
In un lontano pomeriggio di un paio di settimane fa, per staccare e riposarmi un attimo, mi sono letteralmente sdraiato sulla sedia, così il mio sguardo si è andato a posare sul tetto dell'ufficio in
Osservatorio, posandosi su una piccola scatolina bianca, circolare, con un paio di lucine rosse lampeggianti postealle estremità del diametro corrispondente con l'uscita del filo dalla scatolina: ovviamente è l'
allarme anti-incendio.
A quel punto, è scontato, potreste dire, la testa ha ricominciato a correre e la mente a curiosare, ponendosi la domanda:
ma come funziona un allarme anti-incendio?
Cercando cercando, un po' tutti i siti di aziende che vendono questi allarmi, oltre a proporre prodotti più o meno complicati (alcune descrizioni mi hanno fatto pensare a operazioni di guerra!), si basano su piccoli strumenti di rilevazione del fumo. E quindi la mia attenzione si sposta, o si concentra, se volete, sul fumo, cui sulla
wiki abbiamo dedicato una pagina. E, ad esempio, si scopre subito che il fumo è
una dispersione colloidale di particelle solide in un gas, in genere causata dalla combustione.
Ma cos'è un colloide? Vado a memoria, avendo affrontato i colloidi per uno dei tanti progetti che l'Università della Calabria organizzava e cui, per un fortuito e stranissimo caso, sono stato coinvolto. In quell'occasione bisognava portare e soprattutto creare un colloide in una classe opportunamente scelta di un istituto superiore della provincia di Cosenza. Bando, però, alle ciance, proviamo a rispondere alla domanda...
Innanzitutto dobbiamo distinguere tra fluido
newtoniano e non
newtoniano: il primo reagisce in maniera lineare all'azione di una forza esterna (aumenta o diminuisce la fluidità all'aumentare o al diminuire della forza applicata), un fluido non
newtoniano ha invece un comportamento meno intuitivo, se paragonato, ad esempio, con l'acqua.