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mercoledì 17 settembre 2014

Mondo 9

Pubblicato a puntate su web, è stato successivamente raccolto in volume da Delos Books. Definito da Graham Edwards un romanzo steampunk (ma non sono completamente d'accordo), deve secondo me molto a un romanzo di grande impatto come Dune di Franck Herbert, con il quale condivide l'ambientazione: un pianeta desertico.
Per muoversi e sopravvivere, però, gli esseri umani si devono affidare a navi gigantesche che solcano le dune di sabbia e con una tecnologia così sofisticata, da essere praticamente indipendenti, creando una vera e propria cultura parallela, che non fa altro che nutrirsi del sangue. Preferibilmente quello degli uomini.
In poche parole: il sogno di Turing trasformato in incubo da Dario Tonani.

martedì 16 settembre 2014

Leonard Susskind sull'universo

Guarda un po' il caso. In una discussione su Quora riguardo le possibilità di visualizzare oggetti di dimensioni superiori a 3, fa capolino Leonard Susskind, che, spero ricorderete, ho citato scrivendo un paio di cose sul principio olografico. Di Susskind viene segnalata una intervista per l'Enonomist, di cui vi traduco l'estratto più strettamente collegato con l'universo.
L'universo si sta ancora espandendo? E se sì, di quanto si può espandere, ed nel caso imploderà?
No, no, no. Prima che l'energia oscura venisse scoperta c'erano tre possibilità: che sarebbe imploso, che avrebbe continuato ad espandersi o che si sarebbe espanso a un tasso sempre decrescente. Una volta che l'energia oscura è stata scoperto e che si è scoperta essere positiva è stato dimostrato che continuerà ad espandersi.
Le equazioni come le conosciamo oggi non sembrano consentire la possibilità che esso imploderà. Con l'espansione l'energia oscura non si diluirà. E' energia di vuoto. In ogni pezzetto di volume c'è la stessa quantità, ma gli elettroni, i protoni o i neutroni si diffonderanno, così ciò che possiamo vedere oltre è un universo che è completamente vuoto.

Se l'universo è in espansione ci deve essere qualcosa in cui si sta espandendo?
Ha ha! No. Sei una vittima della tua architettura neurale che non ti permette di immaginare qualcosa al di fuori delle tre dimensioni. Anche le due dimensioni. Le persone sanno che non possono visualizzare quattro o cinque dimensioni, ma pensano di poter chiudere gli occhi e vedere le due dimensioni. Ma non possono. Quando chiudi gli occhi e provi a vedere le due dimensioni vedrai sempre una superficie immersa nelle tre dimensioni.
C'è qualcosa di speciale nelle tre dimensioni? No. C'è qualcosa di speciale nella tua architettura neurale. Ti sei evoluto in un mondo dove ogni cosa all'interno del tuo cervello è collegato e orientata per permetterti di vedere tre dimensioni e nient'altro.

Quindi l'universo non è qualcosa che possa essere immaginato da mente umana?
E' corretto. Ecco perché siamo attaccati all'uso della matematica astratta per la semplice ragione che le nostre capacità di visualizzazione si sono evolute in un certo ambiente che non era appropriato per comprendere la meccanica quantistica e la relatività generale, così dobbiamo ricavare le nostre intuizioni dalla matematica astratta.

Così l'universo non ha un fuori?
Non ha un fuori o un dentro. Ha solo la superficie di gomma. Devi imparare a pensare alla superficie del pallone come tutto quello che c'è. E' tutto quello che c'è.

lunedì 15 settembre 2014

La Sunmobile della General Motors

Su Corrierino e Giornalino, qualche giorno fa, è stata pubblicata la scannerizzazione di una pagina con due trafiletti di Mauro Janni del 17 gennaio 1965 in cui quello superiore è dedicato all'automobile solare della General Motors.
In effetti l'automobile solare, la Sunmobile, è un modellino di poco meno di 40 cm costruito da William Cobb e presentato il 31 agosto del 1955 a un motor show a Chicago. Il modello, in legno di balsa, presentava 12 piccoli pannelli solari su tutta la parte superiore della carrozzeria, che convertivano in energia elettrica la luce, sia del sole sia di una lampadina, come mostrato nell'immagine estratta dal Corriere dei Piccoli.
Questa piccola idea è stata, recentemente, rispolverata in un paio di siti di automobili: Little Sunmobile hints at GM's Solar Powered future e Go Back To Future In 1955 With The GM Sunmobile, segno che l'interesse non si è proprio spento, nemmeno da parte della stessa azienda, che nel corso dei decenni ha provato a dare continuità all'interesse con la Sunraycer nel 1987, una vettura che sin dall'aereodinamica voleva essere di livello competitivo. Partecipò, infatti, al World Solar Challenge in Australia quello stesso anno, stabilendo un record di velocità rimasto imbattuto fino al 2011. Tra l'altro GM, a differenza di certe aziende italiane, ha finanziato l'UMSolar team dell'Università del Michigan, che ha vinto l'American Solar Challenge 2014.
Ultima osservazione: la General Motors, alla Fiera Mondiale di New York del 1964-65, realizzò un intero padiglione sulle auto del futuro (anche se, devo dire, non ho trovato alcun riferimento ad automobili solari...).

domenica 14 settembre 2014

Appendice: Atom, Topolino, Flash Gordon e il fico strangolatore

Queste poche righe sarebbero dovute comparire nel post dedicato a L'armata Hot Dog, ma la memoria, fino a settimana scorsa, ha difettato. Poi, grazie allo stimolo del volume Le follie di Eta Beta, ecco che la memoria ritorna.
Iniziamo con la scena dalla storia lunare in cui Atom si trova invischiato tra i tentacoli guardiani lasciati dal perduto popolo dei lunatici:
La drammatica scena ricorda e non poco una analogamente drammatica scena disegnata da Floyd Gottfredson ne La spia poeta in cui Topolino si trova catturato dai voraci rami di un albero strangolatore, lì legato dal sosia di Oscar Wilde:
A sua volta questa scena è (probabilmente) ispirata a un'altra drammatica scena viasualizzata da Alex Raymond nel gennaio del 1937 sulle strisce di Flash Gordon, in cui l'eroe titolare della serie viene messo in difficoltà da una pianta assassina dotata di liane mobili come i bracci di una piovra:
E', dunque, un incastro di ispirazioni: se non è da escludere la possibilità che Osamu Tezuka conosca Flash Gordon, è forse più probabile che la fonte d'ispirazione principale sia proprio il Topolino di Gottfredson e la sua Spia poeta.
Ultima osservazione: un albero strangolatore esiste realmente in natura, ma è parassitario non degli animali ma di altri alberi. Il fico strangolatore, o Ficus watkinsiana, deriva il suo nome comune dal fatto che
(...) cresce lentamente attorno agli altri alberi e si avviluppa attorno ad essi con le radici, che raggiungono il suolo e arrivano anche al punto di soffocare la pianta ospite privandola della luce e delle sostanze di nutrimento.

sabato 13 settembre 2014

Lo zio Oswald e il Roald Dahl che non ti aspetti


Mia sorella mi ha ricordato che oggi è il Roald Dahl Day, così ecco la recensione di un romanzo sorprendente, inedito in Italia.
Se siete uno di quegli adulti che amano Roald Dahl per le sue storie per bambini, se siete uno di quegli adulti che ritiene Il GGG il più bel libro mai scritto in assoluto, allora state lontani da Lo zio Oswald: potrebbe non piacervi.
Il romanzo di Dahl, fino a qualche tempo fa ancora inedito in Italia, aggiunge un nuovo tassello alla sua produzione per adulti, fatta molto di racconti di ogni genere, dall'orrore al mistero al fantastico, tutti però con una certa ironia. E Lo zio Oswald non ne è esente, ma ciò che vuole mettere alla berlina è un argomento di cui si tende a parlare molto poco, o forse anche troppo in altri contesti, ma in ogni caso sempre a sproposito: il sesso.
L'attività intrapresa da Oswald Cornelius è tutto fuorché ineccepibile: è al limite della truffa e ha come unico obiettivo quello di far guadagnare Oswald sfruttando uno degli istinti più incontrollabili del genere umano, grazie a delle magiche pilloline rosa che ricordano molto delle magiche pilloline azzurre diffuse ai giorni nostri. Queste sono ricavate da un particolare coleottero sudanese, Lytta vesicatoria, noto sin dall'antico egitto e utilizzato sia come medicinale, sia come afrodisiaco, ma anche come veleno:
A medici e curatori vari è apparso subito chiaro che la differenza tra la dose efficace per ottenere effetti afrodisiaci e quella mortale, o comunque dannosa, è in realtà minima.
(...) La dose mortale per un adulto è di circa 30 milligrammi.(1)
Quella delle pillole afrodisiache non è però un'idea innovativa (è geniale la commercializzazione ma non la creazione): di pillole afrodisiache, infatti, si parla sin dal XV-XVI secolo sulle pagine del testo indiano Ananga Ranga, dove è presente anche una ricetta per realizzare delle pillole afrodisiache utilizzando zafferano, noce moscata e semi di coriandolo(1). Più nuova è quella della banca del seme: considerate che il romanzo è del 1979 e che appena due anni prima aveva aperto la banca del seme della California.
Nel complesso, però, non sono tanto le idee e la loro freschezza a colpire, quanto l'utilizzo piuttosto disinvolto di queste due idee, o la loro distorsione, che anticipa la distorsione che sarebbe avvenuta nei decenni futuri (rispetto a Dahl). Il romanzo è comunque leggero, gradevole e veloce, nonostante dei 26 capitoli di cui è costituito, ne ho letti solo 25: ho saltato quello con Einstein, per una certa forma di rispetto verso il grande fisico teorico. A maggior ragione considerando che la descrizione di Picasso mi è sembrata estremamente aderente al personaggio.
Roald Dahl: Storie ai meno giovani
(1) Christian Ratsch, Le piante dell'amore

venerdì 12 settembre 2014

Leggere Lolita a Teheran

Un po' di anni fa mi parlarono molto bene di questo libro ma non lo presi subito, e me ne dimenticai. L'anno scorso mi ritornò in mente e lo misi nella mia lista dei desideri: desiderio realizzato!
Il libro inizia con un incontro segreto, un seminario letterario al quale partecipano 7 donne. Viene organizzato dalla protagonista (e scrittrice) del libro a casa sua, dove possono sentirsi libere di non coprirsi con il velo e sfoggiare colori e accessori, sentirsi libere di essere sé stesse e parlare di letteratura, autori e libri che vengono messi al bando, perché ritenuti pericolosi.
Il libro è diviso in quattro parti legate tra di loro. Ogni parte ha come 'centro' del racconto un libro o uno scrittore in particolare, da cui poi si lega la storia raccontata dalla protagonista. Lei è appunto un'insegnante universitaria che in tempo di guerra e rivoluzione prova a fare il suo lavoro cercando però di non venire meno alle sue idee e al suo modo di vivere. Non sarà per niente facile continuare a insegnare come vuole e gli autori che vuole, ma con determinazione e l'aiuto di persone a lei vicine continuerà per la sua strada.
I racconti della vita da insegnante si alternano a ciò che succede fuori l'università, racconti di guerra, bombardamenti, morti nascoste; racconti di paura, rabbia, dolore; racconti di vita vera, vissuta sulla propria pelle; racconti di una guerra che sembra finita ma porta con sé ferite che non si rimargineranno.
Preparatevi ad arrabbiarvi un po' e versare qualche lacrima, soprattutto leggendo l'epilogo!


mercoledì 10 settembre 2014

Se trovi cattivo questo mondo, dovresti vedere gli altri!

In effetti questa è (o dovrebbe essere) la versione estesa di una conferenza di Philip K. Dick alla convention fantascientifica di Metz, in Francia, nel 1977. Non sono riuscito a trovare trascrizioni dell'intervento realmente fatto dallo scrittore a Metz, ma il video (via Open Culture) è abbastanza differente (non troppo rispetto ai contenuti) rispetto al testo (archive.org) successivamente pubblicato sulla Philip K. Dick Society Newsletter #27.
Innanzitutto Dick esprime l'idea alla base di Matrix, che dal punto di vista squisitamente letterario dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'influenza dello scrittore statunitense sul cyberpunk, di cui la trilogia dei Wachowski brothers è una delle massime espressioni (si potrebbe affermare che è una diretta conseguenza di Neuromante). D'altra parte è evidente quanto Dick credesse nella effettiva realtà di questa idea, quasi a suggerire che, se il multiverso esiste, in qualche modo noi siamo in grado di rendercene conto.
Dick, per la sua conferenza, ha quindi sfruttato due concetti, uno non completamente originale (ma bisognerebbe mostrare che conosceva l'argomento), ovvero il multiverso, e quindi l'idea alla base di Matrix, ovvero quella di vivere in una simulazione al computer. E' in particolare quest'ultima che mi interessa in questa sede, non solo perché è stata ripresa e filosoficamente approfondita da Nick Bostrom in Are you living in a computer simulation?(1), ma anche per le possibili implicazioni che avrebbe sul nostro universo se la si abbina con l'esperimento Holometer del Fermilab:
Così come i personaggi di una trasmissione televisiva non sanno che il loro mondo che sembra in 3D esiste solo su uno schermo in 2D, noi potremmo essere all'oscuro che il nostro spazio 3D è solo un'illusione. L'informazione riguardo ogni cosa nel nostro universo potrebbe essere effettivamente codificata in piccoli pacchetti di due dimensioni.

martedì 9 settembre 2014

Pianeti da vendere

Il romanzo raccoglie cinque dei sei racconti di cui è costituita la serie originale, incentrata sulle avventure di Artur Blord, un imprenditore di una lontana colonia terrestre, con un grandissimo fiuto per gli affari che gli permette di intraprendere con successo quasi qualunque impresa. Blord costituisce in un certo senso una anomalia nella produzione di eroi di Van Vogt, non possedendo alcun superpotere (anche se questa mancanza verrà sopperita da alcuni dei comprimari).
Il segreto del suo successo, infatti, sta nel suo istituto di ricerca: egli si fida degli scienziati alle sue dipendenze, e delle loro geniali capacità (non a caso la sfida più difficile del romanzo è proprio contro uno scienziato criminale), e questo gli permette di ottenere i migliori brevetti e quindi i migliori appalti, che poi Blord utilizzerà non solo per il proprio tornaconto personale, ma anche per rendere indipendenti le colonie dalla Terra.
C'è infatti un che di libertario e anarchico nel romanzo, sottolineato dalla sfida finale contro la polizia, nei cui ranghi si era infiltrata un'organizzazione di scienziati criminali che aveva anche iniziato a prendere il controllo del potere nelle colonie, e in effetti Blord ha vinto la sfida per una serie di cause: da un lato il fatto di controllare completamente alcuni pianeti grazie al potere economico, che la polizia gli stava, però, man mano sottraendo, dall'altro l'alleanza con l'avversario del primo racconto, Skal, ultimo di una razza di rettili telepatici.
Nel complesso è sicuramente un romanzo vanvogtiano, ma costituisce anche una sorta di eccezione, come accennato, nella sua produzione proprio perché il protagonista è un semplice essere umano che, dotato del suo ingegno, riesce però alla fine a sopravvivere alle trappole che i suoi avversari gli mettono lungo il percorso. Non siamo sicuramente ai livelli di Crociera nell'infinito, o di Non-A 3, o de I polimorfi, dove si trovano anche delle riflessioni profonde sulla vita e sulla cultura umana, ma resta nel complesso un romanzo leggero e godibile, con un riferimento appena accennato al controllo burocratico nella vita dei cittadini (in questo caso degli imprenditori...).