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lunedì 1 settembre 2014

Racconti matematici

Secondo Robert Musil, nel simpatico racconto/saggio che chiude la raccolta curata da Claudio Bartocci, sono ben poche le attività umane dove la matematica non riveste alcun ruolo:
Tutto ciò che esiste intorno a noi, che si muove, corre o se ne sta immobile, non soltanto sarebbe incomprensibile senza la matematica ma è effettivamente nato dalla matematica, e ne è sostenuto nella realtà concreta della propria esistenza.
Anche la letteratura è fatta di matematica: a un livello superficiale le regole grammaticali e del linguaggio sono regole matematiche. Raymon Queneau, però, uno dei fondatori dell'oulipo, tra i cui "seguaci" si conta, ad esempio, un certo Umberto Eco, ha fatto sì che gli scrittori iniziassero a giocare con la matematica, sia inserendola nelle tematiche, sia utilizzandola per programmare la struttura di racconti e romanzi.
La raccolta Racconti matematici, in sostanza, si occupa della matematica nella letteratura in maniera assolutamente completa, sia con racconti e saggi in cui essa ha un'importanza essenziale nella trama, sia in racconti in cui, in realtà, essa gioca un ruolo fondamentale solo nella struttura stessa del racconto, negli aspetti apparentemente tecnici.
Ad esempio L'hotel straordinario di Stanislaw Lem è in pratica l'hotel infinito di Hamilton spiegato come un racconto, mentre Dino Buzzati con I sette messaggeri, presente nella raccolta La boutique del mistero, racconta di numeri e serie numeriche con sette messaggeri che portano le informazioni al re in viaggio sul suo regno lontano. Ogni volta impiegano più tempo di prima, un po' come dei bosoni messaggeri che mettono in comunicazione due particelle: la forza dell'interazione è sempre più debole con il ridursi della distanza:

domenica 31 agosto 2014

L'uomo che non sapeva dove morire

Due gli aspetti stuzzicanti che mi hanno spinto a leggere L'uomo che non sapeva dove morire dell'argentino Guillermo Saccomanno: l'ambientazione apocalittica descritta nel risvolto della prima di copertina ("In una città devastata dagli attacchi della guerriglia e dalle piogge acide, percorsa da bambini zombi e cani clonati") e il capitolo 38, una paginetta su cui mi si sono posati gli occhi casualmente:
A volte, di nascosto, si porta una rivista in bagno. Seduto sulla tazza, legge un articolo su un convegno di neuroscienze. Studi su pazienti che hanno subito un danno circoscritto a un'area della corteccia frontale e presentano gravi carenze d'orgoglio, vergogna e pentimento. Altri, invece, presentano difficoltà nell'attribuzione di intenzionalità. Al convegno si è discusso anche di empatia e morale associate al comportamento collettivo. L'empatia ci spinge ad agire: se vediamo soffrire una persona, la situazione può causarci dolore e attivare i circuiti cerebrali legati al pericolo. Un ottimo esempio, dice l'articolo, è ciò che accade in una nursery con un neonato di non più di diciotto ore. Se il neonato piange, anche gli altri si mettono a piangere.
Questo esempio lo commuove.
In effetti è l'immagine iniziale del capitolo qui sopra (è tutto qui!) a convincermi dell'acquisto, ma certamente tutto il passo da perfettamente un'idea sul personaggio, un impiegato, un contabile di un ufficio statale con moglie e figli. Il romanzo è sostanzialmente kafkiano, forse più dello stesso Kafka: ogni protagonista è privo di una qualsiasi identità, identificato solo dal ruolo che riveste rispetto al mondo osservato dall'ottica dell'impiegato. E' la spersonalizzazione, uno dei tratti della letteratura di Kafka (un cui passo, dai Diari, si trova all'inizio del libro), spinta all'estremo, un modo differente di vedere la distopia, questa volta dal punto di vista di una persona che non riuscendo a ribellarsi, si ritrova a vagare senza punti di riferimento in una società alla deriva e ipercontrollata.
E' un uomo che cammina, perché questa è la sua attività principale, quella che alla fine lo identifica più del suo stesso lavoro; del rapporto con i colleghi; del piccolo, adrenalinico tradimento con la segretaria del capo (che a sua volta ne è l'amante); più del suo rapporto con la moglie è i figli. Cammina.
E "non sa dove morire". Come recita l'ultimo passo del romanzo. Come recita il titolo del libro.
Un uomo con un viaggio, certo, ma senza una meta e, peggio ancora, senza un faro.
Traduzione: Francesca Pe'

sabato 30 agosto 2014

Il sole artificiale e altre storie

Il sole artificiale
Come ricorda Michio Kaku in Mondi paralleli, per Carl Sagan l'ultimo grande salto tecnologico lo faremo quando riusciremo realmente a controllare l'energia a un livello galattico. Più o meno era quello che pensava anche Tesla e, probabilmente, lo stesso pensiero c'era anche in Tezuka mentre scriveva e disegnava Il sole artificiale. Tra l'altro questo particolare robot senza mente realizzato da Ochanomizu e Hirata per produrre energia, è incredibilmente simile per concezione e struttura con Solaris e Mageddon, soli artificiali malvagi ideati da Grant Morrison sulle pagine della JLA: che sia rimasto colpito dall'episodio corrispondente nella serie animata?
Se a questa domanda potrebbe rispondere solo lo sceneggiatore scozzese, a quella rivolta a Ochanomizu sul perché ha costruito un robot che si rivelerà nella storia così pericoloso, la risposta la si trova nella storia: permettere agli esseri umani di lavorare in un ambiente più confortevole nelle zone più periferiche della galassia, come per esempio sulla superficie di Plutone. E qui la vicinanza con Solaris in particolare si fa più forte: anche il sole malvagio viene costruito con un intento altruistico. Bisogna, infatti, creare un hardware sufficientemente avanzato per permettere al virus-Hourman di abbandonare la Terra e impedire ai suoi abitanti di uccidersi a vicenda.
Solaris, quindi, si rileva al tempo stesso una macchina salvifica, perché nasce con il seme della salvezza, e malvagia, poiché la sua direttiva primaria sembra essere uccidere Superman e la sua famiglia e tutta la razza umana. In Tezuka, invece, il sole artificiale, dotato di tentacoli e non di coni energetici come il computer malvagio di Morrison, è semplicemente uno strumento attraverso il quale si compie il volere degli uomini, prima quello altruistico di Ochanomizu e di Hirata, quindi quello egoistico e criminale di Sankaku Kin, ritornato dopo l'avventura sull'isola croce.
Anche la sconfitta dei due soli artificiali non è dissimile: mentre Solaris viene allontanato dal Sistema Solare grazie alla barra cosmica dello Starman del lontano futuro, il sole di Ochanomizu e Hirata viene guidato da Atom contro il Sole vero e proprio. Le differenze stanno però, una nella storia: quella di Morrison è un'avventura temporale che chiude Solaris in un loop temporale di creazione-distruzione; e l'altra, già accennata in precedenza, sta nell'intelligenza artificiale, completamente assente nel sole artificiale di Tezuka.
Questa differenza, però, è in un certo senso in accordo con uno dei punti più importanti di tutta la saga di Astro Boy: Atom, infatti, ogni volta che si confronta con i suoi avversari robotici, spesso si sente rispondere qualcosa del tipo "Mi hanno ordinato di comportarmi così". Atom, invece, replica che "un ordine, per quanto proveniente dal proprio creatore, se malvagio non va per forza rispettato". E' un po' come spostare la responsabilità dal costruttore/padre/padrone al robot, che da semplice arma (o da esecutore) passa a intelligenza autonoma, in grado di un giudizio personale.
E' anche abbastanza evidente, poi, il perché Tezuka non dota di una seppur minima intelligenza il suo sole artificiale: l'idea principale è quella di porre l'attenzione sul controllo del clima del pianeta: non credo sia un caso che l'esperimento di Ochanomizu si riveli un fallimento, mentre l'utilizzo egoistico di Sankaku Kin si riveli un successo, almeno fino all'intervento di Atom. Sembra quasi che il mangaka voglie invitare alla cautela con l'uso delle nuove tecnologie.
Altro tema fondamentale è, poi, dettato dalla sottotrama legata al rapporto tra Atom stesso e Sherlock Holmespan, erede di Holmes e narrativamente parlando sua futuristica variazione. Holmespan, infatti, si rivela essere un cyborg che odia i robot, ritenendosi da questi diverso. Solo il rapporto con Atom e la letale situazione in cui si verrà a trovare nel finale, lo spingeranno a ricredersi definitivamente sui robot.

giovedì 28 agosto 2014

Lontano dal pianeta silenzioso

C.S. Lewis non è solo lo scrittore de Le cronache di Narnia, ma ha anche realizzato una trilogia fantascientifica di cui recentemente (2011) la Adelphi ha proposto uno dei tre romanzi, Lontano dal pianeta silenzioso.
Il protagonista, Elwin Ransom, professore di filologia, viene portato contro la sua volontà da due loschi scienziati su Marte. Sembra quasi l'incipit di Paolino Paperino e il mistero di Marte di Federico Pedrocchi, e infatti anche nel romanzo di Lewis i due rapitori sembrano andare alla ricerca di ricchezze e potere, ma rispetto all'avventura disneyana, il romanzo da un lato cerca di essere scientificamente plausibile (il racconto del viaggio nello spazio, per quanto sia pieno di errori, giusto per non dire completamente sbagliato, è comunque apprezzabile per lo sforzo di immaginare in maniera coerente alcuni possibili disagi del viaggio stesso), dall'altro, invece, sembra raccogliere gli insegnamenti della cultura orientale per rappresentare la cultura marziana, costruita dall'apporto di razze differenti.
Un bel romanzo che, probabilmente, ha in parte influenzato Robert Heinlein nella sua descrizione della cultura marziana in Straniero in terra straniera, dove gli aspetti scientifici sono secondari, anche se ben descritti (e questo rende semplice l'identificazione degli errori).
Immagine: Nuovo pianeta di Konstantin Yuon

mercoledì 27 agosto 2014

L'isola a croce e altre storie

L'isola a croce
Il rapporto tra padri e figli viene approfondito, nello stesso volume della raccolta Panini, anche ne L'isola a croce, dove il dottor Tozawa evade dalla prigione in cui è rinchiuso solo per andare a completare Pook, il robot che considera un figlio e che, a causa dell'arresto, non era riuscito a finire.
Se ne Il segreto dei cospiratori egiziani si approfondisce il rapporto di dipendenza tra padri e figli, in questo caso si aggiunge all'equazione anche il lato del genitore: Tozawa, infatti, è disposto a tutto pur di riunirsi al figlio e dargli una possibilità per il suo futuro. Prima, come detto, evade dalla prigione, quindi non esita a minacciare un inserviente dell'isola a croce per entrare nell'installazione e recuperare Pook, senza dimenticare gli atti di violenza su Baffo o la manomissione di Atom per recuperare pezzi utili a completare il "figlio". Rispetto a Baribari, Tozawa invece non vuole utilizzare il figlio per scopi personali, ma sembra piuttosto mosso da motivazioni non troppo dissimili da quelle di Tenma, anche se a differenza di quest'ultimo l'uso non autorizzato di fondi statali lo ha portato a diventare un "pericoloso criminale".
L'introduzione, nell'equazione, della criminalità organizzata sotto forma della Triade di Sankaku Kin, è inoltre un esplicito riferimento ai problemi di una gioventù troppo spesso preda delle cattive compagnie, soprattutto in mancanza di una guida genitoriale ispirativa, che a Pook viene a mancare con la morte di Tozawa. In effetti è l'ignoranza di questa morte che, nel caso specifico, permette alla Triade di controllare il robot.
Anche in questo caso Tezuka introduce elementi narrativi e grafici interessanti, iniziando dai robot trasformisti, che evidentemente anticipano il tema portante dei Transformers. Graficamente, poi, interessante è la sequenza in cui Baffo, dopo essere stato colpito dagli evasi, si risveglia con una serie di vignette in soggettiva.

martedì 26 agosto 2014

Particle Clicker: gestire un esperimento di LHC

In particolare uno tra ATLAS e CMS, i due esperimenti giunti agli onori delle cronache per la scoperta del bosone di Higgs.
E' possibile, infatti, da un paio di settimane, giocare a Particle Clicker, un bel gioco gestionale che fa comprendere quanto sia complesso, ma anche gratificante gestire un esperimento scientifico come uno dei due citati prima.
Innanzitutto la schermata: è suddivisa in quattro frame. Da sinistra a destra: nel primo sono elencati i risultati di ricerca ottenuti con l'avanzare dei dati; nel secondo, il più grande, è contenuto uno schema dell'esperimento dove compaiono gli eventi di collisione e, sotto, il numero di dati raccolti (che serve per fare le "scoperte"), la reputazione, i fondi; nel terzo sono presenti le varie tipologie di ricercatori che lavorano all'esperimento; nell'ultimo gli aggiornamenti man mano che sono disponibili in base ai fondi raccolti.
Per poter iniziare, bisogna cliccare nel frame dell'esperimento (cui è possibile dare il nome che si vuole), operazione che potrà essere ridotta fino ad annullarla man mano che avremo i fondi necessari per assumere personale.
Il gioco, poi, grazie ai salvataggi, può essere ripreso in ogni momento, ovviamente a meno di una cancellazione dei dati di navigazione da parte del giocatore.
Del gioco vi riferisco, però, solo ora semplicemente perché, nel primo pomeriggio... ho scoperto il bosone di Higgs!
P.S.: la pagina del CERN dedicata al bosone di Higgs

lunedì 25 agosto 2014

Il segreto dei cospiratori egiziani

Inizia come una spy story, Il segreto dei cospiratori egiziani, o come un fumetto noir, come afferma Baffo durante l'immancabile inseguimento sul tetto del treno in un incipit che, in effetti, sembra ispirato anche a Mistero sull'Orinet Express di Agatha Cristie.
Dietro questo inizio al fulmicotone c'è una cospirazione ordita dal professor Baribari che, utilizzando il suo robot Cleopatra, cerca di riportare al suo antico splendore il Regno dell'Egitto e, da qui, conquistare il mondo intero. Il racconto di questa cospirazione viene fatto da Tezuka trasformando le vignette in una serie di geroglifici, con una soluzione non troppo differente da quella utilizzata da Romano Scarpa ne Le sorgenti mongole, quando il maestro veneziano racconto, con dei graffiti, la leggenda che spinse Topolino a intraprendere una nuova avventura.
La storia di Cleopatra raccontata da Ochanomizu





Questa serie di vignette sono anche emblematiche della struttura visiva utilizzata dal maestro giapponese: quattro strisce suddivise in due o tre vignette, in base alle esigenze narrative. E' anche una struttura molto flessibile nell'interpretazione di Tezuka, molto più di quanto fece Barks negli Stati Uniti: il creatore di Atom, infatti, introduceva spesso vignettone ariose (quadruple o sestuple) e anche delle spettacolari splash page, come quella dell'ingresso del tempio egizio sede della cospirazione di Baribari.