM), la Fondazione per la Tecnologia (STW) e il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC).

Dettagli dell'articolo: L'articolo Non-invasive imaging through opaque scattering layers è stato realizzato da
Jacopo Bertolotti dell'Università degli studi di Firenze, Elbert G. van Putten, Christian Blum, Ad Lagendijk, Willem L. Vos and Allard P. Mosk, del gruppo Complex Photonic Systems (COPS) dell'Istituto per le Nanotecnologie MESA+ all'Università di Twente in Olanda. Ad Lagendijk è anche affiliato all'istituto AMOLF di Amsterdam e Christian Blum è affiliato al gruppo Nanobiophysics (NBP) dell'Istituto per le Nanotecnologie MESA+ all'Università di Twente in Olanda. Elbert van Putten e Jacopo Bertolotti hanno contribuito in maniera eguale a questo lavoro.

giovedì 8 novembre 2012

La prima notte dei vampiri

More about La prima notte dei vampiri
La raccolta vampirica curata dall'Einaudi contiene alcuni piccoli capolavori nella letteratura di genere, a partire da Il vampiro di Polidori, il racconto considerato l'iniziatore della tradizione letteraria che oggi vede come punta di vendite la saga di Twilight. Una delle cose che colpisce di più in una raccolta di questo genere (un po' come l'identico e più corposo progetto della Newton Compton, Storie di vampiri) è la flessibilità del mito così come viene raccontato dagli autori. Si spazia dal classico racconto dell'orrore o fantastico, racconti come L'amante cadavere o La famiglia dei vurdalak, a racconti un po' più romantici, contenenti già gli elementi che poi faranno il successo delle saghe moderne, come La bella vampirizzata o la mitica Carmilla, senza contare una interpretazione estremamente razionale che distrugge, per certi versi, il mito come Il vampiro del Sussex, racconto di Conan Doyle all'interno della fortunata saga di Holmes.
Un altro aspetto però assolutamente interessante e forse altrettanto caro a chi vi scrive è come la letteratura vampirica si sia calata perfettamente all'interno della quotidianità diventando, forse più del resto della letteratura dell'orrore (Lovecraft a parte), un modo assolutamente alternativo alla letteratura seria per raccontare i dubbi e le paure della gente comune. Esempi di questa idea sono sicuramente L'horla di Guy de Maupassant, Un vampiro di Capuana e Aylmer Vance e il vampiro degli Askew. In tutti e tre i racconti viene citata la scienza, che sta diventando sempre più un argomento importante di discussione. In particolare L'horla propone una serie di considerazioni politiche interessanti, al limite dell'anti-democratico ma certamente molto poco ipocrite. Vedi per esempio la citazione pubblicata nel post Festa della Repubblica, oppure questo scambio di battute che apparentemente sembrerebbe ispirato da Shakespeare, ma che in effetti mostra una certa attenzione ai progressi scientifici dell'epoca, con gli scienziati che iniziavano ad occuparsi di cose sempre più piccole e invisibili, come l'elettricità:
Io ripresi: - Se esistessero sulla terra degli esseri diversi da noi, come potremmo non conoscerli dopo tanto tempo? Come potremmo non averli visti dopo tanto tempo, né voi né io?
Egli rispose: - Ma vediamo noi forse la centomillesima parte di ciò che esiste? Guardate, ecco il vento, la più grande forza della natura, che rovescia gli uomini, abbatte gli edifici, sradica le piante, solleva il mare in montagne d'acqua, distrugge le rocce e getta contro gli scogli i grandi bastimenti, il vento che uccide, sibila, geme, muggisce... l'avete forse visto, e potete vederlo? Eppure esiste.
In un certo senso, per molti degli scrittori nella raccolta, i vampiri rappresentano il mistero e la paura dell'ignoto da una parte, o la superstizione che può essere combattuta con la ragione dall'altra. Non a caso è uno scienziato, Van Helsing, che combatte e sconfigge il Conte Dracula nel romanzo di Stoker, consegnando così al romanzo e alla letteratura vampirica in genere una chiave di lettura interessante e forse molto poco esplorata sotto la patina dell'orrore e del gotico classici.
E' interessante, comunque, notare come il vampirismo stia diventando in effetti una malattia psichiatrica riconosciuta: il primo a discuterne in questi termini è stato Herschel Prins nel 1985, mentre nel 1992 è Richard Noll a coniare il termine di sindrome di Renfield.
Renfield, come sa chiunque abbia letto il romanzo di Stoker o visto un qualsiasi film da esso tratto, è un folle che mangia esseri viventi (prima mosche, poi ragni e poi uccelli) per catturare e accumulare in se la loro forza vitale, facilmente controllato dai poteri mentali del Conte Dracula.
La malattia, che come molti disturbi psichici ha origine nell'infanzia, sembrerebbe passare attraverso tre stadi di cui solo l'ultimo è il vampirismo propriamente detto. Secondo il dettagliato schema pubblicato su Renfield's Syndrome: A Psychiatric Illness Drawn from Bram Stoker's Dracula, non tutti i serial killer identificati come vampiri dai giornali soffrono realmente di questa sindrome particolare, come ad esempio Richard Trenton Chase, che sembra abbia ripetutamente chiesto sangue fresco durante il suo soggiorno in carcere.
Concludo, però, con quella che spero possa essere una vignetta divertente: