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sabato 18 aprile 2015

L'odore della polvere calda

Il giocatore di Planescape: Torment interpreta un personaggio che si risveglia su un pianeta sconosciuto senza alcuna memoria sulla sua identità o sui suoi ricordi. Le missioni che il videogioco gli proporrà saranno un percorso per recuperare i ricordi perduti. E' la stessa situazione in cui si trova Verloc, che si sveglia con immagini confuse nella testa mentre un gorilla robotico che fuma un sigaro, Churchill, gli viene incontro contento che sia sopravvissuto a una ignota impresa.
Per fortuna Churchill ha con se il diario di Verloc, scritto su carta, così questi, e il lettore con lui, potrà recuperare la memoria durante il viaggio nel deserto che attende la coppia. E' inevitabile accostare il percorso nel deserto di Verloc e Churchill ai viaggi iniziatici dei profeti, ma il percorso in se ha, per il momento, un'importanza narrativa marginale: la storia si rivela sin da subito fortemente dickiana, con Verloc che inizia la sua avventura nei sobborghi di Radiant, futurustica città della Terra. Verloc è un uomo che ha perso tutto, preda di ricordi e incubi legati agli errori del passato, e l'unico che può salvarlo è Conrad, il fratello minore.
La prima parte, che si intreccia con un viaggio spaziale e un atterraggio, è claustrofobica, enfatizzata da colori scuri, e serve per definire Verloc, il suo carattere, le sue motivazioni. Una volta atterrati su Ona (Ji), i colori diventano caldi, ma non per questo l'atmosfera si fa meno inquietante. Diventa, anzi, evidente l'ispirazione alla Lost, con l'incontro con la colonia di scienziati presente sul pianeta: gli intrighi sotto traccia e i misteri manifesti (come l'improvvisa materializzazione di una bambina qualche giorno prima del trio di viaggiatori spaziali) contribuiscono a rendere appassionante la seconda parte del volume, mentre la voce narrante di Verloc, con la sua costante malinconia, tiene ancorati all'ispirazione dickiana.
Volendo definire aama in maniera sintetica, si potrebbe scrivere che è l'incontro tra Star Trek e Philip Dick. Il tutto offerto da Frederick Peeters che, all'interno di una griglia ordinata e ben strutturata, alterna vignette dettagliate ed emozionanti, ad altre più stilizzate ma non per questo meno efficaci. Molto belle, poi, le inchiostrazioni al tratteggio, che permettono a Peeters di utilizzare al meglio i tratti necessari per i contorni.

venerdì 17 aprile 2015

Le masse che fanno la differenza

La differenza di massa tra neutrone e protone è decisamente molto piccola. Le ultime notizie la danno a circa 2.53 volte la massa dell'elettrone, che è qualcosa come poco più di 0.5 MeV. Questa differenza di massa tra le due particelle nucleari è fondamentale per il nostro universo: esso, infatti, sarebbe profondamente diverso da come appare se, per esempio, questa differenza fosse di circa un terzo del valore attuale, ovvero di poco inferiore alla massa dell'elettrone. Come scrive Frank Wilczek:
(...) [gli] atomi di idrogeno si convertirebbero in neutroni e neutrini (attraverso un processo detto decadimento beta inverso). Anche valori più piccoli per questa differenza di massa che siano un po' più grandi della massa dell'elettrone sarebbero catastrofici, poiché l'Universo primordiale avrebbe cucinato l'idrogeno in elio in un modo più efficiente di quanto ha fatto, lasciando ben poco carburante per la fusione dell'idrogeno, il processo che sostiene le stelle normali, tra cui il nostro Sole. D'altra parte, se la differenza di massa fosse significativamente più grande del valore reale, allora la sinntesi dei nuclei atomici oltre l'idrogeno sarebbe difficile o impossibile.
Ora le differenze tra le due particelle sono sostanzialmente due: la carica elettrica e i quark u e d coinvolti nella loro costruzione, ovvero le particelle fondamentali che costruiscono i nucleoni e che presentano delle leggere differenze in massa tra loro. Determinare, quindi, con sempre maggiore precisione la differenza di massa tra neutrone e protone porta ad alcuni vantaggi non indifferenti: da un lato la possibilità di testare con sempre maggiore precisione le teorie quantistiche; dall'altro la possibilità di avere dati sperimentali con cui si dovranno confrontare le teorie che dovranno superare il Modello Standard attuale; infine la possibilità di sviluppare tecniche sperimentali sempre più precise, che potranno essere in seguito trasferite per lo sviluppo tecnologico di altri strumenti scientifici e non. In questo senso l'esperimento di Borsanyi e soci è un passo avanti non indifferente in tutti questi tre obiettivi, ed ecco il motivo per cui Wilczek lo saluta con grande ottimismo dalle pagine di Nature.
Come bonus accessorio di questo brevissimo racconto su una novità dalla fisica delle particelle (di cui non scrivo da tempo immemore...) è quello che può essere considerato come l'articolo di fisica più breve della storia (via Riemmanium), ovvero quello che stabilisce la differenza il rapporto di tra massa tra di protone ed elettrone(*):
Una gran bella differenza rispetto all'ultimo uscito sulla differenza tra protone e neutrone!
(*) A volte succede che qualcosa sfugga, perché sei convinto che debba andare in un certo modo, nonostante leggi il contrario. Ecco, questo è stato un caso di quelli. Per fortuna che c'era Andrea Plazzi che me l'ha fatto notare. Un grazie di cuore!
Wilczek F. (2015). Particle physics: A weighty mass difference, Nature, 520 (7547) 303-304. DOI: http://dx.doi.org/10.1038/nature14381
Borsanyi S., Durr S., Fodor Z., Hoelbling C., Katz S.D., Krieg S., Lellouch L., Lippert T., Portelli A., Szabo K.K. & Toth B.C. (2015). Ab initio calculation of the neutron-proton mass difference, Science, 347 (6229) 1452-1455. DOI: http://dx.doi.org/10.1126/science.1257050
Lenz F. (1951). The Ratio of Proton and Electron Masses, Physical Review, 82 (4) 554-554. DOI: http://dx.doi.org/10.1103/physrev.82.554.2

giovedì 16 aprile 2015

Trisecare con gli origami

La trisecazione di un angolo è uno di quei problemi affascinanti che ha sempre stimolato la creatività dei matematici. Alcuni metodi li ho presentati in un post dedicato del ciclo Dimostrazioni senza parole. Oggi, invece, vi propongo un paio di tecniche di trisecazione che coinvolgono gli origami. La prima, di Hisashi Abe all'interno di un rompicapo dedicato proprio a questa antica arte giapponese:

mercoledì 15 aprile 2015

L'articolo matematico più breve al mondo

Uno speed post, per così dire. La congettura di Eulero fu proposta nel 1769 da Leonard Euler. Essa afferma che:
Per ogni intero $n > 2$, la somma di $n − 1$ potenze $n$-esime di interi positivi non può uguagliare una potenza $n$-esima.
Questa congettura venne confutata per la prima volta nel 1966 da Lander e Parkin in quello che viene considerato come l'articolo più breve della matematica, Counterexample to Euler's conjecture on sums of like powers (pdf):
(via Open Culture)

martedì 14 aprile 2015

Il compleanno di Cheryl e altre facezie

Cheryl è una simpatica ragazza che ha tenuto nascosta la data del suo compleanno, ma ormai stressata dall'assedio di Albert e Bernard (che le malelingue vorrebbero i suoi spasimanti) ha deciso di concedere loro alcuni indizi. Innanzitutto una rosa di dieci date, quindi un piccolo aiuto per ciascuno: al primo il mese e al secondo il giorno.
Questo è (più o meno!) l'antefatto di un esercizio di logica delle olimpiadi di matematica di Singapore (Singapore and Asean Schools Math Olympiads). L'obiettivo è determinare la data del compleanno di Cheryl dopo aver letto lo scambio di battute tra Albert e Bernard, che vi riporto qui sotto come immagine:
La risposta al quesito la potete trovare mothership.sg (è quella ufficiale) e sul gruppo facebook Study Room (ripresa dall'Independent). Eccovi qui sotto la (mia) versione in italiano della suddetta soluzione.

lunedì 13 aprile 2015

Manoscritto matematico di Alan Turing

Come si sa, Alan Turing nel 1954 prese la sicuramente sofferta decisione di uccidersi. Questo, però, non gli impedì di lasciare delle indicazioni precise, come affidare le sue carte all'amico e collega matematico Robin Gandy. Quest'ultimo depositò nel 1977 gli articoli in suo possesso presso l'archivio del King's College a Cambridge, lasciandoli così a disposizione per la consultazione da parte degli studiosi turingiani. Però tenne per sé un blocco di note, sulle cui pagine bianche aveva scritto il suo diario onirico, estremamente personale: era quindi comprensibile il desiderio di non divulgare quella parte del quaderno. Con la sua morte, avvenuta nel 1995, iniziarono gli studi sulle sue carte, che hanno permesso di recuperare questo manoscritto, ora in vendita presso la sala d'aste Bonhams di New York.
Costituito da 56 pagine molto probabilmente scritto nel 1942 durante il suo soggiorno a Bletchley Park mentre cercava di decrittare Enigma.
The Leibniz notation $dx/dy$ I find extremely difficult to understand in spite of it having been the one I understood the best once! It certainly implies that some relation between $x$ and $y$ has been laid down eg, $y=x^2+3x$
Sul ritrovamento Andrew Hodges, il biografo di Turing, ha commentato
Alan Turing era parsimonioso con le parole e qualunque cosa dalla sua penna ha un valore speciale. Questo quaderno getta una luce ulteriore su come, anche quando era coinvolto nei grandi eventi mondiali, egli restasse impegnato al pensiero libero nel lavoro in matematica pura.

via Nautilus

sabato 11 aprile 2015

Great Pacific: l'immondizia del Pacifico


Great Pacific, fumetto di Joe Harris e Martin Morazzo tra #politica, #ecologismo e #misticismo: una salsa non completamente efficace
Great Pacific di Joe Harris e Martin Morazzo è costruito, come molte serie televisive, con l'intreccio narrativo di temi differenti. Tutto, però, ruota intorno al nodo centrale della così detta grande chiazza di immondizia del Pacifico, interpretata come una sorta di isola di lattine e altri rifiuti plastici di vario tipo. Una interpretazione grafica e narrativa che, come vedremo, è errata e fuorviante, che poi è solo uno dei problemi di Great Pacific.
La grande chiazza di immondizia del Pacifico
A partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, le nazioni industrializzate e quelle in via di sviluppo hanno riversato in mare detriti e spazzatura di tipo plastico. I materiali plastici, a differenza di quelli organici, subiscono un processo detto di fotodegradazione, ovvero, a causa dell'azione della luce del sole, si disintegra
(...) in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono, la cui ulteriore biodegradazione è molto difficile.(1, 2)
Così scomposta, la plastica ottiene delle dimensioni e un comportamento idrostatico simile a quello del plancton, e viene così facilmente catturata e digerita dagli abitanti del mare, entrando nel ciclo alimentare. Il problema non sarebbe ingestibile, o comunque non di proporzioni eccessive se non fosse che, come mostrato in uno studio del NOAA di Robert Day, David Shaw e Steven Ignell(3), il gioco di correnti nell'Oceano Pacifico avrebbe dovuto creare un'area in cui tutta la plastica si sarebbe raccolta creando la ben nota grande chiazza di immondizia del Pacifico, nome proposto per la prima volta dall'oceanografo Curtis Ebbesmeyer(2). La sua estensione non è nota precisamente, e questo è dovuto a un fatto semplice ma apparentemente non così banale, visto che sovente si parla di isola: semplicemente non lo è. E' una chiazza dai contorni indistinti, un vortice di immondizia i cui bordi, almeno quelli visibili, dipendono dalle correnti e dalla quantità di immondizia presente (stimata in 3.5 milioni di tonnellate(1)). E' ovvio che, a causa della fotodegradazione non è possibile essere certi dei propri occhi, anche se l'osservazione diretta è sempre meglio di una simulazione. In questo senso senza Charles Moore(2) oggi della grande chiazza si ignorerebbero probabilmente non pochi dettagli. Moore che, tra l'altro, ha fondato l'Algalita Marine Research Foundation proprio per tenere sotto controllo questa particolare chiazza, ma anche le altre sparse negli altri oceani della Terra, e ha anche mostrato come il rapporto plastica-plancton dell'area sia di 6 a 1.
Nonostante questi numeri, la grande chiazza è un ecosistema che vibra di vita, in particolare microscopica, definito dai ricercatori plastisfera(4), costituita da innumerevoli specie di diversi organismi (dando un'occhiata all'articolo di Zettler e soci ho spannometricamente contato circa 150 specie differenti di batteri), di cui alcuni potenzialmente dannosi.
Il problema della grande chiazza e delle sue sorelle non è di facile risoluzione e, a mio parere, le azioni di sensibilizzazione, come l'installazione artistica di Maria Cristina Finucci, il Garbage Patch State patrocinato dall'UNESCO, non sono per nulla sufficienti al momento per invertire la tendenza. Il problema è, infatti, essenzialmente economico.
In questa fase storica, infatti, il maggiore contributo alla plastica oceanica proviene dai paesi in via di sviluppo, Cina e India in testa. Il motivo di questa alta produzione è in parte da ricercarsi nella popolazione costiera, ma soprattutto in un particolare problema strutturale interno di questi paesi. E' infatti emerso dall'esame che 16 dei primi 20 produttori di immondizia hanno sì avuto un grande e veloce sviluppo economico, affiancato però da una mancanza nello sviluppo e nella gestione delle infrastrutture dedicate alla spazzatura(5).
Quando si vanno a fare le proiezioni di crescita della spazzatura nel mondo, dato per buono un modello in cui i paesi si svilupperanno in maniera più o meno identica uno con l'altro, sarà molto difficile arrivare a un picco di produzione prima del 2100, mentre la quantità di plastica che verrà immessa negli oceani dovrebbe oscillare tra le 100 e le 250 milioni di tonnellate(5). Sono numeri spaventosi, cui non si può sperare di porre un limite con, per esempio, il controllo della popolazione. D'altra parte sarà difficile anche limitare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo (posizione che non viene nemmeno presa in considerazione), quindi, nell'attesa che tali paesi, oggi Cina e India, domani i paesi costieri africani, sviluppino dei sistemi di smaltimento dei rifiuti efficienti, i paesi industrializzati
(...) possono agire immediatamente riducendo gli sprechi e riducendo la crescita della plastica mono-uso.(5)
Onestamente la soluzione più semplice e logica che ridurrebbe drasticamente la previsione dei ricercatori sarebbe quella di fornire supporto tecnico ai paesi in via di sviluppo, ma questa soluzione, come potete immaginare, andrebbe a scontrarsi con l'economia di tipo concorrenziale imposta dai paesi industrializzati per cui gli altri non sono visti come potenziali collaboratori, ma come affamati concorrenti.

venerdì 10 aprile 2015

Burocrazia e ricerca in Italia


Le due vignette qui sopra sono di Danilo Maramotti a corredo dell'articolo Il burocrate e il giovane ricercatore di Marco Esposito pubblicato sul numero di aprile 2015 di linus, quello che festeggia il 50.mo compleanno della rivista. L'articolo di Esposito riassume la vicenda complessa e malamente gestita dalle istituzioni politiche ma anche accademiche dei SIR, bandi che avrebbero dovuto permettere dei finanziamenti più semplici della ricerca, soprattutto saltando il filtro dei vertici delle istituzioni accademiche di riferimento. Non sto a raccontarvi del guazzabuglio uscito, che ancora deve concludersi perché l'articolo si chiude con dei paventati (e attesi) ricorsi a causa di procedure concorsuali non così limpide (ad esempio, dopo che l'ERC si è rifiutato di valutare le proposte di finanziamento inviate, il bando, forse, andava umilmente cancellato e rifatto da zero), ma di quanto Maramotti sia andato vicino alla realtà dei fatti. Considerate, infatti, che un po' di tempo fa mi sono sentito rivolgere un discorso del tipo: avevamo partecipato a un bando per dei fondi sulla divulgazione, ma non l'abbiamo vinto perché la domanda era stata redatta male.
E ti cadono semplicemente le braccia...