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sabato 31 maggio 2008

I grandi (3)

Mafalda: Direi che i grandi non ti sono tanto simpatici, Libertà
Libertà: Diresti bene; in generale sono tutti degli stupidi
Mafalda: Anche i tuoi genitori sono stupidi?
Libertà: Eh, hanno le loro giornate, sì. In realtà non sono, ma a volte diventano tanto stupidi. Loro, certo, non se ne accorgono, e...

(Quino)

venerdì 30 maggio 2008

José Munoz a Milano

L'altro ieri, mercoledì 28 maggio, alla Feltrinelli di via Buenos Aires arriva José Munoz, disegnatore di Alack Sinner. Giunto in ritardo per problemi con la metropolitana (è, in pratica, un'ora di punta, quella dell'incontro con Munoz, alle 18:00, a causa dell'uscita dagli uffici), arriva con tutto il suo carisma (per quei pochissimi che frequentano il Dipartimento di Fisica di Cosenza, mi ha dato lo stesso carisma e la stessa forza del professore Susinno) e subito inizia la presentazione dei primi due volumi dedicati a Sinner, il detective creato negli anni settanta insieme a Carlos Sampayo e pubblicato per la prima volta proprio in Italia.
Inizia, dicevamo, la discussione: dopo la presentazione dei volumi, ecco iniziano i racconti sul passato, sul personaggio, su come nasce, su come si sviluppa la collaborazione tra Sampayo e Munoz, su come la loro opera ha in effetti influenzato buona parte del fumetto italiano da allora in poi. Alack Sinner è in effetti un fumetto giallo a metà strada tra l'hard boiled e il noir, dove gli autori ci presentano un detective solitario immerso in storie che non rinunciano alla denuncia sociale. L'incontro, comunque, divertente e rilassante, animato anche da un paio di domande dal pubblico intervenuto, si conclude con il solito assalto al disegnatore per avere un autografo o una illustrazione sul retro della copertina del volume di Sinner appena preso dai banchetti allestiti appositamente dalla libreria.
Nei prossimi giorni, spero di potervi presentare qualcuna delle foto che ho scattato quel pomeriggio.

mercoledì 28 maggio 2008

Attenzione ai farmaci: fanno male anche al lavoro

Secondo dei due post dedicati ai farmaci. In questo caso presento l'articolo di Barnard che informa della censura legale e delle conseguenze al suo servizio televisivo dell'11/10/2001, pubblicato su disinformazione.it:

Censura ‘legale’
Paolo Barnard – 11 febbraio 2008

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.
Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: "Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie") e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.
Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.
Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.
La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*

*( la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l'accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giustificabile l'operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l'impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un'inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c'è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E' un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: "La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell'eventuale accoglimento della domanda posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima".(6)
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell'incredulità.
Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI , e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all'evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che "la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla."(7)

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell'atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell'atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)
Non mi dilungo. All'epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste 'coraggiose'. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli 'editti bulgari', i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.

Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l'energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.
In ultimo. E' assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d'allarme, e ciò non sarà piacevole per me.
Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.
Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

Note:
1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: "...alle nostre spalle non c'è un'azienda che ci tuteli dalle cause civili". Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell'Università di Roma La Sapienza , difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...".
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI : "Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria".
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...". (si veda nota 4)


L'intervento viene qui inserito per aumentarne al massimo la diffusione ed ispirare una discussione costruttiva sulla censura e l'informazione.

martedì 27 maggio 2008

Il primo e l'ultimo

Immagine di StarkIl primo e l'ultimo romanzo: come è possibile che un semplice libro possa ottenere un tale onore?
La storia inizia nel 2005 (ad essere pignoli, inizia un po' prima...), quando Edward Bunker, il grande Edward Bunker muore. Lascia la moglie, un figlio e milioni di lettori nel mondo. Tra le sue carte viene ritrovato un nuovo romanzo, che poi è il suo primo romanzo, l'inizio della storia. Bunker, come Fregni anni dopo in Francia, Marsiglia, trova nella scrittura la sua salvezza. Entra ed esce dal carcere, conosce a menadito gli ambienti criminali, sa che è molto difficile uscirne e da vorace lettore e da classico topo da biblioteca (strano per un galeotto, vero? soprattutto se recidivo, come lo era Bunker), si immerge nella scrittura. Stark è il suo primo tentativo, pubblicato postumo come suo ultimo romanzo: nonostante sia il primo, la vicenda di Stark, il truffatore protagonista della vicenda, ha tutta la potenza di una tipica avventura bunkeriana, essenziale nello stile e assolutamente realistica, di questo si può essere sicuri. Un viaggio oscuro nel mondo della droga, della prostituzione, della lotta tra gang negli Stati Uniti tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, una storia realistica fin nei dettagli, ma semplicemente con personaggi immaginari, che in fondo sono la summa di personaggi reali conosciuti da Bunker nella sua burrascosa vita.
Buona lettura e buon viaggio tra le tenebre...

lunedì 26 maggio 2008

L'ultimo teorema di Fermat

Sui margini di una copia di un vecchio trattato di matematica (il secondo volume dell'Arithmetica di Diofanto), il più grande dei matematici dilettanti Pierre de Fermat, scrive queste parole
E' impossibile scrivere un cubo come somma di due cubi o una quarta potenza come somma di due potenze o, in generale, nessun numero che sia una potenza maggiore di due può essere scritto come somma di due potenze dello stesso valore.
In pratica \[a^n + b^n = c^n, \quad \geq 3\] Sempre sullo stesso testo, quasi una sfida ai matematici del futuro, Fermat scrisse:
Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina.
Queste poche righe, scritte come l'enunciato del teorema in latino, sono l'inizio di una sfida tra i matematici e Fermat, che tra l'altro, sempre a margine del testo, realizzò una dimostrazione nel caso di $n=4$. La sfida, accolta da alcuni dei più illustri matematici dei secoli successivi, venne sempre e solo in parte vinta, nel senso che ogni matematico che vi lavorò sopra riuscì sempre ad ottenere sempre e solo una dimostrazione parziale o ad ottenere uno strumento utile per la sua dimostrazione definitiva.
Già. La dimostrazione definitiva. Perché una dimostrazione definitiva c'è, ed è quella di Andrew Wiles, che utilizzando alcuni degli strumenti matematici più potenti e adattandone e, perché no, inventandone altri, è riuscito a realizzare una dimostrazione completa presentata ad un congresso tenutosi a Cambridge nel 1993. Peccato che quella prima dimostrazione conteneva un errore, come si accorse Nick Katz, uno dei referee che dovevano esaminare il manoscritto di Wiles per la pubblicazione su Inventiones Mathematicae, rivista diretta da Barry Mazur, amico e conoscente, come Katz, di Wiles. Per concludere la dimostrazione, però, Wiles, dopo molti mesi in cui cercò di riprodurre la magica alchimia di solitudine e concentrazione che gli consentì di arrivare ad alcuni importanti risultati, su consiglio di Peter Sarnak decide di chiedere aiuto ed assistenza ad uno dei suoi ex-allievi, tra l'altro anche uno dei referee scelti dalla rivista, Richard Taylor. Grazie all'unione dei due ingegni e ad un'intuizione improvvisa quanto inaspettata anche questo incredibile teorema matematico trova soluzione finale, ottenendo alla fine anche un risultato fondamentale, l'unione tra due mondi matematici separati come le equazioni ellittiche e le forme modulari. La dimostrazione di Wiles, infatti, si basa sulla dimostrazione della congettura di Taniyama e Shimura (oggi assurta a teorema), due ricercatori giapponesi, due amici molto legati che le vicende della ricerca e della vita separarono indissolubilmente (Taniyama, ormai vicino al matrimonio, si uccise per non meglio identificati motivi, in una vicenda un po' alla Majorana).
Tutto questo e molto altro ancore ne L'ultimo teorema di Fermat di Simon Singh, uno splendido racconto sulla matematica e su uno dei suoi più ostici teoremi, in cui il giornalista britannico descrive al lettore con chiarezza e passione la storia di un teorema, di una dimostrazione e di tutti coloro che l'hanno affrontata, il tutto tra miti e leggende (il che è inevitabile quando si parla di personalità dell'antichità come Pitagora, o piuttosto solitarie come lo stesso Fermat, o decisamente molto particolari e sopra le righe come Evariste Galois).
P.S.: alla fine il manoscritto originale e la correzione alla dimostrazione vennero pubblicati su Annals of Mathematics:
* Modular elliptic curves and Fermat's last theorem, AoM vol.141, No. 3, pag. 443 (pdf via berkeley)
* Ring-theoretic properties of certain Hecke algebras, AoM vol.141, No. 3, pag. 553

domenica 25 maggio 2008

Il Re di Monaco 2008

E anche quest'edizione di Montecarlo va alla McLaren, che vince grazie a Louis Hamilton e alla grande adattabilità del box alle condizioni della pista e agli inconvenienti esterni. Come ha sottolineato nelle interviste post gara, Massa accetta gli errori: il suo, unico, di guida e quello nella scelta della strategia, con il team che aveva puntato tutto sulla possibilità di trovarsi con la pioggia nelle fasi finali del gran premio. Che poi la Ferrari fosse settata per una gara da asciutto e che, in questo secondo caso, sarebbe stato un monotono dominio in rosso (incidenti permettendo!), lo dimostrano i giri veloci messi a segno da Raikkonen nei giri conclusivi. A parte questo, il campione del mondo non è mai stato veramente in gara, regalandosi (e regalandoci) la chicca finale di un errore che ha portato via punti preziosi per se e per il povero Sutil (grandissima la sua gara, come grande anche quella di Kubica, ottimo secondo). Probabilmente proprio gli assetti particolari, la non adattabilità alle condizioni atmosferiche dimostrata dal team (nel momento in cui Hamilton andava veloce, Massa era carico di benzina, limitando così le sue prestazioni mentre la pista si andava asciugando) hanno alla fine pesato molto più degli errori di Massa e tanto sugli errori commessi nel complesso da Raikkonen.
In buona sostanza, negli ultimi due gran premi, la McLaren ha dimostrato di essere l'avversario principale della Ferrari non solo per le prestazioni di auto e piloti, ma anche per strategia, e in questa seconda parte si sono rivelati addirittura più abili!
E adesso non resta che sperare che in Canada semplicemente faccia bel tempo!!!

sabato 24 maggio 2008

Ricorda qualcosa?

(A Skrunzcity sono sommersi dalla spazzatura. Il sindaco della città proferisce, in rima, le seguenti parole:)

Soluzioni non ne ho, qui parlar con me non devi, il dovere mio lo fo, questo è un dato che rilevi!

(Si potrebbe commentare con: Ma che razza di giustificazione! E proprio così sbotta il buon Paperon de Paperoni in Zio Paperone e il viaggio nella moneta, di Fabrizio Mazzotta, Francesco Artibani, Silvano Caroti per i disegni di Guido Scala, pubblicata per la prima volta su Paperino Mese 148 dell'Ottobre 1992, e ristampata recentemente su Paperino 335)

venerdì 23 maggio 2008

Energia nucleare: ritorno alle centrali?

Giusto ieri Scaiola, ministro dello sviluppo economico del 4.o governo Berlusconi, ha annunciato la reintroduzione del nucleare in Italia, attraverso la messa in opera di un cantiere per al costruzione di una centrale di nuova generazione (terza), mentre le centrali di quarta generazione sono sempre più vicine ad essere pronte al loro esordio. Certo considerando l'emergenza pensare di utilizzare il solare e l'eolico è cosa che non entra nella testa di nessuno, forse perché il centro produttivo del paese è sempre coperto da cielo grigio, mentre la maggior parte dell'Italia, che con il suo sole e il suo vento potrebbe dare energia al paese e fors'anche all'Europa tutta, non ha nessun diritto di sviluppo, né economico né tantomeno energetico. A parte il fatto che, dal famoso referendum degli anni Ottanta, non abbiamo neanche sviluppato la ricerca sul nucleare, eccovi le conclusioni di un articolo scaricabile dal sito di ASPO Italia:

Non c’è dubbio che nei prossimi anni vedremo un tentativo di riprendere lo sviluppo
dell’energia nucleare, che era in stasi dagli anni 1980. Quanto questo tentativo avrà successo, è
difficile dire. Certamente, come abbiamo visto, l’energia nucleare ha alcuni punti a favore che non
si possono trascurare: indipendenza dalle fonti fossili, affidabilità, record provato e altri. D’altra
parte, abbiamo anche visto che ci sono dei problemi molto seri con la tecnologia attuale che
rendono difficile pensare a un rapido incremento della produzione di energia nucleare nel prossimo
futuro.
Possiamo riassumere le criticità principali dell’energia nucleare qui di seguito in forma
compatta.
1. Il costo reale dell’energia nucleare è complessivamente dello stesso ordine di
grandezza di quello di altre fonti di energia in uso attualmente, sicuramente non
più basso in modo significativo.
2. La resa energetica delle centrali nucleari (EROEI) è accettabile ma non superiore
a quella delle energie rinnovabili attualmente sul mercato
3. La disponibilità di sufficienti risorse di uranio minerale è una delle incognite
principali per il futuro della tecnologia nucleare attuale
4. I problemi delle scorie radioattive e della sicurezza, seppure in taluni casi
sopravvalutati o strumentalizzati, sono tuttora non completamente risolti e
certamente non trascurabili. Inoltre, la sicurezza militare delle centrali è un
problema spesso sottovalutato.
5. La mancanza di flessibilità di produzione da parte degli impianti nucleari non
consente al momento attuale di utilizzarli per sostituire completamente i
combustibili fossili nella produzione di energia elettrica.
6. I tempi necessari per la costruzione di nuove centrali sono troppo lunghi per
avere un impatto sulla crisi in corso. Inoltre le centrali non risolvono in tempi
brevi i problemi di trasporto e di riscaldamento degli edifici.
Per l’ottimista, nessuno di questi problemi è cruciale e li si possono risolvere con
l’applicazione di appropriate tecnologie. All’estremo opposto, c’è chi giudica questi problemi
talmente gravi da condannare senza appello la tecnologia nucleare non solo in termini di sviluppi
futuri, ma anche al punto da auspicare la chiusura degli impianti esistenti.
La persona prudente (o meglio, realista) farà bene a evitare entrambi gli estremi. Sarebbe
una follia rinunciare oggi all’energia nucleare prodotta dagli impianti esistenti in Europa (e che
l’Italia importa), ma sarebbe lo stesso una follia puntare tutto sull’energia nucleare, rinunciando a
priori all’alternativa rinnovabile.
Soprattutto, sarà prudente tener conto che il territorio dell’Unione Europea non dispone di
risorse uranifere minerali significative e che, pertanto, sostituire i fossili con l’uranio potrebbe
significare soltanto cambiare la nostra dipendenza dall’importazione dall’estero di un tipo di risorsa
limitata e in via di esaurimento (i combustibili fossili) con un’altra risorsa altrettanto limitata e in
via di esaurimento (l’uranio).
Al momento, dovrebbe essere chiaro che nessuna tecnologia esistente o ragionevolmente
sviluppabile in tempi brevi può sostituire i petrolio agli stessi bassi costi e con le stesse
caratteristiche di versatilità che hanno reso possibile l’attuale sistema economico e industriale. In
altre parole, non è pensabile che il declino del petrolio e dei fossili si possa compensare
automaticamente solo con incrementi produttivi da parte di altre fonti; meno che mai con la
fissione nucleare. Sarà dunque necessario anche un contenimento dei consumi che potrà risultare
sia da una migliore efficienza nell’uso dell’energia sia da una contrazione di certe attività
economiche particolarmente voraci nell’uso di energia.
In questa prospettiva, un paese come l’Italia potrà trovare la sua migliore vocazione
impegnandosi principalmente sull’efficienza energetica e fonti rinnovabili, queste ultime disponibili
in abbondanza in forma di energia solare, diretta e indiretta. L’energia rinnovabile è oggi una serie
di tecnologie che hanno raggiunto la maturità tecnica sul piano dell’affidabilità e che si stanno
sviluppando con rapidità impressionante. Rimane davanti a noi il grande impegno, finanziario e
tecnico, di diffondere l’energia rinnovabile sul territorio adattando l’attuale rete elettrica a riceverla.
Questo impegno è, tuttavia, non solo un peso ma anche un’opportunità di creare una nuova
industria, nuovi posti di lavoro e nuove competenze.
Comunque la si voglia vedere, il problema energetico ci accompagnerà per decenni nel
futuro e lo si può risolvere solo con investimenti a lungo termine. Ma è impensabile che gli
operatori preposti a investire sull’energia lo facciano in un clima politico che vedrebbe il necessario
sostegno finanziario e legislativo per una o un’altra tecnologia andare e venire in dipendenza dei
risultati delle elezioni. La questione energetica in Italia ha bisogno prima di tutto di un accordo
che veda al primo posto il bene del paese. Se riusciamo a lavorare con coerenza verso un nuovo
paradigma energetico, l’attuale crisi del petrolio e dei combustibili fossili non sarà un problema ma
un opportunità per rinnovare il sistema produttivo del paese e renderlo nuovamente competitivo.

L'articolo può essere scaricato a questo link.
Buona lettura.

Update: intanto negli Stati Uniti il 30% della potenza installata viene prodotta con impianti eolici!

giovedì 22 maggio 2008

Ettore Majorana: il fisico che sparì nel nulla

Immagine di Ettore Majorana
Il 26 marzo del 1938, poco più di settanta anni fa, scompariva uno dei più grandi fisici teorici italiani di tutti i tempi, Ettore Majorana. La sua produzione in fisica è limitata al minimo indispensabile: 9 articoli quasi tutti pubblicati su Nuovo Comento (a parte quello pubblicato su Zeitschrift fur Physik, Vol.82 del 1933, nato dalla collaborazione con Heisenberg). Si è occupato principalmente di fisica teorica applicata allo studio dei nuclei e delle interazioni tra le particelle elementari. Poco prima di sparire aveva ampliato i suoi interessi, rivolgendosi ad altre discipline: in base alle testimonianze gli sembrava che la fisica fosse una scienza troppo limitata e cercava così di variare le sue conoscenze. Certo la fisica restava il suo interesse principale (in quel periodo all'Università di Napoli aveva un corso da portare avanti, frequentato da sei studenti), e lo è stato per tutta la sua vita. Interessato alla matematica sin dalla più tenera età, appena ebbe la possibilità, passò al corso di laurea in Fisica, laureandosi con Fermi come relatore: aveva finalmente trovato un modo per utilizzare la sua passione per la matematica negli studi e nelle ricerche di fisica teorica. Dalle testimonianze di chi lavorò accanto a Majorana, la sua vita è caratterizzata da una grande solitudine e da una irrequietezza profonda: probabilmente ciò che lo turba è la sensazione di come si vada trasformando la fisica sotto i suoi occhi. Forse ha alcune visioni del futuro, forse ha dedotto la strada dove andrà la ricerca: dando sempre maggiore importanza alla quantità di articoli da pubblicare piuttosto che alla loro effettiva qualità, piuttosto che alle idee che i fisici dovrebbero proporre, su cui dovrebbero discutere. E forse era proprio per questo che, per convincerlo a pubblicare, i suoi amici avevano molto da combattere e discutere, per portare avanti le sue idee avevano muri di diffidenza e pessimismo da abbattere.
Tutto questo e altro ancora è presente ne Lo scienziato che sparì nel nulla, biografia di Ettore Majorana scritta da Paolo Cortesi, una biografia che non poteva certo mancare nella mia libreria, considerato che il grande fisico siciliano è uno dei motivi per cui oggi sono diventato un fisico. In un bel sceneggiato di una ventina di anni fa, in cui veniva raccontata la storia di Fermi e dei suoi ragazzi di via Panisperna, una delle scene che più mi colpirono fu la gara (citata nel libro) tra Fermi e Majorana: entrambi dovevano calcolare un integrale complicato e mentre Fermi inizia ad usare tutta la lavagna di un'aula universitaria, Majorana utilizza quello che ai miei occhi di bambino sembrava un pacchetto di fiammiferi. Quel giorno decisi che avrei calcolato quelle cose, che almeno avrei provato a farlo. Alla fine qualcosa l'ho fatta, e speriamo che non mi fermi qui.
Per intanto buona lettura con Lo scienziato che sparì nel nulla.

mercoledì 21 maggio 2008

Attenzione ai farmaci (1): il pomo della discordia

In questo primo post (di due), vi propongo la trascrizione del servizio Il marketing del farmaco di Paolo Barnard trasmesso da Report in data 11/10/2001. Per questo servizio la Rai e la trasmissione Report nelle persone della Gabanelli (la responsabile della redazione) e del giornalista Barnard che ha materialmente realizzato il servizio, vengono citati in giudizio da una casa farmaceutica. Maggiori informazioni vengono rimandate ad un prossimo post futuro, per intanto, buona lettura...

martedì 20 maggio 2008

Un'atra città piccola piccola, o forse...

...è l'Italia ad essere piccola piccola? In fondo se in una delle sue città più importanti i tifosi in macchina rischiano un incidente per la vittoria dello scudetto della loro squadra del cuore, in fondo se in una delle sue città più importanti ancora la gente guarda strano se parli di mafia, camorra, 'ndrangheta e di come si sono spartiti la città stessa (anche se lo dici per sentito dire), in fondo se in una delle sue città importanti gli automobilisti si comportano mediamente nello stesso modo che in tutte le altre città e in fondo se la gente è come in tutte le altre città (forse un po' più ombrosa per via del tempo), bhe! che non sia solo Cosenza ad essere una città piccola piccola non è strano, e che forse sia l'Italia ad essere piccola piccola (considerando che in questo periodo sta sperando di vincere la Palma d'oro con un film, Gomorra, che ha successo perché parla di un problema che non riusciamo a risolvere) neanche questo è poi così strano...

lunedì 19 maggio 2008

Decomposizione e dignità

(chi parla, lavora in un macello)

Nonostante tutte le sofferenze che mi procura la mia coscienza, ho sempre saputo distinguere la differenza fra "anima" e "corpo".
Senza anima, non ci può essere coscienza. Ma senza un corpo che possa contenerla, l'anima non serve a niente.
Buffo. Per contenere un'anima, per concedersi il lusso di distruggerla, serve un corpo. L'apice della decadenza e della poesia. L'apice della decomposizione. Un lenzuolo immacolato. Motori diesel di carne e sangue votati al martirio.
Che tristezza. Questi animali (n.d.b.: vitelli) non conosceranno mai la noia, l'angoscia, il piacere dell'inesorabile decadenza dell'anima e del corpo. Gli neghiamo una delle sensazioni più intense della vita.
Che tristezza.
Almeno credo.
...
Sarebbe bello tuffarsi in questo silo di acido corrosivo, e scivolare via, dentro uno scarico. Ma sarebbe anche un grosso errore. E' troppo facile. Mi perderei tutte le gioie della decadenza. Sarebbe più una punizione che una ricompensa.
L'unico modo per uscire da questa vita sta in una morte gloriosa.
Niente di più, niente di meno.
Forse le anime di questi disgraziati (n.d.b.: il protagonista sta guardando le ossa sciogliersi nell'acido) gridano in questo modo perché hanno capito che non l'avranno mai. Qualche anima egoista deciderà per loro.
Non posso permetterlo.
Nessuno ha il diritto di strapparci il piacere della decomposizione. Solo le bestie possono subire quest'affronto. Non devono sapere qual è il sapore del tempo che passa.

... (e diventa un assassino di assassini e sciacalli) ...

Sparargli addosso, specialmente a lui, sarebbe stato troppo... impersonale. Merita la dignità di una morte gloriosa. Non il gelo agghiacciante di un proiettile.

(Ted McKeever, da Batman: Motori, su Le leggende di Batman n.12, ed.Play Press, trad. Andrea Voglino)

sabato 17 maggio 2008

Donazioni

Passante: Signor Paperone! Vi prego di versare l'obolo di un miliardo alla L.A.M.!
Paperone: La L.A.M.?! Che cos'è?
Passante: La lega per l'abolizione dei miliardari! Abbasso i ricchi!

(da Zio Paperone e la dollarallergia di Carl Barks)

venerdì 16 maggio 2008

giovedì 15 maggio 2008

I ragazzi di Anansi

Immagine di I ragazzi di AnansiChe tra fantasy e fantastico Neil Gaimann è il Douglas Adams di questi due generi è cosa già evidente sin dai tempi di Sandman e del bel romanzo Stardust. Che lo confermi in questo divertente, appassionante, fantastico I ragazzi di Anansi è, a questo punto, semplicemente scontato!
Un grandissimo Gaiman, una bella traduzione, un romanzo che non può mancare, una cavalcata tra divinità totemiche utilizzando Anansi, il ragno-totem, il possessore di tutte le storie, e la sua discendenza. Il tutto al di là della semplice ed evidente interpretazione della dualità dell'essere umano rappresentata dalla vicenda di Ciccio Charlie, figlio di Anansi e simbolo di una generazione nerd.

mercoledì 14 maggio 2008

Come ci vedono...

Einstein: Sa cosa intendo per sette?
Fang: Credo che adesso le chiamono laboratori sperimentali top secret, e stiano in bunker militari in mezzo al deserto.

(scambio di battute da Terra! di Stefano Benni)

martedì 13 maggio 2008

Di giganti e piccoli uomini

Immagine di Il GGGNon certo quella che definirei la mia opera preferita di Dhal, ma niente di assolutamente brutto questo Il GGG, favola moderna in cui viene raccontata dell'amicizia tra un'orfanella ed un gigante buono, unico tra gli altri nove giganti del suo paese, tutti mangiatori di uomini. A differenza di Momo di Ende, basato tutto su una neanche tanto velata denuncia della società moderna, Il GGG presenta solo pochi passaggi di vera critica ai costumi umani, pur essendo un romanzo divertente e a tratti umoristico (basti leggere Colazione reale, con una perfetta descrizione dei tipici maggiordomi inglesi, o Il Piano, con una altrettanto perfetta descrizione dei militari).

lunedì 12 maggio 2008

Il re della Turchia

E' Felipe Massa: da quando è in Ferrari ha fatto 3 su 3. 3 pole position consecutive. 3 vittorie consecutive. In quel di Turchia. Ripetendosi, ovviamente per la 3.a volta, in questo anno 2008. Alle sue spalle, 2.o grazie ad una strategia aggressiva a 3 pit stop, Hamilton: la scuderia McLaren, con una insolita flessibilità, accorgendosi delle alte prestazioni della loro monoposto con gli pneumatici più duri, ha optato per una tattica aggressiva che potesse consentire al suo pilota di punta di lottare con Massa per gran parte del gran premio e soprattutto non dover utilizzare per troppi giri la mescola più morbida, impedendo (o comunque complicando) così l'attacco di Raikkonen nel finale del gran premio. Il campione del mondo partiva quarto ed è poi giunto terzo anche grazie ad una foratura su una ruota del connazionale della McLaren Kovalainen (dovuta ad una partenza ravvicinata tra i due). Certo per Raikkonen è stata fondamentale la partenza in quarta piuttosto che in terza posizione: in questo secondo caso la doppietta Ferrari sarebbe stata quasi una certezza, così, invece, vuoi per la posizione in griglia, vuoi per la partenza con il coltello tra i denti, vuoi anche per una scarsa prontezza in Ferrari nel decidere di passare ad una tattica più aggressiva anche per il campione del mondo, alla fine solo (si fa per dire) un primo ed un terzo posto, in attesa del magico Gran Premio di Monaco, che speriamo quest'anno sia foriero di buone notizie.

domenica 11 maggio 2008

Pensieri

Koinsy: A cosa state pensando tenente?
Tenente De La Motte: Sempre alla stessa donna. A cosa state pensando Mustafha'?
Mustafha': Se proprio lo vuole sapere... Alla stessa donna alla quale pensa lei tenente.
Tenente De La Motte: Lo sospettavo... E lei Koinsy, a cosa sta pensando?
Koinsy: Oh, io... E' dall'altra notte che penso alla vostra donna.

(da Gli Scorpioni del deserto - dry Martini parlor di Hugo Pratt)

venerdì 9 maggio 2008

9 Maggio 1978: Senza Titolo

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

(di Peppino Impastato)

P.S.: Oggi, a Cinisi, una nuova manifestazione anti-mafia in onore di Peppino Impastato.

Stipaturi Network:
30 anni fa: una morte come un pugno
I cento passi (scena finale)

giovedì 8 maggio 2008

Uno stile, una passione

Immagine di Nero MarsigliaA volte la scelta del proprio stile (o del genere) letterario dipende dalle nostre passioni. E la dedica in Nero Marsiglia, le ultime due righe della dedica, sono una dichiarazione d'intenti, una passione per uno stile e un genere:

A Jean-Claude Izzo abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto.

E' questa la dedica di René Frégni, autore del france noir, un modo particolare di intendere l'ampio sottogenere del giallo che è il noir stesso. In un certo senso Frégni fa parte della scuola marsigliese, di quello che ancora più strettamente si potrebbe definire come un noir marsigliese, che ha come capostipite il grande Izzo, il creatore di Fabio Montale. In Nero Marsiglia, ancor più che ne La città dell'oblio, Frégni paga il suo debito nei confronti del suo autore preferito (ma lo è anche di chi vi scrive!): in questo caso alla trama, abbastanza semplice e banale, considerando le cronache di ogni giorno (una bambina viene rapita, l'unico genitore ancora in vita - la madre è morta - vaga per la città di Marsiglia preda della disperazione e dello sconforto), vengono innestati dei personaggi duri ma fondamentalmente realistici, anche grazie all'esperienza nel carcere militare passata dall'autore in giovane età e come aiuto e supporto ai carcerati poi. Frégni, in un certo senso fa parte di una nuova categoria di autori, che mettono le loro esperienze, apparentemente non proprio edificanti, al servizio della letteratura, in modo da plasmare personaggi reali e vivi, proprio come ne La città dell'oblio (nonostante la follia dei protagonisti, che fa del romanzo un'opera che si innesta perfettamente nello stile della regina del noir, Patricia Highsmith, della loro realtà il lettore non dubita mai) e ricchi nelle esperienze, come in Nero Marsiglia. Più efficace quest'ultimo del primo, hanno però il pregio di essere oltre che riflessivi, anche ricchi d'azione, senza dimenticare un minimo di denuncia sociale, soprattutto ne La città dell'oblio. Si potrebbe dire che l'eredità di Izzo è finita in ottime mani e che l'Europa ha trovato il degno avversario dell'altrettanto bravo Edward Bunker.

mercoledì 7 maggio 2008

I creatori di mostri

Immagine di I creatori di mostriJole Rambelli Pollini, traduttrice e scrittrice di fantascienza meglio nota come Roberta Rambelli è autrice, tra gli altri, de I creatori di mostri. Romanzo particolare, questo della Rambelli, in cui un gruppo di esseri umani nello spazio per una missione esplorativa vengono attaccati da mostri immaginari che conducono alla follia i malcapitati colpiti dalle visioni. La missione rischia quindi di essere una sfida impossibile, e la Rambelli costruisce una ricerca nello spazio in cui i componenti della missione, rappresentanti dell'umanità, vengono messi di fronte ad altre razze e ai limiti stessi dell'uomo, limiti che vanno al di là del tempo e del progresso tecnologico della nostra società nel suo complesso. E sono proprio i limiti dell'umanità e, in particolare, dell'individuo singolo, sono alla base anche del racconto che viene abbinato al romanzo, Parricidio.
Sia il romanzo, sia il racconto sono centrati sulla psicologia dei personaggi, sui loro rapporti, raccogliendo la Rambelli la sfida di Stanislaw Lem, uno dei più importanti scrittori della fantascienza europea. Speriamo che la Mondadori, e non solo sulla collana di Urania Collezione, ci dedichi altri libri della Rambelli.

martedì 6 maggio 2008

Terra!

Immagine di Terra!Quando Cristoforo Colombo si avvicinò alle coste del continente americano (senza sapere che fosse un nuovo continente, rispetto alla sua natia Europa), la vedetta sulla Santa Maria gridò Terra!
E questo sembra richiamare il titolo del primo romanzo di fantascienza del mitico Stefano Benni. E proprio in questo romanzo Benni conferma di essere l'erede italiano di Chesterton e Douglas Adams. Terra!, infatti, richiama e in maniera neanche tanto velata la Guida Galattica per gli autostoppisti. La vicenda si sviluppa in due ambienti principali: lo spazio, con tre equipaggi che cercano di trovare la così detta terra due, e sulla nostra Terra, dove un gruppo di scienziati stanno cercando di risolvere due misteri. Innanzitutto da dove viene l'astronave del pirata Van Cram, sui cui banchi di memoria sono stati trovati gli accenni alla nuova terra, e quindi cosa c'è sotto Machu Picchu, la capitale dell'antico impero inca.
E lo stesso Benni si sdoppia nello stile: da una parte il solito Benni, critico verso la società, irriverente, umoristico, dall'altra un Benni incredibilmente preparato, ed anche in maniera approfondita, costruisce una storia che alla fine è da una parte divertente e dall'altra ricorda le storie complesse costruite da Morrison sulle pagine de Gli Invisibili. Che l'autore britannico, a quel tempo in forza alla Vertigo, lesse a suo tempo l'autore italiano? Ai posteri l'ardua sentenza, ai presenti la lettura di uno dei più bei romanzi di Benni che finora ho letto!

lunedì 5 maggio 2008

Panico alla stazione

E sono tornato a Milano, dopo una notte di viaggio con non molto sonno (non sto a spiegare il come e il perché: sarebbe troppo lungo, anche se comunque udibile da tutte le orecchie, non preoccupatevi miei due o tre lettori!), con un prologo alla stazione di Paola: una famigliola milanese torna in Lombardia dopo le lunghe vacanze. La madre si avvia verso il bar per fare alcuni acquisti e subito il figlio piccolo inizia a piangere, fa storie e scuse varie per andare appresso alla mamma. Si potrebbe dire: è piccolo, può anche fare così.
Diciamo che, tornata la mamma, alla fine si capisce che in effetti è semplicemente viziato (e la sensazione è anche confermata dal modo in cui il padre voleva tenerlo buono: a differenza della madre insisteva a dirgli: se quello che hai in bocca ti brucia, buttalo - o almeno nel succo questo era il suo discorso).
E comunque, osservando questa famigliola felice, capisco anche molte cose sulle mie classi...

Alla prossima!

domenica 4 maggio 2008

Conto alla rovescia...

Ed eccomi in attesa del viaggio di ritorno. Una parte di me non vede l'ora di ritornare a Milano, mentre un'altra parte non vorrebbe per niente, ed è quella parte che non riesce ad adattarsi al lavoro di insegnante (se è per questo neanche la parte che vuole rientrare a Milano ha molta voglia di ritornare ad insegnare!!!).
Ora le ore scorrono, e spero che quest'ultimo mese, o poco più, possa essere pieno di buone notizie...

Alla prossima!

venerdì 2 maggio 2008

Il filo di perle

Immagine di Sweeney ToddTim Burton e Johnny Depp in un certo senso chiudono un cerchio: partono da Edward mani di forbice, in cui il protagonista della favola dark di Burton ha delle lame al posto delle mani che creano a lui e a chi gli sta vicino involontari problemi, fino ad arrivare a Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street dove il protagonista utilizza le lame da barbiere per uccidere volontariamente e vendicarsi, in maniera folle, contro la società i cui sistemi gli hanno strappato l'adorata moglie. In effetti Burton si ispira all'omonimo musical teatrale di Sondheim e Wheeler, realizzando un musical, ma anche una piccola opera d'arte visiva e visionaria (basti vedere la scena finale), mentre una serie di romanzi d'appendice apparsi sul finire del 1800 si ispirano alla vicenda reale di tale Sweeney Todd, uno dei primi serial killer della storia, barbiere e assassino, che ben lungi dall'essere un uomo che ha perso la ragione, è in realtà un'avida persona alla ricerca di nuove ricchezze.
Il romanzo proposto dalla Newton Compton, uscito originariamente su rivista con un titolo che può essere tradotto come Il filo di perle o Il regalo del marinaio, in effetti traccia una versione di Todd metaforicamente brutta e crudele, affiancandogli una signora Lovett quasi sensuale, ma al tempo stesso terribile e misteriosa, che si scopre, come nella realtà, ha realizzato un accordo con il barbiere per avere una fornitura di carne umana per i suoi pasticci. In effetti il romanzo è tipicamente d'appendice, un giallo piuttosto che un gotico (come classificato dai curatori dell'edizione italiana), con alcune spruzzate di humor tipicamente inglese, con personaggi forti e non tradizionalisti, come una Johanna abbastanza femminista, o una Lovett che, pur se non molto approfondita (e questo è un vero peccato!), risulta comunque un personaggio forte all'interno della vicenda. Il tutto concluso da un'appendice storica sul vero caso di Sweeney Todd e i suoi oltre 160 omicidi, una delle parti più interessanti del libro, che però presenta alcuni difetti imputabili, evidentemente, ad una non corretta revisione del materiale di stampa.

giovedì 1 maggio 2008

Porto aperto... pur salvaguardando l'attività economica

Ma forse avrebbero aperto il porto ai marsigliesi. Finalmente. E a quell'idea sorrise teneramente. Era il sogno di tutti. Vecchi, bambini. Avevano fatto un sondaggio. Il 94% della gente era favorevole all'apertura del lungomare. L'attuale sindaco si era impegnato di fronte al consiglio comunale. "Pur salvaguardando l'attività economica" aveva precisato. Certo. C'era sempre qualcosa da salvaguardare contro la gente che voleva sempre troppo, che protestava sempre troppo, che sognava sempre troppo. Come se fossimo porci, capaci di mangiare tutto.

(da In fondo al molo, in Vivere stanca di Jean-Claude Izzo, trad. Franca Doriguzzi)