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venerdì 28 agosto 2009

Il sole dei morenti

More about Il sole dei morentiSapevo che non avrei potuto leggere nulla più di Jean Claude Izzo, un autore a me particolarmente amato, scrittore francese, di Marsiglia, di origini italiane. Quindi l'ultimo romanzo che mi restava da leggere di Izzo, Il sole dei morenti, lo lasciavo lì, sullo scaffale, ripromettendomi spesso: ora lo leggo. Alla fine ho deciso di leggere anche quest'ultimo romanzo.
Scoperto con la saga di Fabio Montale, al cinema interpretato da Alain Delon, Izzo è velocemente diventato il mio scrittore preferito, subito davanti a Bunker e ora, come terzo, Champion Joe Lansdale. Nella trilogia di Montale (Casino totale, Chourmo, Solea), Izzo racconta la Francia della periferia, racconta una città di mare, come Marsiglia, racconta anche l'Italia, non solo per le similitudini di Marsiglia con il nostro paese e con le città del Sud, ma anche per i legami tra la criminalità marsigliese e la nostra. In Solea, ad esempio, nell'ultimo romanzo, Izzo mette alcune delle informazioni che poi Saviano riscoprì dentro Gomorra, informazioni che da anni attendevano di essere di nuovo riscritte. E con la stessa lucidità di una persona che ha fatto molti lavori, che ha vissuto la strada e il mare della sua città, Izzo affronta le divergenze di una Francia multietnica che non riesce ad adattarsi al cambiamento, nemmeno in una città aperta come Marsiglia.
Se lo si può inserire nel così detto france noir, una dimensione particolare del noir in genere, si potrebbe restringere ancora di più la definizione fino ad arrivare a un noir mediterraneo, a una sorta di movimento letterario (Fregni il suo discepolo) che fa del Mediterraneo, delle sue atmosfere, della sua influenza, fonte centrale d'ispirazione e protagonista al pari degli esseri umani. Accade questo, ad esempio, in Marinai perduti, e in piccolo anche nella raccolta Vivere stanca. La passione per la sua città e soprattutto per il Mediterraneo e per tutte le città costiere, in particolare quelle italiane, è anche evidente, esplicita oserei dire, in Aglio, menta e basilico, raccolta di scritti e saggi sul noir, sul Mediterraneo, sui sapori, gli odori del mare.
L'ultimo passo, forse il più bello perché in un certo senso completa l'intero percorso, avviene con Il sole dei morenti. Un po' come lo stesso Will Eisner con i suoi romanzi grafici, anche Izzo si concentra sulle persone, e come Eisner si è concentrato su quelle persone usualmente invisibili, mai protagoniste in Vite invisibili, così Izzo si concentra su quella parte della società che di solito ignoriamo: Il sole dei morenti è infatti un romanzo sui barboni, sulla loro vita. E diventa un romanzo sulla Francia perché si concentra in particolare su uno di loro che, alla morte di un amico, decide di intraprendere un viaggio fino a Marsiglia, la sua città, per tornare un'ultima volta. Tra ricordi e nuove avventure, tutte al limite, tutte al margine, scoprendo come la vita lo ha portato in mezzo ad una strada, scoprendo come concentrato su se stesso ha dimenticato tutto il resto, consentendo così alla vita di consumarlo, scopre nella sua città un'amicizia improbabile con un immigrato, un bambino, quasi un adolescente, che trascrive per noi la vicenda, ricostruendola dai racconti che, a spizzichi e bocconi, gli ha raccontato il suo amico.
Stupenda la scena finale, sul molo, mentre il sole tramonta.
Mentre Il sole dei morenti tramonta sui reietti.

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