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sabato 31 dicembre 2011

La grande storia della chimica dei paperi

Sul Topolino n.2916 del 18 ottobre 2011, a un mesetto circa dall'inizio delle scuole, dunque, il settimanale disneyano celebra l'Anno Internazionale della Chimica 2011, l'anno che si va a concludere tra poche ore. La storia, scritta da Stefano Ambrosio è strutturato con una storia principale, disegnata da Paolo De Lorenzi e alcune piccole storie tutte dedicate alla chimica e disegnate da vari artisti disneyani.
La storia inizia nella biblioteca di Paperopoli, dove Qui, Quo, Qua stanno consultando un po' di testi per una ricerca sulla chimica, fino a che, nella perfetta tradizione disneyana, non entra in scena Pico De Paperis, il tuttologo parente austriaco della famiglia dei paperi. Questo genere di storie, come abbiamo visto nel Paralipomeno dedicato a Escher, non sono rare in Disney, e a recitarle sono soprattutto Pippo, nelle vesti di un improbabile professore dotato di tocco (o a volte anche nei panni della cavia di una voce fuori campo) oppure, come soprattutto nella tradizione italiana, ecco il nostro Pico.
Innanzitutto si parte con una bella definizione di cos'è la chimica:
La chimica gioca un ruolo fondamentale nella vita di chiunque. E' la scienza che studia gli atomi, le molecole e le loro trasformazioni, e nell'universo le molecole compongono ogni cosa, dagli esseri viventi alle stelle.
La storia della chimica, ovviamente, parte dalle origini, dai primi filosofi che si interessarono all'atomo, i greci Epicuro e Democrito, o l'indiano Kanada. Il primo chimico nel senso del primo scienziato a portare avanti esperimenti su come reagiscono tra loro le sostanze fu il persiano Jabir Ibn Hayyan. Tra le scoperte e le invenzioni si ricordano cristallizazione, calcinazione, sublimazione ed evaporazione, la sintesi degli acidi e la distillazione, il tutto usando l'alambicco, una sua invenzione. Oltre ad aver sviluppato metodi per la preparazione di vari metalli, lo si ricorda anche per aver sviluppato l'acqua regia con l'obiettivo di dissolvere l'oro(1).
La rivoluzione in chimica avvenne più o meno nello stesso periodo in cui avvenne in fisica con Galileo: Georg Agricola, infatti, nel 1556 scrisse il De re metallica, opera alla base della chimica metallurgica. Iniziano quindi a venire pubblicati i libri di chimica: il Tyrocinium Chymicum di Jean Beguin del 1610, il primo libro didattico sulla chimica; The sceptical chimist di Robert Boyle, dove vennero divulgate per la prima volta in Europa le prime ricerche di Jabir Ibn Hayyan.
Il primo vero chimico della storia è però Antoine Lavoisier, impegnato in molte ricerche in campo chimico, e uno dei martiri della scienza vittima del Terrore della Rivoluzione francese. Nella storia raccontata da Gagnor, disegnata in questo caso da Roberto Vian, troviamo Lavoisier e la moglie Marie-Anne Pierrette(2), che lo assisteva con la costruzione degli strumenti scientifici usati nei suoi esperimenti, in particolare nel tentativo di confutare la teoria del flogisto, una misteriosa entità che fugge fuori da un oggetto quando brucia
Fu grazie a questi studi sul flogisto che Lavoisier enunciò il principio della conservazione della massa:
Le sostanze chimiche si trasformano, ma non svaniscono. La massa totale si conserva sempre.
Dal 1789, anno del trattato Traité élémentaire de chimie, si fa un salto, insieme con Carlo Limido, nella Russia del XIX secolo per scoprire la nascita della tavola periodica di Dmitri Mendeleev.
Il suo lavoro può essere considerato come il completamento di un lavoro iniziato nel 1803 da Dalton con i suoi lavori sulla teoria atomica, e poi ecco Amedeo Avogadro e Stanislao Cannizzaro, che tra l'altro introdussero il concetto di peso atomico, che sta proprio alla base della tavola periodiva di Mendeleev.
Sappiamo che la storia della tavola periodica è lunga e ricca non solo di previsioni, ma anche di versioni alternative. Un modo poi per comprendere il mondo della chimica è anche quello dello studio delle strutture molecolari. Ad esempio le molecole d'acqua non si allineano lungo una retta, ma su un triangolo dove i trevertici sono occupati dall'ossigeno e dai due idrogeni. Questa scoperta, ovvero che ogni molecola possiede una sua struttura geometrica, ha origine in Germania grazie a Kekulé von Stradonitz, disegnato da Antonello Dalena, e che elaborò la teoria delle strutture chimiche fra il 1857 e il 1865.
Una delle curiosità presenti nella storia è però legata alla struttura esagonale della molecola del benzene, ispirata dall'ouroboruo, il serpente che si morde la coda.
L'ultima tappa della nostra storia ci porta, insieme con Marco Gervasio, in Italia dove Giulio Natta stava studiando la polimerizzazione del propilene. La storia del propilene è solo una delle tante tappe nella strada dello sviluppo dei materiali plastici, una strada iniziata nel 1862 da Alexander Parks con l'invenzione della celluloide, mentre nel 1907 Leo Hendrik Baekeland inventò la bakelite, il primo materiale sintetico. La scoperta del 1959 della polimerizzazione del propilene da parte di Natta avvenne grazie a un catalizzatore inviatogli da Ziegler e portò i due chimici alla vittoria del Nobel nel 1963.
E' qui che finisce la breve carrellata nella chimica di Gagnor e colleghi, un bel modo per raccontare la chimica, che resta nel solco della tradizione disneyana del Professore, Guido Martina, che ha spesso proposto storie intelligenti e interessanti che univano il racconto della storia e della scienza con l'avventura. Un po' come lo stesso Gagnor sta facendo con la Storia dell'arte secondo Topolino. Questaperò è un'altra storia, e per il momento limitiamoci a celebrare l'anno che ormai è quasi finito grazie a questa piccola storia made in Italy, che ancora una volta conferma come si può utilizzare il fumetto per proporre idee intelligenti e spunti di approfondimenti a tutti i lettori, da quelli piccoli a quelli grandi.
(1) Amr, S., & Tbakhi, A. (2007). Jabir ibn Hayyan Annals of Saudi Medicine, 27 (1) DOI: 10.4103/0256-4947.51533
(2) EAGLE, C., & SLOAN, J. (1998). Marie Anne Paulze Lavoisier: The Mother of Modern Chemistry The Chemical Educator, 3 (5), 1-18 DOI: 10.1007/s00897980249a

Il signor mercato

Dal punto di vista economico il 2011 è stato l'ennesimo anno terribile dopo una prima decade di III millennio obiettivamente difficile. La situazione è stata particolarmente difficile soprattutto perché la crisi economica che aveva colpito nel 2008 le banche statunitensi è arrivata anche alle banche europee, e questo ha prodotto qualche problema ai debiti statali o governativi, in particolare quelli di paesi particolarmente deboli da quel punto di vista, come ad esempio la Grecia, la Spagna o l'Italia. In particolare questi ultimi due paesi sono stati sotto gli occhi degli osservatori soprattutto per il loro legame con Francia e Germania: insieme questi 4 paesi possono essere considerati come i motori dell'Europa, sia nel bene (a quanto pare i primi due) sia nel male (soprattutto gli altri due).
Riguardo la crisi, però, la BBC ha pubblicato on-line una interessante infografica con un po' di grafici, e il primo, legato al costo del prestito, sembra proprio confermare la direzione di una Europa spaccata tra Germania e Francia da un lato e Italia e Spagna dall'altro:
Se però andiamo ad esaminare il dettaglio sulla crescita del debito nei quattro paesi, ci rendiamo conto non solo che le distanze tra queste due Europe non sono poi così grandi, ma che, nonostante le grandissime responsabilità della seconda repubblica, ad essere cresciuto in tutti e quattro i paesi è soprattutto il debito privato:
In questo senso le responsabilità della Francia crescono e non di poco, tanto che nel complesso potrebbe tranquillamente essere considerata la seconda fonte della crisi europea.
Inoltre il fatto che dei quattro è in Germania che il debito governativo è cresciuto più di tutti sembrerebbe suggerire che il problema, a differenza di quanto non si possa sostenere come libertari, non sia originato per nulla dai governi e dagli stati, ma dal settore privato. La Germania, però, ha due forti differenze rispetto agli altri tre paesi che la avvicinano soprattutto alle democrazie nord-europee: innanzitutto un peso dei politici sulla vita dei cittadini inferiore rispetto agli altri tre paesi, e questo alleggerisce sicuramente gli effetti della democrazia (e di qualunque altra forma di governo, per estensione) sulla vita quotidiana, e poi un minore costo del lavoro:
E questo, in effetti, ci riporta alle responsabilità dei governi, perché sono proprio questi che decidono il peso del costo del lavoro sul reddito nazionale. Potrei provare a immaginare cosa sarebbe la Germania se il costo del lavoro non solo fosse ulteriormente inferiore, ma addirittura assente, però non è il caso, soprattutto se abbiamo di fronte un esempio evidente a tutti: gli operatori finanziari. Ognuno di loro, ognuno dei componenti, soprattutto quelli piccoli, del così detto signor mercato, hanno un costo del lavoro decisamente molto più basso e in questi anni sono riusciti a prosperare nonostante la crisi. Il problema è che al tempo stesso ne sono anche la causa, non solo scatenante, ma anche del suo apparentemente incontrollabile aggravarsi.
Ad essere veramente pignoli, però, il vero problema di questa crisi potrebbe essere non tanto la dinamica interna della rete economica, ma la sua struttura:

giovedì 29 dicembre 2011

Ritratti: Roald Amundsen

Victory awaits him who has everything in order - luck, people call it. Defeat is certain for him who has neglected to take the necessary precautions in time; this is called bad luck.
(Roald Amundsen)
Il 14 dicembre del 1911 la spedizione guidata da Roald Amundsen, esploratore norvegese, raggiunse il Polo Sud anticipando di 35 giorni, in una appassionantesfidatra i ghiacci, la spedizione concorrente guidata da Robert Scott. Insieme con Amundsen facevano parte di quella spedizione anche Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting e di quell'impresa e di quella sfida ricorrono proprio quest'anno i 100 anni, celebrati con varie mostre (anche in Italia).
Roald Engelbregt Gravning Amundsen nasce il 16 luglio del 1872 a Borge, vicino Oslo, e fino al compimento del 21.mo anno di età, quando la madre morì, cercò di mantenere la promessa fattale di tenersi lontano dal mare e dall'industria marittima di famiglia, al momento tenuta dal padre Jens, per indirizzarsi verso gli studi di medicina. Sentitosi sciolto dalla promessa con la morte della madre, Roald seguì il richiamo del mare, quasi come un tipico personaggio lovecraftiano, ispirato però da Fridtjof Nansen e dalla sua spedizione in Groenlandia.
Le quattro spedizioni principali per cui viene oggi ricordato sono: la prima spedizione in Antartide, guidata da Adrien de Gerlache, dove conobbe il medico statunitense Frederick Cook, che salvò la vitaa tutto l'equipaggio, bloccato in quelle lande ghiacciate dove la nave, la Belgica, si era trovata molto probabilmente per caso.

L'equipaggio della prima spedizione di Amundsen
Dopo una sorta di esplorazione casuale, però, Amundsen portò a termine la sua prima impresa di successo, l'apertura del Passaggio a nord-ovest, impresa compiuta tra il 1903 e il 1906. Lasciò Oslo a bordo della Gjøa ed ebbe una certa importanza non solo sotto l'aspetto esplorativo. Il Passaggio a nord-ovest, infatti, fu una sfida per gli esploratori europei a partire dalla fine del XV secolo, e la spinta per aprirlo era ovviamente di carattere commerciale. I tentativi precedenti furono condotti da gente del calibro di Francisco de Ulloa, John Davis, Henry Hudson, John Franklin. Quest'ultimo, in particolare, organizzò una spedizione molto ben equipaggiata che però perì per cause non meglio chiarite prima di raggiungere il proprio obiettivo. Probabilmente fu proprio per arrivarelà dove Franklin non riuscì che Amundsen decise di accettare una sfida che altri avevano già combattuto e perso. E durante l'esplorazione, il gruppo raccolse molti dati scientificamente rilevanti sul magnetismo terrestre e sull'esatta posizione del Polo, aggiungendo a questo anche delle preziose informazioni sui costumi e sulla sopravvivenza della popolazione locale dei Netsilik. Forse questi contatti furono preziosi per il successo finale della spedizione, ma certo sono da ritenersi un importante esempio positivo di cooperazione e di scambio tra culture differenti che troppo spesso nei tempi moderni dimentichiamo. Il grande successo di Amundsen, però, fu, come ricordato all'inizio, la conquista del Polo Sud in una spedizione partita nel 1910 a bordo della Fram, nave già usata da Nansen, un po' in sordina. Il norvegese, infatti, probabilmente scottato dal non essere riuscito ad arrivareper primo al Polo Nord, decise di non rivelare subito il suo vero obiettivo, lasciando che a farlo, il 2 ottobre, fosse il fratello Leon. Lo stesso equipaggio non venne informato immediatamente, ma solo una volta giunti a Madera, dove, constatato che tutti i suoi uomini erano disposti a seguirlo fino in Antartide, inviò un telegramma al suo principale contentende nella corsa all'Antartide, Scott:
Beg to inform you Fram proceedeing Antarctic
All'inizio del 1911 il gruppo di Amundsen approda alla baia delle Balene, ispirandosi al precedente tentativo di Ernest Shackleton, che avrebbe così costituito una sortadi guida per la prima parte del viaggio e rivelandosi alla fine un importante vantaggio rispetto alla sceltadi Scott di partire da capo Evans. Fu così che iniziarono i preparativi per il tentativo di conquista.
In effetti di vere e proprie spedizioni su terreno antartico Amundsen ne dovette realizzare 2, la prima partita l'8 settembre, naufragata però a causa di un improvviso abbassamento delle temperature. Grazie all'esperienza degli esploratori, tutti riuscirono a salvarsi dalle rigide condizioni meteorologiche. Questaprima spedizione, però, porta alla luce alcuni dissapori: Prestrud e Hanssen, infatti, accusano dei principi di congelamento ai talloni, e così si programma velocemente il rientro. Nelle avverse condizioni di quel periodo (una tempesta di neve), Johansen è costretto a trasportare Prestrud fino al rifugio di Framheim, dove accuserà Amundsen di aver sconsideratamente lasciato al suo destino il giovane. A quel punto Amundsen decide di modificare il gruppo che avrebbe portato a termine la conquista del Polo, escludendo sia Prestrud sia Hanssen dalla spedizione principale. A loro e a Stubberud assegnò il compito di esplorare la penisola di Edward VII: questo compito minore, unito con il fatto di aver assegnato la guida di questa spedizione al giovane Prestrud, spinse Hanssen al suicidio, una volta rientrato in patria.
Il gruppo principale, invece, partì il 19 ottobre forte di 4 slitte e 52 cani per giungere, con 16 cani (il resto venne ucciso per consentire la sopravvivenza degli esploratori), il 14 dicembre, 99 giorni dopo, al Polo Sud. Il racconto di questa spedizione è stato raccolto dallo stesso Amundsen nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the "Fram", 1910–1912, e potete consultarne una copia sul Project Gutenberg (versione audio sull'Internet Archive).

martedì 27 dicembre 2011

Poveri cristi

In attesa del concerto di questa sera che si terrà all'Auditorium Guarasci del Liceo Classico Telesio a Cosenza, eccovi una delle canzoni più commerciali del secondo cd, Vol 2 - Poveri cristi, del bravissimo Brunori Sas.
P.S.: prima di scordarvi, non dimenticate di leggere l'intervista che ho fatto a Matteo Rossi, neopresidente dell'APRI.

sabato 24 dicembre 2011

Aspettando i regali

Nell'attesa di iniziare a cenare o durante la digestione le ultime due pagine della storia natalizia di quest'anno di Topolino del grandissimo Casty:

giovedì 22 dicembre 2011

WOW: Almanacco scientifico disneyano

Solo orariesco a proporvi queste foto, scattate un paio di mesi fa al museo WOW di Milano. Queste sono solo alcune delle foto della mini-mostra allestita in quel periodo con l'accostamento tra alcuni personaggi disneyani scientifici con alcuni protagonisti della scienza. Direi che un solo accostamento mi sembra molto ingeneroso, quello nei confronti di Bell, che forse nella vicenda del telefono fu più vittima, al pari di Meucci, che non carnefice. Gli altri accostamenti, invece, sono tutti abbastanza immediati a parte gli ultimi due. Non solo Volta è un fisico e non un archeologo, come Zapotec, ma Godel è un logico e un matematico, anche se si è interessato di relatività, mentre Marlin è sicuramente un relativista.
A parte queste brevi considerazioni, una buona visione con la galleria, che può essere un buon modo per avviarsi verso le festività di fine anno:

mercoledì 21 dicembre 2011

La chimica e la fisica della neve

Con l'arrivo dell'inverno e delle festività natalizie, soprattutto nelle località di montagna ci si aspetta sempre di veder cadere la neve. Questa si forma nell'atmosfera a partire dal vapore acqueo o dal congelamento di gocce superfredde. Durante il processo di formazione, i cristalli di neve possono catturare al loro interno vari tipi di gas presenti nell'atmosfera in quel momento. Inoltre, una volta caduta a terra, grazie alla così detta pompa del vento, l'aria catturata può essere parzialmente o anche completamente sostituita con l'aria presente in superficie. Ha dunque un certo interesse studiare i granelli di neve che cadono a terra, soprattutto nelle zone con le nevi perenni, dove è possibile così esaminare anche l'atmosfera presente in tempi precedenti alla caduta della neve stessa. Non dimentichiamo, infatti, che la temperatura e il riscaldamento radiativo e il raffreddamento del manto nevoso avvengono a temperature e con flussi di acqua-vapore che cambiano in dipendenza della profondità.
Con questo interesse in mente, ovvero comprendere meglio le condizioni dell'ambiente circostante, Florent Dominé e Paul Shepson hanno realizzato, nel 2002, una review (una rassegna di articoli su un dato argomento) sulla chimica e la fisica della neve pubblicata su Science(1).
Ritorniamo ai nostri flussi: questi modificano la neve, cambiando la forma del cristallo, l'area superficiale e la densità a causa delle molecole d'acqua che scorrono tra i granelli di neve.
La dinamica dei gas catturati dalla neve, invece, può essere influenzata da numerosi processi, sia fisici sia chimici. Si può andare da processi puramente fisici come l'adsorbimento o la cocondensazione, a reazioni chimiche catalizzate dalla superficie ghiacciata che possono essere innescate dalla luce o dalla temperatura. Queste ultime sono dette reazioni oscure (dark reactions), come ad esempio quelle che vengono utilizzate per la produzione degli alogeni, e sembrano avvenire su scale temporali piuttosto lunghe, almeno secondo alcune analisi del CH3Br nella neve artica. E' stato osservato, inoltre, un rapido aumento nella concentrazione di questo composto chimico, un effetto inatteso almeno per dell'aria vecchia di centinaia di anni, come quella catturata dalle nevi artiche, e quindi bisogna coinvolgere processi biologicamente mediati e/o la presenza di fasi condensate per spiegarne la presenza.
Le difficoltà nella comprensione e nella caratterizzazione di queste reazioni sono, in generale, dovute a una scarsa conoscenza della natura fisica e chimica delle superfici ghiacciate naturali. Sulle superifici ghiacciate esiste uno strato disordinato, spesso chiamato strato quasi liquido. Il suo spessore aumenta con la temperatura e la concentrazione del soluto ionico. Le sue proprietà sono intermedie tra quelle del ghiaccio e dell'acqua, complicando gli sforzi per chiarire la cinetica delle reazioni in questo mezzo. Esperimenti di laboratorio che hanno esposto questo tipo di superficie ghiacciata all'NaCl o al sale marino hanno mostrato la formazione di uno strato liquido superficiale con un'alta concentrazione ionica: un mezzo di questo genere può accelerare la chimica e la fotochimica della neve.

martedì 20 dicembre 2011

Emozioni

Sono quelle provate nell'incontro, seppur a distanza, con Margherita Hack a Palazzo Brera, il Palazzo delle Belle Arti a Milano.
Quelle emozioni che ti ha fatto provare mentre all'improvviso si alza dal tavolo e, usando i bicchieri dell'acqua, ha raccontato della legge di Hubble e dell'espansione dell'universo, che poi le è servita per raccontare a sua volta del Nobel per la fisica di quest'anno, quello sull'espansione accelerata dell'universo. O ancora quando ha brillantemente risposto alle arzigogolate e molto filosofiche domande degli studenti dell'Accademia, tipo quella sull'universo in espansione, finito o forse infinito, che forse si espande dentro qualche altra cosa o chissà dove e chissà cosa, rivelando tutta se stessa, il suo essere innanzitutto una fisica e poi un'astronoma. Perché alla fin fine non ha importanza cercare risposte a domande alle quali non sarà possibile rispondere e che ad ogni modo ha poca importanza rispondere per avere una buona comprensione dell'universo osservato (senza contare che c'è anche Godel, in giro da qualche parte!)
E poi emozioni sono anche quelle del concerto di Peppe Voltarelli e degli eroi della serata di Baggio, ovvero degli spettatori che, nonostante lo sciopero dei mezzi del 16 dicembre, lo stesso giorno della visita di Margherita Hack, sono andati ad ascoltarlo cantare, lui che viene dalla Calabria, ha girato mezzo mondo e si ritrova a cantare anche qui, a Milano, per la gioia di conterranei e non solo.
Emozioni che riesco a raccontare solo ora, ma come per tutte le emozioni, restano e quindi vale la pena raccontare. Sempre.
P.S.: le foto le ha scattate mia sorella con l'iPhone.

giovedì 15 dicembre 2011

I giorni dell'Higgs

Ed eccomi qui, buon ultimo, se vogliamo, con molti commenti, alcuni più illustri di altri, che sono giunti sul web. Per leggerli vi basta arrivare in fondo al post, ma per iniziare bene la lettura, eccovi cosa scrivevo un paio di giorni prima della famosa conferenza:
Non ci sarà alcun annuncio clamoroso, ma solo dei nuovi e più stringenti limiti sulla massa dell'Higgs
La conclusione della conferenza di ieri alla fin fine ha confermato quella impressione. I due seminari, tenuti dai due rappresentanti, i due spokerperson, delle collaborazioni ATLAS e CMS, Fabiola Gianotti e Giulio Tonani, non hanno infatti ancora dato una certezza né presentato un segnale della scoperta dell'Higgs. Sia ATLAS sia CMS hanno proposto i loro nuovi limiti, basati sui dati raccolti nel corso di quasi tutto il 2011, e la sintesi di questi dati è stata tratta nella press release ufficiale del CERN, visto che quella ufficiale dovuta ai due esperimenti uscirà solo dopo la pubblicazione dei dati su rivista scientifica. Questa sintesi, comunque, racconta di un intervallo in massa che va tra i 124 e i 126 GeV.
Ad ogni modo dopo i due seminari mi sono ritrovato a discutere via e-mail con l'amico Salvatore, al momento al lavoro a New York, proprio dei risultati. E Salvo mi ha mandato via e-mail questi grafici, iniziando con i due che riassumono i risultati preliminari di entrambe le collaborazioni, ATLAS e CMS:
Ricordo infatti che l'Higgs è previsto venire prodotto attraverso vari canali differenti:
ed è quindi necessario realizzare anche una sintesi sui dati raccolti nei vari canali studiati.
D'altra parte quella sintesi che i due esperimenti non hanno fatto, hanno provato a farla su facebook ed è il terzo grafico che mi ha inviato Salvo, ovvero la sovrapposizione dei due precedenti:
Accompagnato a questo grafico è anche arrivato il suo commento sulla faccenda:

mercoledì 14 dicembre 2011

Una Margherita rossa

Nicola Atalmi ha scritto un libro. E fin qui nulla di nuovo. Ciò che interessa a noi è che il libro lo ha scritto sulla vita di Margherita Hack, consentendole di raccontarsi iniziando dall'infanzia sotto il fascismo fino ad arrivare ai giorni nostri. Ora il tour di presentazione porta i due autori fino a Milano, fino al Palazzo Brera, che ospita l'Accademia. L'incontro si svolgerà domani alle 17 nell'aula 10 dell'Accademia:
Oltre alla Hack ed Atalmi interverranno Ginevra Trinchieri, INAF-Osservatorio Astronomico di Brera, e Stefano Pizzi, Prorettore dell'Accademia di Belle Arti di Brera.
Un incontro per conoscere, oltre la scienza, la vita di Margherita Hack e le sue passioni, parlando di etica e valori mai perduti, con più di una parola di speranza nel futuro.
Alcune voci dicono che passerà prima dall'Osservatorio, però non c'è nulla di sicuro. Se dovesse passare, sarà sicuramente una grande emozione, ma ad ogni modo, per chi non potrà vederla dal vivo (personalmente non so se sarò tra questi: visto il personaggio immagino che l'aula sarà molto rapidamente strapiena), eccovi questa chiacchierata con Atalmi, l'autore del libro-intervista:

lunedì 12 dicembre 2011

Rosso di sera, rosso di mattina

A volte succede che uscendo dalla metropolitana e andando verso l'autobus che mi avrebbe portato a Pioltello questa mattina per il primo dei due giorni della supplenza da 6 ore che mi porterò fino a giugno (se non decido di scappare prima), osservo il cielo, che poi a quell'ora della mattina quando esco il lunedì è tutto scuro. A parte una lieve luminescenza rossastra sul fondo (quel po' di fondo che si vede tra i palazzi) e subito penso al famoso detto meteorologico:
Rosso di sera, bel tempo si spera.
Rosso di mattina, mal tempo si avvicina.
E poi ha piovuto, non tantissimo, ma ha piovuto. La cosa però interessante è che da questo proverbio, applicato a Milano, sono arrivato al famoso paradosso di Zenone(1), quello di Achille che insegue la tartaruga e non la prende mai. Il fatto interessante nel paradosso è che può essere risolto in almeno tre modi differenti.
Il paradosso venne pensato da Zenone per essere applicato prima su Achille, che dimezza la distanza con la tartaruga per passi successivi senza raggiungerla mai, e poi su una freccia che deve colpire un condannato a morte, e anche in questo caso dimezzando la distanza per passi successivi non colpisce mai il suo bersaglio. La natura paradossale degli assunti sta nel fatto che la loro realtà negherebbe il movimento, che però esiste e viene sperimentato e quindi inevitabilmente quello di Zenone è un paradosso semplicemente perché siamo in grado di muoverci e generare movimento.
Se però, così, vi sembra che sto barando, ecco che ci vengono in aiuto Newton e Leibniz e la matematica delle serie. In questo caso si può associare al paradosso di Achille e della tartaruga una serie di termini infiniti che però alla fine converge, e quindi Achille cattura la povera tartaruga (per farne una zuppa, immagino).
Se poi il nostro eroe si affida alla fisica la conclusione della storia arriva anche prima. Il problema può essere impostato con una equazione fisica in cui si impone una variazione di velocità nel tempo tale da dimezzare la distanza ogni secondo, un po' come immaginare una forza esterna che rallenta Achille (in fisica, a velocità costante maggiore non esisterebbe alcun paradosso, come potete immaginare), e anche in queston caso Achille cattura la tartaruga.
D'altra parte, spingendo il fisico sul suo essere fisico, vi potrebbe tranquillamente dire: quando misuro una distanza, questa si porta sempre dietro un errore, quindi per il fisico Achille catturerà sicuramente la tartaruga perché prima o poi il dimezzamento della distanza sarà inferiore all'errore commesso per misurarla.
Gli errori di misura. Qualcosa che ho cercato di mettere nella testa di quei quattro gatti dei miei attuali studenti (intendo quelli che hanno voglia di ascoltare, che poi c'è la solita gran massa di tizi più interessati a perder tempo per arrivare a fine giornata e aprire facebook sul telefonino), qualcosa su cui si fonda la fisica. O ancora meglio, riprendendo le parole di Paolini nel suo spettacolo ITIS Galileo che era qui a Milano a Novembre, è merito di Galileo se l'errore ha oggi raggiunto una sua dignità. In un certo senso è proprio nel lavoro certosino che fanno gli sperimentali per migliorare gli errori con i quali conosciamo le leggi della fisica che si nascondono i progressi della fisica sperimentale.
Quella di domani alle 14, per intenderci.

(1) Il percorso mentale è molto semplice: molto spesso il cielo di Milano minaccia pioggia, e questa mattina mi sono chiesto se sarebbe arrivata o se, come al solito, avrebbe fatto come Achille, avvicinandosi senza mai arrivare.

domenica 11 dicembre 2011

Quei matematici dei contadini russi: moltiplicazioni


Contadini russi di Filipp Andreevic Maljavin (1902)
Non è né una prosecuzione ideale e apocrifa, né un prequel dell'interessantissimo Problemi matematici per gli ebrei sovietici di Popinga, ma l'idea di fondo è quella di omaggiare il professore di matematica del liceo, Ottavio Serra, che all'epoca per la prima volta mi introdusse al magico mondo della matematica dei contadini russi. Visto però che questo metodo serviva ai nostri bravi contadini per calcolare più semplicemente e rapidamente le moltiplicazioni ha senso, prima di tutto, parlare dell'operazione prodotto tra numeri naturali.
Innanzitutto è necessario, a partire da due numeri $m$, $n$, definire il prodotto $m \cdot n$ tra i due. Questa operazione può essere definita come la somma di tanti $m$ uno dietro l'altro per $n$ volte o d'altra parte come la somma di tanti $n$ uno dietro l'altro per $m$ volte, e questo ci fa capire come la moltiplicazione sia commutativa (in un certo senso si potrebbe dire che la commutatività della moltiplicazione discende da quella dell'addizione). Questo modo può anche andar bene quando abbiamo numeri di una cifra, ma quando entrambi i numeri hanno due cifre, operare in questo modo diventa piuttosto lungo. Così il metodo classico, o canonico utilizzato a scuola è quello che si fonda sulle tavole pitagoriche e quindi sulle tabelline, e certamente è molto più semplice e veloce delle somme ripetute, ma implica il ricordare una decina di tabelline e l'uso successivo delle somme. Qualcosa del tipo(1):
Non è però l'unico metodo per eseguire il prodotto tra due numeri e nel corso della storia ne sono stati sviluppati cinque(2): la moltiplicazione in colonna (quella classica, per intenderci), la moltiplicazione medievale, la moltiplicazione a crocetta, la moltiplicazione cinese, la moltiplicazione per raddoppio, la moltiplicazione dei contadini russi.
La seconda di queste moltiplicazioni, quella araba, anche detta a graticola o gelosia, è stata probabilmente sviluppata in India e nel mondo arabo, e probabilmente era nota anche in Cina. La prima traccia documentata in Europa risale al 1478 quando viene diffuso il primo libro di matematica stampato con il nuovo metodo sviluppato nel 1456 da Gutenberg, Larte de labbacho, testo anonimo anche noto come l'Aritmetica di Treviso(3).

sabato 10 dicembre 2011

Il dottore è arrivato!

Questa inforgrafica, dedicata ai dottori che si sono alternati nella longeva serie di fantascienza Doctor Who si trova su un sito spagnolo, basura and tv (via tumblr). La rappresentazione è bella, sintetica e, soprattutto, molto GPlus!

martedì 6 dicembre 2011

Avvisi ai viaggiatori

La foto è stata scattata da mia sorella sul Treno notte che da Milano si dirige verso la Calabria partito intorno alle 20:15. Ricordo ancora che domenica Moretti aveva affermato che i treni notte a lunga percorrenza sarebbero stati cancellati e messi solo nelle tratte che da Roma portano verso il sud, salvo metterli in periodi dell'anno specifici. Evidentemente il Natale, per Treni Italia, non è un periodo dell'anno durante il quale questo tipo di treni serva particolarmente.

Osservatorio Astronomico di Brera: arte, metafore e pianeti extrasolari

Orione, sia nella mitologia greca sia in quella romana, era un cacciatore. Come potrete leggere nella pagina wikipediana dedicata al suo mito, sia le sue origini, sia la vitale imprese e la morte sono dibattute, nel senso che molti sono i miti che gravitano intorno a questa figura, che in fondo raccoglie in se l'essenza del cacciatore. E poiché la caccia fu per secoli una delle principali attività su cui si fondavano le prime società, anche quelle che stavano diventando agricole, la sua presenza nel cielo non deve stupire. La costellazione di Orione si trova molto vicino all'equatore celeste ed è facilmente identificabile grazie alle tre stelle splendenti che costituiscono la così detta fascia di Orione, ed è distintamente osservabile proprio in questo periodo e lo sarà fino a maggio. Sarà forse un caso, sarà forse una scelta ben precisa, a Milano presso lo Spazio Tadini in via Jammelli, 24 viene ospitata la mostra di Gioni David Parra Orione come metafora
La mostra personale di Gioni David Parra, Orione come metafora, comprende dipinti, sculture e una istallazione dal forte simbolismo spaziale. Raccoglie le opere più significative dell’artista attorno a un tema che lo affascina da sempre e che alimenta il suo talento visionario: l'Uomo e l'Universo.
La mostra, che si inaugura oggi alle 18, è un'opportunità per approfondire la relazione tra arte e scienza e l'Osservatorio di Brera non perde l'occasione di lanciare un'iniziativa collegata con l'evento, organizzando una tavola rotonda, Arte: tra cielo e terra, che si terrà allo Spazio Tadini il 12 dicembre dalle 18 in poi. Le attività per dicembre, però, non finiscono qui: il 14 dicembre, infatti, come sempre nel Palazzo Brera, questa volta nella Sala della Passione (opposta all'usuale Sala delle Adunanze) si terrà un nuovo seminario del ciclio I cieli di Brera con Giampaolo Piotto che intratterrà il pubblico con I pianeti extrasolari: alla ricerca di altri mondi possibili
Il dubbio sulla presenza di altri mondi abitati o abitabili ha da sempre pervaso la mente umana. Fino a poco tempo fa, le risposte a questa domanda potevano essere solo di tipo filosofico. Finalmente, grazie al progresso tecnologico e ad uno straordinario sforzo osservativo possiamo intravvedere la possibilità di dare una risposta scientifica. Faremo una panoramica di quanto abbiamo imparato negli ultimi 15 anni sui pianeti extrasolari e delle prospettive future di questo nuovo settore di ricerca dell'Astronomia.
E come al solito un paio di parole sul conferenziere:
Laureatosi in astronomia presso l’Università di Padova, Giampaolo Piotto è Professore Ordinario presso la stessa Università. E' stato ricercatore associato presso il dipartimento di astronomia dell'Università della California a Berkeley e ricercatore associato presso l'European Southern Observatory a Garching (Germania). E' membro del comitato scientifico dello strumento HARPS-N, che dal 2012 farà ricerca di pianeti extrasolari con il Telescopio Nazionale Galileo.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti (la sala ha una capienza di 100).
Il 16 alle 16:30 è infine programmata la visita dell'Osservatorio, della durata di circa due ore. Per prenotarsi, va compilato l'apposito modulo on-line.

lunedì 5 dicembre 2011

Mormorii

Qualcosa era nell'aria. Il 13 dicembre alle 14 ci sarà un seminario sull'Higgs, a tenerlo i due responsabili di ATLAS e CMS, Fabiola Gianotti e Guido Tonelli. A comunicarlo è stato Rolf Heuer, ma in effetti c'è anche la comunicazione pubblica. Il seminario sarà in webcast (almeno così scrivono), ma già c'è chi ci ricama su, chi prova a pensare, chi si pone domande e chi, semplicemente, si mette a spiegare.
Ad ogni modo, nell'attesa del prossimo martedì (non ci sarà alcun annuncio clamoroso, ma solo dei nuovi e più stringenti limiti sulla massa dell'Higgs), gingillatevi con Marte oppure divertitevi con i neutrini.

giovedì 1 dicembre 2011

AIDS Day: i fumetti come educazione alla prevenzione

Lungo articolo realizzato per l'AIDS Day. La delicatezza dell'argomento trattato e l'uso di alcune immagini, che potrebbero offendere la sensibilità di qualche lettore, suggeriscono la lettura ai soli adulti, o comunque accompagnati da persone con la testa sulle spalle!
I fumetti, con il crescere del loro successo, forse anche per dimostrare che Fredric Wertham, lo psicologo autore di Seduction of the innocent, aveva semplicemente torto, divennero non solo un sistema di intrattenimento e di diffusione di valori positivi, ma anche un modo per affrontare i problemi della vita reale. Uno dei problemi sicuramente tra i più spinosi è quello della dipendenza dalla droga. Se da una parte addirittura un eroe è dipendente da una medicina per ottenere i propri superpoteri (Hourman che ottiene, grazie alla pillola miracolo ottiene, giusto per un'ora, alcuni straordinari superpoteri), dall'altra sono molti gli eroi che affrontano il problema.
Tra i primi ci sono sicuramente Lanterna Verde e Freccia Verde. Al tempo dei fatti dietro le due maschere c'erano Hal Jordan e Oliver Queen che grazie agli autori Dennis O'Neil e Neil Adams intrapresero un giro per gli Stati Uniti, una versione supereroica del classico romanzo di genere on the road. Ritornati dal loro giro trovarono il figlioccio di Oliver, Roy Harper, destinato a diventare Speedy e poi Arsenale e infine Freccia Rossa, dipendente dalla droga, come testimonia questa splendida copertina di Adams(1):
Roy, nei panni di Speedy, sarebbe poi stato protagonista della copertina del primo numero di una miniserie in tre uscite realizzata all'interno di una campagna contro la droga. Lo speciale, realizzato dagli autori della serie regolare New Teen Titans, Marv Wolfman e George Perez, vede Roy nella copertina del primo numero(2) portare in braccio un ragazzo morto per overdose:
Tra gli altri eroi da citare per la loro esplicita lotta contro la droga ci sono sicuramente Capitan America(2)
e l'Uomo ragno(2)
Una battaglia collegata anche (ma non solo) con la droga è sicuramente quella contro l'AIDS, cui mi sono molto velocemente interessato lo scorso anno quanto scrissi una breve news su un concorso fumettistico sulla lotta e prevenzione dell'AIDS. In quell'occasione scovai un articolo, AIDS Educational Comics(3), scritto da Leonard Rifas, cartoonist impegnato nell'uso educativo dei fumetti e per questo scopo ha dato vita al progetto Edu Comics. L'articolo, datato 1993, iniziava così
Il fumetto è un'industria, una sot­to­cul­tura, un campo. Il fumetto edu­ca­tivo non è nulla di tutto que­sto. E' fles­si­bile, è arte popo­lare che è costan­te­mente rein­ven­tata da diverse per­sone che lavo­rano in iso­la­mento le une dalle altre. Come car­too­nist edu­ca­tivo, sono stato al cor­rente per anni di que­sta man­canza di comu­ni­ca­zione. Randy Scott della Michi­gan, il più impor­tante biblio­te­ca­rio di fumetti, mi ha inviato una lista di fumetti sull'AIDS che sono inclusi nell'Edu­ca­tio­nal Mate­rials Data­base del Natio­nal AIDS Infor­ma­tion Clea­rin­ghouse. Ero stu­pito. A giu­gno del 1990 la loro lista inclu­deva 46 titoli da quasi tre doz­zine di fonti. Dopo anni di ricer­che, avevo sco­vato solo 15 di que­sti titoli.(3)
A completare la rassegna che ha realizzato Rifas a partire dal database del NAIC c'è un articolo di Matthew McAllister, dove tornano anche i fumetti dei supereroi, su tutti quelli della Marvel con X-Men, Alpha Flight e DP-7, mentre in casa DC Comics si ritorna, guarda un po' il caso, su Green Arrow, a quel tempo in mano a Mike Grell (se non ricordo male) che riprese le tematiche e le atmosfere del duo O'Neal-Adams.
I fumetti di larga produzione e distribuzione sono stati creati con già le caratteristiche per rappresentare l'AIDS e per la loro stessa esistenza meritano considerazione come parte della diversità nei discorsi sull'AIDS. Inoltre precedenti ricerche centrate sui fumetti hanno notato due caratteristiche che rendono questo medium particolarmente opportuno per coloro che sono interessati allo studio del ruolo dei mass media nella crisi dell'AIDS. La prima caratteristica è l'us dei fumetti come strumento educativo, la seconda è la presenza di commenti e critiche sociali presenti nei fumetti.(4)
Riguardo la loro utilità, poi, è interessante dare un'occhiata alla rassegna di Jane Bertrand et al.(5), dove gli autori hanno classificato, tra gli altri studi, proprio uno sull'uso dei fumetti per la sensibilizzazione sull'AIDS, distribuiti tra gli studenti delle scuole superiori del Gabon(6) (età media 19 anni), introdotti in classe da medici che fornivano alcune spiegazioni preliminari.

mercoledì 30 novembre 2011

Intanto festeggiamo!

Grazie a questo post di Luciaho scoperto (o riscoperto, sarebbe meglio dire) The Comics Reporter dove viene proposto un estratto della versione a matita di un party che Madman, personaggio ideato da Mike Allred, ha dato per alcuni selezionati personaggi dei fumetti. La versione a colori, che si trova sul sito di Michel Fiffe, che ha collaborato con Allred alla realizzazione del cartone mi è sembrata perfetta per festeggiare il trasferimento di Scientificando da Splinder a Blogger:
Considerando, però, anche il gran lavoro che Annarita ha fatto anche per adattare il vecchio layout alla nuova piattaforma (mi sembra che la resa sia migliore di quello che avveniva su Splinder) direi che anche questa copertina di Raw di Joost Swarte esemplifica molto il lavoro che ha preceduto questo primo passo verso il ritorno di Annarita all'attività in gran completo:
Annarita e i lettori non potranno fare altro che avvantaggiarsi della nuova sistemazione del blog (cui dovrebbe seguire presto anche Matem@ticamente), che dovrebbe semplificare sia la ricerca interna sia il rapporto stesso con i lettori.

martedì 29 novembre 2011

Pellegrini

Gli eroi tipici giapponesi sono sicuramente i Transformers, quei robot giganteschi che si nascondono trasformandosi di volta in volta in auto, aerei o altri giganteschi oggetti della modernità. Gli eroi dell'occidente, invece, sono granitici, fermi, difensori dello status quo, non sono realmente in grado di trasformarsi, se non dalla propria identità civile calandosi una maschera sulla faccia. L'essenza dell'eroismo giapponese è dunque la capacità di trasformarsi anche in funzione degli stimoli esterni. Queste considerazioni (e altre ancora) sono presenti in Autostop con Buddha di Will Ferguson, che, all'epoca insegnante di inglese presso la Nexus in Giappone, decide di intraprendere un viaggio per le isole nipponiche seguendo la via dei sakura, i fiori di ciliegio.
Il libro è pieno di storie di persone, famose e non, e una in particolare mi ha colpito, quella di Ichikawa Danzo VIII:
(...) Ichikawa Danzo VIII (...) era un famosissimo attore Kabuki che, con la sua morte, diede la sua ultima esibizione, la più grande, uno spettacolo che lo avrebbe reso immortale.
Ichikawa fece la sua prima apparizione sul palcoscenico quando era ancora in fasce. Il ritiro dalle scene coincise con il suo ottantaduesimo anno di carriera. Dopo i festeggiamenti e l'ultimo spettacolo d'addio, si recò a Shikoku e percorse in solitaria la Via degli Ottantotto Templi del Kobo Daishi. Fu un'impresa notevole per un uomo della sua età, e secondo l'opinione di alcuni non si sarebbe mai aspettato di portare a termine il pellegrinaggio ma, al contrario, di morire strada facendo. Ichikawa, invece, portò a termine il percorso alla fine di maggio, dopo che i sakura erano caduti e il cerchio si era chiuso. Non aveva più nulla da fare. Partì per Shodo, a quanto pare con l'intenzione di completare anche il pellegrinaggio dell'isola, ma qualcosa gli fece cambiare idea.
Perché avesse scelto di lasciare l'ultimo cerchio incompiuto rimane un mistero. Forse era soltanto stanco. Trascorse i suoi ultimi giorni di vita da solo in una piccola pensione di Shodo, prima d'imbarcarsi su un traghetto di mezzanotte per Osaka. La pioggia scrosciava sul ponte, quando Ichikawa andò a poppa e salì sul parapetto per gettarsi tra le scure onde del mare. Nessuno lo vide mai più. Era come se il suo corpo fosse scomparso. Aveva scelto con cura il momento propizio per uscire di scena; la nave stava attraversando le forti correnti orientali del Mare Interno, e lui fu risucchiato nei Vortici di Naruto e nelle loro infinite spire.
La morte di Ichikawa divenne leggenda, l'estremo gesto d'indipendenza, il pellegrino che decide personalmente come porre fine al suo viaggio. Nei Pellegrini giapponesi, Oliver Statler scrive: "Il suo non fu un atto di disperazione, bensì di risoluzione. Abbandonò la vita con la stessa compostezza con cui abbandonava il palco".
(trad. Claudio Silipigni)
Penso più o meno la stessa cosa di Mario Monicelli, che il suo non fu un atto di disperazione, ma nemmeno una risoluzione, piuttosto una ribellione, un modo per scegliere il suo addio. Furono le circostanze a renderlo così eclatante come è stato, altrimenti avrebbe fatto proprio come Ichikawa, andandosene allo stesso modo con cui immagino si concludevano i suoi film al cinema: con gli applausi!

lunedì 28 novembre 2011

Wikifollie

A quanto pare, una volta che si scovano procedure wikipediane non proprio limpide, si finisce per scovarne altre e altre ancora. Dopo la vicenda di Emanuele Mastrangelo, che ha segnalato nei commenti un link da Wikiperle dove escono alcuni retroscena cui comunque risponde in maniera perfetta Sandrobt (unico appunto che gli rivolgo è la sua sicurezza nel ritenere Emanuele filo-fascista, anche se forse rinunciare a questo punto vorrebbe dire che il blocco infinito dell'utenza è stato quantomeno eccessivo), dai commenti a un post di Massimo Mantellini segnalato da Juhan su OK Panico, ecco che spunta un nuovo caso(1), forse ben peggiore, accorso a Neperiano, che a quanto pare non ha fatto nulla di più se non partecipare a 4 votazioni dopo 616 edit su voci di informatica e 50 su template nello stesso campo. Non entro nel merito della discussione avvenuta per Neperiano e il blocco causato dal fatto che lo si riteneva una utenza potenzialmente dannosa per Wikipedia, però c'è una cosa che mi ha colpito: Neperiano era un vecchio utente che ha ripreso a collaborare sulla Wiki con una nuova utenza ma che, a causa di cosa poi non l'ho proprio capito è stato anch'egli bloccato all'infinito. Tra l'altro Neperiano l'ha anche presa con filosofia, quasi a voler dire avevo ragione la prima volta ad essermi allontanato.
Ad ogni modo non mi sembra carino dare le colpe a questo o quell'amministratore, come fa Wikiperle, lasciando anche a intendere che l'efficienza di Wikipedia dipende esclusivamente da quei pochi cui si punta il dito (e i molti che in silenzio riparano a errori dovuti quanto meno alla fretta?), e certo immaginare che Wikiperle sia un blog nato appositamente per sottolineare le problematicità di alcuni amministratori piuttosto che di altri mi sembra anche in questo caso eccessivo (vorrebbe dire che dietro c'è un ex-wikipediano scontento), ma a beneficio di tutti segnalerei questa autosegnalazione di problematicità di uno degli amministratori della wiki secondo me tra i più specchiati in assoluto. Il punto interessante non è la segnalazione di problematicità in se, ma la discussione sull'amministratore stesso: si scoprono un po' di cose interessanti che sembrano dare ragione a Wikiperle. Leggetevela e poi fatevi una opinione tutta vostra.

(1) Ci tengo a precisare che nel blog di Mantellini è stato semplicemente segnalato Wikiperle e non il caso specifico, che ho trovato una volta giunto su quel blog.

venerdì 25 novembre 2011

Il festival della Tempesta

La Tempesta, l'etichetta musicale dei TARM grazie alla quale molti gruppi di rock alternativo possono arrivare fino al pubblico degli appassionati italiani, propone per tutti i fan dei sui gruppi, il primo festival dove interverranno un po' di pezzi grossi come gli stessi TARM o Le luci della centrale elettrica o Sick Tamburo o i Massimo Volume. Il festival si svolgerà a Venezia questo sabato 3 dicembre e questo è il promo del festival stesso realizzato da Michele Bernardi con il montaggio di Annapaola Martin:
Ulteriori informazioni sulla pagina facebook dell'evento o su youtube del video.

mercoledì 23 novembre 2011

Carnevale della Chimica #11

Il 2011 è stato eletto Anno Internazionale della Chimica, e in questo stesso anno grazie a Chimicare i blogger scientifici italiani hanno animato un nuovo carnevale scientifico, il Carnevale della Chimica. E questa che state per leggere è la sua 11.ma edizione, e quindi è anche giusto andare a vedere chi è l'11.mo atomo della tavola periodica, il sodio.
La sua posizione sulla tavola è dovuta al criterio di ordinamento della usuale tavola periodica: gli atomi, infatti, vengono classificati essenzialmente grazie al numero atomico, che identifica la quantità di protoni e quindi di elettroni presenti in un dato atomo. E' un metallo alcalino che non si trova libero in natura: a contatto con l'acqua, infatti, la riduce liberando idrogeno e formando idrossido. Non essendo chimico, non proseguo con la descrizione del sodio, ma ricordo semplicemente che è presente all'interno del cloruro di sodio, NaCl, ovvero il comune sale da cucina, che può essere prodotto ad esempio facendo evaporare l'acqua di mare. A sua volta si può estrarre dal sale così ricavato il sodio, tornando così al nostro punto di partenza.
D'altra parte l'11.mo premio Nobel per la Chimica, assegnato giusto 100 anni fa, è andato alla fisica e chimica Marie Curie, protagonista dell'Anno Internazionale della Chimica
The year 2011 will coincide with the 100th anniversary of the Nobel Prize awarded to Madame Marie Curie—an opportunity to celebrate the contributions of women to science.
ma anche giustamente protagonista di questo carnevale, essendo novembre il mese della sua nascita.
La scienziata franco-polacca è stata la prima in assoluto a vincere ben due Nobel, uno in fisica nel 1903 per la scoperta della radioattività (scoperta che condividono insieme con Becquerel, che vinse con Marie e con il marito il premio di quell'anno) e l'altro, come detto nel 19011 in chimica.
I suoi contributi più importanti, che avrete modo di approfondire leggendo i contributi che animano questo Carnevale, sono innanzitutto l'utilizzo di un macchinario inventato negli anni Ottanta del XIX secolo dal marito Pierre insieme con il fratello Jacques per verificare la scoperta di Becquerel. A questi primi esperimenti seguirono le coperte di radio e polonio e successivamente l'applicazione delle radiazioni da una parte per la cura di lesioni varie e dall'altra per la realizzazione delle radiografie. Nasceva in questo modo una nuova branca della scienza, quella che oggi chiamiamo radiochimica.
D'altra parte l'importanza di Marie Curie va anche oltre i due Nobel e le sue fondamentali scoperte: permette infatti di enfatizzare il ruolo delle donne nella scienza in generale e nella chimica in particolare. E dell'importanza di questo ruolo, ad esempio, se ne rende conto anche Nature, che su Nature Chemistry pubblica la foto di seguito (un grazie per l'invio a Francesco Neve, i cui contributi al Carnevale sono più sotto nella seconda parte):
E' stata realizzata con un collage di 200 foto di altrettante scienziate, diventando la copertina del numero di NC di settembre di quest'anno (per la precisione il volume 3, numero 9). Su quello stesso numero compare anche uno splendido articolo di Michelle Francl, Sex and the citadel of science, dove la chimica statunitense si interroga su un paio di domande sicuramente molto interessanti:
Why are women still under-represented? A lack of ability or passion, or could it be that we create labs into which women don't quite fit?
Da ottima scienziata nel suo articolo mette in fila una serie di studi e rassegne per cercare più che di rispondere alla domanda di fotografare la situazione attuale. Sicuramente emergono nettamente le capacità di Marie Curie come scienziata, capacità che erano già state apprezzate da Rutherford quando andò a trovarla nel suo obiettivamente piccolo laboratorio (quello che all'inizio le era stato assegnato dalla Sorbona, prima che ne aprisse uno tutto suo):
It must have been dreadful not to have a laboratory to play around in
In effetti, sciolto qualsiasi dubbio su possibili cause naturali riguardo le capacità delle donne nella scienza, e constatato che le donne stanno aumentando la loro presenza nei laboratori e negli istituti di ricerca, resta probabilmente come unica spiegazione la difficoltà nel rompere con alcune convinzioni sociali ancora ben radicate non solo nel mondo in generale, ma anche in quello scientifico, tutte legate a una scarsa considerazione delle capacità delle donne. Questo rende ancora più importanti i premi vinti da Marie Curie e dalle sue discendenti, a iniziare dalla figlia Irene fino ad arrivare all'ultima vincitrice del Nobel per la Chimica, Ada Yonath nel 2009.
A questo punto, però, mi sono dilungato anche troppo: è giunto il momento di dare inizio alle danze!

Aspettando il Carnevale della Chimica

Nell'attesa del Carnevale della Chimica #11 che ci sarà tra circa 8 ore, ricordo attraverso lo screenshot del tweet di Paolo, che oggi è l'anniversario della nascita di Johannes van der Waals, quello dell'equazione di stato dei gas reali \[\left ( p + n^2 \frac{a^2}{V} \right ) (V - nb) = nRT\] dove $p$ è la pressione, $V$ è il volume totale della scatola che contiene il gas, $n$ il numero delle moli, $R$ la costante di Boltzman, $T$ la temperatura assoluta, $a$ una costante che misura la forza di attrazione tra le particelle del gas, $b$ una costante che misura il volume occupato dalle molecole.

Johannes e Jacqueline van der Waals
Poiché, vista la presenza odierna su questo blog del Carnevale della Chimica, non si può degnamente ricordare l'illustre chimico-fisico, rimando l'appuntamento con la sua biografia a una migliore occasione, mentre oggi ci avviciniamo al Carnevale con la mia traduzione della versione inglese, Child-eyes(1), di Kinderoogen, scritta da Jacqueline van der Waals, figlia di Johannes, Premio Nobel nel 1910:
Vedo sempre dal viso di un bambino
due occhi tristi su di me,
molto calmi e pazienti. Chiedono,
una domanda, che non riesco a comprendere.

Perché, oh occhi di bambino!,
perché da quel volto pallido,
quel volto pallido e innocente,
quello sguardo su di me?

Non posso darti alcuna risposta.
Oh! E non chiedetemelo così!
Ciò risveglia nel mio cuore un tumulto,
una tristezza, che non riesco a comprendere
(1) Per fare la traduzione ho prima realizzato una traduzione in inglese dall'olandese con Google Translate del ritratto della poetessa.